Le nostre esperienze tragiche con meccanici, gommisti etc

Scritto da Luca Govoni | Pubblicato in Assurdità e Anacronismi | il 09-12-2015

officina-motoSì lo so, è un tema rischioso. La querela è dietro l’angolo, ma il divertimento è assicurato quando si affrontano questi argomenti!

Se ne avete voglia potete raccontare le vostre esperienze negative con i professionisti del settore, ossia meccanici, gommisti, elettrauti, concessionarie e così via.

Naturalmente senza fare nomi, altrimenti mi mettete nei guai. Possibilmente in tono sdrammatizzante, sempre se la scottatura non è ancora troppo forte!
Usate i commenti.
Eventualmente in seguito aggiungerò le vostre esperienze più gustose al corpo dell’articolo!

Inizio io, naturalmente…

Gommista n.1:
Gli porto direttamente le ruote della moto e i relativi pneumatici da montare. Torno la sera e noto che le gomme sono state montate correttamente, ma non vedo gli immancabili pesetti per l’equilibratura.
Allora gli chiedo se ha equilibrato le ruote e lui mi risponde più o meno così:
<<ma va’, non serve mettere i pesi quando si tratta di appena 10 grammi!>>
E poi aggiunge: <<la differenza la sente solo uno che va a 200 chilometri orari!>>
<<Bene>>, gli rispondo io sarcasticamente.
<<Peccato che tu mi abbia fatto pagare il prezzo pieno, comprensivo di equilibratura>>, penso mentre torno a casa.

Gommista n.2:
Commetto l’errore di portargli la moto anziché le ruote (come faccio di solito).
Però nell’officina sono presenti un’altra moto e uno scooter. Buon segno!
Poi vedo che il gommista inizia a smontare la pinza del freno posteriore e mi prende un colpo!
<<Perché lo fa!?!>>, mi chiedo.
E ripenso a tutte le volte in cui ho smontato la ruota posteriore delle mie moto senza toccare la pinza…
(la mia domanda rimarrà senza risposta)
Poi cambia gli pneumatici e rimonta le ruote. Perde almeno 15 minuti per riposizionare la pinza.
Lo vedo in difficoltà. Al ritorno evito di utilizzare il freno posteriore per timore che si blocchi o provochi danni meccanici.
Appena arrivo a casa vado a fare un bilancio dei danni e infatti trovo la pinza posteriore danneggiata. Una guarnizione in gomma completamente strappata e un bello sfregio sul corpo della pinza dovuto ai modi non proprio gentili del “professionista” in questione.

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Assicurazioni moto (online) meno costose: la mia lista

Scritto da Luca Govoni | Pubblicato in Assurdità e Anacronismi | il 01-04-2015

assicurazione-motoIl premio assicurativo può arrivare ad essere una vera e propria piaga per coloro che vivono in determinate zone d’Italia. Le strane logiche delle assicurazioni italiane fanno discriminazioni di sesso, età e luogo di residenza. Il che significa che la stessa persona, assicurando lo stesso veicolo può arrivare a spendere anche il 300% in più semplicemente per il fatto di vivere in una certa provincia piuttosto che in un’altra.

Tale sistema spiega come mai tante persone non proprio onestissime scelgano di usare il proprio veicolo a motore senza assicurazione. Non voglio soffermarmi su questo pessimo comportamento, che reputo assolutamente ingiustificato, ma va anche detto che le responsabilità sono da attribuire sia ai guidatori incoscienti che alle politiche folli e discriminatorie messe in atto dalle assicurazioni stesse. Ho letto casi di persone che si sono sentite proporre premi assicurativi superiori al valore stesso del veicolo da assicurare. Non reputo accettabile un fatto del genere.

Personalmente sostengo che il premio assicurativo dovrebbe variare in base alla storia stradale di ognuno di noi, quindi coloro che non provocano incidenti e non prendono multe per eccesso di velocità, passaggio con semaforo rosso e altri comportamenti pericolosi per la collettività, dovrebbero pagare una cifra più che altro simbolica. Chi invece provoca incidenti e mette a repentaglio la vita degli altri dovrebbe sostenere costi altissimi in maniera tale da scoraggiarne al massimo la guida.

Purtroppo le cose procedono in modo molto diverso rispetto a come dovrebbero, ma fortunatamente esistono le assicurazioni online, le quali offrono generalmente costi inferiori rispetto alle corrispettive dotate di uffici aperti al pubblico. Nel mio caso, scegliendo un’assicurazione online piuttosto che affidandomi all’ufficio più vicino a casa mia, ho potuto risparmiare quasi il 50%.

Potete voi stessi effettuare dei preventivi senza impegno presso le 3 assicurazioni online che personalmente reputo più convenienti: 24assistance, Genialloyd e Genertel.

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Ancora sulla stupidità italiana: il divieto di fumo alla guida se sono presenti minorenni

Scritto da Luca Govoni | Pubblicato in Assurdità e Anacronismi | il 16-02-2015

fumare-alla-guidaDevo dire che i nostri politici non smettono mai di sorprendermi in negativo. Pare che ora vogliano vietare alle persone di fumare mentre guidano l’auto, ma non per la ragione che potrebbero supporre i più perspicaci fra voi. Fumare alla guida dell’automobile è fonte di pericolo in quanto provoca distrazione. Il momento dell’accensione della sigaretta occupa almeno un paio di secondi di attenzione, inoltre suppongo che esso comporti l’abbandono del volante da parte delle mani.

Cosa succede se un pedone (per esempio un bambino) decide di attraversare la strada proprio in quel momento? Inoltre a me non pare particolarmente “furbo” avere dentro l’abitacolo un oggetto che arde…

Ma non è questo il motivo che ha spinto i politici a formulare l’ipotesi di divieto.

La loro motivazione è la seguente: se all’interno del veicolo sono presenti dei minorenni, allora diventa vietato fumare per proteggerli dal fumo passivo. Il fumo passivo è una piaga non indifferente, su questo sono d’accordo, specialmente quando a subirlo è un bambino la cui unica colpa è quella di essere nato in una famiglia di persone viziose.

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Costo Autostrade Italiane VS resto d’Europa: un piccolo confronto…

Scritto da Luca Govoni | Pubblicato in Assurdità e Anacronismi | il 21-01-2015

caselli-vs-vignettaMolti di voi probabilmente non hanno mai guidato all’estero, ma chi l’ha fatto ha certamente notato alcune cose, fra le quali il costo dei pedaggi autostradali. Ne parlo perché la questione mi irrita personalmente essendo io una persona che ama viaggiare in moto.

Quando si percorrono lunghe distanze diventa complicato evitare del tutto le strade a pagamento, perciò i pedaggi autostradali italiani, notoriamente elevati nonché discriminatori nei confronti dei motociclisti, creano non poco fastidio! Come mai?

Per scoprirlo dobbiamo fare un piccolo paragone fra Italia e alcuni paesi europei.
(i prezzi indicati nel mio confronto fanno riferimento al 21 gennaio 2015)

 

Partiamo dalla vicina Austria.bandiera-austria

http://www.austria.info/it/informazioni-pratiche/pedaggio-autostradale-1124402.html

Come potete vedere nella pagina che vi ho linkato l’abbonamento annuale alla rete autostradale costa €33,60 per i motociclisti ed €88,40 per gli automobilisti.

Con la stessa cifra (€33,60) in Italia è possibile percorrere circa 400 km di autostrada, ossia partire da Milano e riuscire quasi ad arrivare a Roma. Nessuna distinzione tariffaria fra moto, auto, furgoni.
Pedaggio autostradale Milano-Roma.

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Il problema dei Guard-Rail in Italia: quando le infrastrutture tolgono la vita anziché salvarla (guard-rail assassini)

Scritto da Luca Govoni | Pubblicato in Assurdità e Anacronismi | il 18-01-2015

pedrosa-guard-rail-assassiniL’argomento che desidero affrontare quest’oggi è veramente triste perché ci ricorda senza mezzi termini quanto la vita dei motociclisti sia considerata sacrificabile da parte di chi gestisce la viabilità della nostra nazione. Siamo nel 2015 e decine di motociclisti ogni anno perdono ancora la vita, quando non rimangono brutalmente mutilati, a causa dei guard rail che vengono installati ai bordi delle strade.

Essi sono progettati per contenere automobili e camion in caso di urto, ma non tengono in considerazione la presenza dei motociclisti e dei ciclisti. Non lo hanno mai fatto nonostante le moto e le bici circolino sulle strade italiane anche da prima dell’avvento delle automobili…

Le principali associazioni motociclistiche che si occupano di sicurezza e prevenzione hanno iniziato a segnalare il problema negli anni ’90. Avete letto bene, sono più di 20 anni che stanno cercando di convincere lo stato italiano a prendere in considerazione questo terribile pericolo per i dueruotisti. Si tratta di un problema facilmente risolvibile in quanto esistono soluzioni adeguate già da parecchio tempo. Fra l’altro le aziende che realizzano i guard rail salva-motociclista sono in gran parte italiane.

Immagino che alcuni di voi non siano per niente consapevoli del pericolo rappresentato da tali trappole mortali, vuoi perché non viaggiano in moto o in scooter, vuoi perché non si sono mai soffermati a riflettere sulla questione. Bene, eccovi qualche immagine che vale più di mille parole:

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La scatola nera per moto: i motivi per cui la ritengo controproducente

Scritto da Luca Govoni | Pubblicato in Assurdità e Anacronismi | il 28-11-2014

scatola-nera-motoIn questi giorni circolano voci secondo le quali sarebbe in fase di studio una scatola nera dedicata alle due ruote. Essa si presenterebbe dunque particolarmente compatta e fornirebbe alcune funzioni avanzate fra la quali l’invio automatico di una richiesta di soccorso in caso di incidente.

Un altro aspetto positivo riguarderebbe il risparmio sul premio assicurativo: esso potrebbe infatti dimezzarsi rispetto alle tariffe attuali. Pare poi che la scatola nera possa fungere anche da localizzatore satellitare, perciò in caso di furto si avrebbe la possibilità di sapere dove si trova il veicolo. La presenza stessa di tale dispositivo svolgerebbe la funzione di deterrente verso il furto del mezzo.

Purtroppo le novità positive si fermano qui, a mio parere.

Ma prima di cominciare con le critiche vorrei spiegare brevemente cos’è la scatola nera e come opera. Forse alcuni di voi non ne hanno mai sentito parlare, perciò una rinfrescatina non guasterà di certo.

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Ergastolo della patente e omicidio stradale: solita stupidità italiana!

Scritto da Luca Govoni | Pubblicato in Assurdità e Anacronismi | il 24-10-2014

patente-sospesaIl nuovo codice della strada 2015, che sembra essere quasi pronto per entrare in vigore, prevede varie cose interessanti, fra le quali la possibilità di entrare in tangenziale e autostrada con mezzi a motore di cilindrata superiore ai 120 cc. Attualmente è possibile farlo soltanto con mezzi di almeno 150 cc. Solita anomalia del tutto italiana, infatti in qualsiasi altro paese europeo che ho visitato (Francia, Svizzera, Germania, Austria, Slovenia ecc) non esiste questa limitazione.

Poi la possibilità di levare punti della patente anche ai minorenni che utilizzano mini-automobili e ciclomotori. Mi pare giusto.

Infine abbiamo alcune norme tese a favorire l’utilizzo delle biciclette e dei mezzi a motore a due ruote in città. Niente da ridire neppure in questo caso.

Ma le cose veramente importanti?

Le assurdità cominciano quando si parla di cose più serie, per esempio gli incidenti stradali gravi, con morti e feriti. Proprio dove servirebbe un’azione decisa ed efficace, ecco che casca l’asino…

Purtroppo la situazione è grave e immagino che sia capitato a tutti voi di leggere o sentire di incidenti mortali provocati da persone che guidavano l’automobile sotto l’effetto dell’alcol o di altre sostanze stupefacenti (spero che non abbiate vissuto una situazione di questo genere personalmente). Di solito queste persone escono illese dagli incidenti che loro stesse provocano poiché coinvolgono spesso soggetti più vulnerabili quali pedoni, ciclisti e motociclisti. Ma non è così raro leggere di intere famiglie sterminate da uno di questi incoscienti mentre viaggiavano a bordo della propria automobile.

Si cerca dunque di introdurre il reato di “omicidio stradale” nel codice penale italiano. Peccato che esistano già vari reati di omicidio, solo che quando ad uccidere è un automobilista si opta sempre per la soluzione più leggera e raramente il criminale finisce in carcere. Prima di cominciare con le mie critiche vorrei farvi notare che questo tipo di reato è stato chiesto a gran voce dalle famiglie delle persone uccise sulla strada, famiglie che desiderano giustizia ma che al contrario vedono gli assassini dei propri cari ancora in giro per le strade a bordo delle loro automobili. Tali famiglie hanno tutto il mio supporto morale e il presente articolo è da intendersi in senso generale e non in risposta alle loro richieste.

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Abbigliamento tecnico obbligatorio per motociclisti: ogni tanto ci riprovano!

Scritto da Luca Govoni | Pubblicato in Assurdità e Anacronismi | il 08-08-2013

Armatura motoDetesto gli obblighi, detesto che gli altri mi dicano cosa fare e come farlo, specialmente se si tratta di attività che amo. Sono per la libertà individuale, di pensiero, di movimento, di scelta. Sarà che per me non c’è niente di completamente giusto o totalmente sbagliato, ma solo tanti modi di vedere le cose, più o meno condivisibili e più o meno adattabili alla massa. Mi rendo altrettanto conto che la sicurezza stradale è una questione importante. Ne ho parlato in un mio articolo recente, dove ho fatto proposte concrete per rendere più sicure le strade. Di certo non leggerete mai da parte mia incitazioni verso comportamenti e atteggiamenti dannosi nei confronti degli altri, a meno che questi “altri” non siano personaggi a loro volta estremamente distruttivi per il prossimo. Io cerco piuttosto di ragionare costruttivamente sulle cose, sviluppando pensieri e suggerimenti a mio parere positivi.

Veniamo ora alla questione, sempre di moda in questa nazione, degli obblighi e dei divieti. A volte, anzi no… SPESSO, ho l’impressione che i nostri governanti ci vedano come esseri privi di una coscienza e di un intelletto individuale. Quando introducono nuovi incomprensibili obblighi, o divieti – sì, perché obblighi e divieti sono la stessa cosa, in sostanza. L’obbligo deriva sempre da un divieto, provate a pensarci…  – , mi pare veramente che per loro la libertà individuale, frutto di un pensiero individuale, sia inesistente o comunque non particolarmente importante. Invece è tutto. Ma non voglio mettermi a sproloquiare sul concetto di libertà, che in fondo non è altro che una delle tante invenzioni umane, e come tale del tutto interpretabile e piegabile agli interessi più beceri.

Il tema di questo articolo è quello dell’abbigliamento protettivo obbligatorio per chi va in motorino e in moto. Ma riguarda in parte anche i ciclisti, visto che si sta tentando già da tempo di inglobare anch’essi in questa intricata rete fatta di obblighi e divieti. Ora, io utilizzo le mie due moto tutto l’anno, con il caldo, con il freddo, con il sole e con la pioggia. Sono una persona adulta e so come abbigliarmi a seconda delle occasioni. Non mi piace che gli altri mi dicano come vestirmi, tant’è che ho sempre disprezzato i locali che selezionano i frequentatori in base al vestiario. Ho scelto la moto come mezzo di trasporto perché mi piace andare in moto. Mi piace per tanti motivi, non ultimo il fatto di essere a contatto con la natura e gli elementi atmosferici. Se fa caldo, l’aria che mi arriva addosso mi dona sollievo. Se fa freddo, cercherò al contrario di ripararmi dalla troppa aria. Se piove indosserò indumenti impermeabili. E così via…

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La vernice scivolosa: strisce pedonali, linee bianche ecc. Insidia per ciclisti e motociclisti!

Scritto da Luca Govoni | Pubblicato in Assurdità e Anacronismi | il 06-08-2013

Strisce pedonali scivoloseDa ragazzino correvo in bicicletta. Durante la settimana mi allenavo insieme alla mia squadra, e la domenica si andava a fare gare in giro per la regione. Non ci impiegai molto a notare quanto fossero insidiose le strisce pedonali. Ogni tanto qualcuno commetteva l’errore di curvarci sopra a velocità troppo elevata e finiva per terra. Quando c’era umidità o addirittura pioveva, non ne parliamo: sembrava di essere sul ghiaccio. Era tuttavia una cosa risaputa e nessuno le dava tanto peso. A me invece dava fastidio già allora, quando ancora avevo 12 anni, tant’è che mi chiedevo come mai non inventassero un altro sistema per delimitare gli attraversamenti pedonali. In seguito mi accorsi che il problema non era limitato alle sole strisce pedonali, ma riguardava la segnaletica orizzontale in toto. Persino le linee che delimitavano la carreggiata presentavano lo stesso problema, ed era possibile fare un volo per terra semplicemente frenandoci sopra con l’anteriore.

Poi ho avuto il mio primo motorino e a 16 anni la prima vera moto. Oramai non davo più peso alla questione delle strisce scivolose, considerandola un dato di fatto da accettare per quello che è, una sorta di rischio del mestiere inevitabile. Però la cosa continuava a darmi fastidio. Fortunatamente non sono mai incappato in cadute a causa delle strisce viscide, ma ho conosciuto persone alle quali è successo sia in bicicletta che in moto. Mi è persino giunta notizia di qualche pedone scivolato sulle strisce mentre stava attraversando la strada, procurandosi infortuni anche seri, come lussazioni e fratture. A questo punto mi sono chiesto: <<ma che senso ha fare degli attraversamenti pedonali insidiosi per gli stessi pedoni!?>>. Domanda legittima, non vi pare?

Intanto gli anni passavano e le mie priorità erano altre. Finché non ho cominciato a percorrere lunghe distanze con la moto di turno, veri e propri viaggi. E così un giorno sono arrivato fino all’Austria. Anche là era pieno di vernice bianca sull’asfalto, ma stranamente passandoci sopra non notavo scivolamenti e instabilità della moto. Il mio cervello, a questo punto, si è rimesso a pensare intensamente alla questione. Così ho cercato informazioni su internet, scoprendo che non ero certamente stato il primo a riflettere sull’argomento. In tanti avevano già denunciato il fatto da anni. Motociclisti, ciclisti e persino pedoni vittime di cadute provocate dall’assurda scivolosità delle strisce bianche italiane. La faccenda era risaputa, dunque. Ed era anche risaputo che all’estero, in qualsiasi altro paese europeo, tale problema non esisteva…

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Il concetto di “PERICOLO” nel 2013

Scritto da Luca Govoni | Pubblicato in Assurdità e Anacronismi | il 30-07-2013

Pericolo!Se c’è una cosa che mi fa arrabbiare, questa è il parlare senza aver prima ragionato. Se le persone riflettessero un po’ di più e parlassero un po’ di meno, credo che tutto acquisirebbe una parvenza più logica e razionale, e che certi pensieri ridicoli smetterebbero di arrivarmi continuamente all’orecchio provocandomi irritazione.

Cos’è il pericolo? Non ne ho idea, tant’è che io non utilizzo spesso questo vocabolo. Fra tutti i concetti soggettivi, quello di “pericolo” la fa sicuramente da padrone. Conosco individui secondo i quali è pericoloso camminare sulle grate, altri che ritengono pericoloso andare in bici, altri ancora che reputano pericoloso persino fare una corsetta a piedi al parco. Ma al tempo stesso esistono coloro che non reputano pericolosa nessuna delle attività sopraelencate, mentre ritengono pericolose altre cose.

Insomma, ognuno ha il proprio concetto personale di pericolo. Parlare di pericolo è un po’ come parlare dei gusti soggettivi: a me piace il peperoncino piccante, a te no. Io continuo a mangiarlo anche se a te non piace, tu continui ad evitarlo perché non ti aggrada. Fine della discussione.

Ma ora veniamo alle moto. Almeno una persona su due, se interpellata in proposito, vi dirà che le moto sono pericolose. Ma se poi chiedi loro perché sono pericolose, ti accorgi che iniziano ad arrampicarsi sugli specchi, perché la tua domanda li obbliga ad usare il cervello, a riflettere, mettendo irrimediabilmente da parte le frasi fatte prese in prestito da altri. Di solito è più comodo ripetere frasi e concetti inventati da terzi, piuttosto che ragionare con la propria mente… E direi che la maggior parte della popolazione umana preferisce prendere in prestito concetti propinati da altri. Peccato che spesso questi luoghi comuni, perché di questo si tratta, siano privi di fondamento, superficiali e anacronistici.

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