I nemici dei motociclisti in Italia: quelli che vorrebbero impedirci di andare in moto (conoscerli per non cadere nella loro trappola)

Scritto da Luca Govoni | Pubblicato in Ingiustizie e Pregiudizi | il 18-01-2015

Altro argomento triste e frustrante, dopo quello dei guard rail assassini!

Purtroppo sì, in Italia (e non solo) esistono persone che vorrebbero impedirci di andare in moto e in scooter. Alcune di esse aprono siti web nei quali diffondono disprezzo (e qualche volta anche false informazioni) nei nostri confronti, altre ancora incitano addirittura i cittadini ad usare la violenza contro di noi.

Voi conoscete qualche sito web o pagina facebook di questo genere?

Io ho recentemente scoperto questo blog:

BastaMoto: guerra non violenta contro i centauri incivili

Il blog parla di “guerra” anche se specifica che si tratta di guerra “non violenta”. Ma sempre di guerra si tratta…

Leggendo i contenuti di questo sito web direi che il malcontento dell’autore e dei suoi lettori è piuttosto evidente. Ciò che più mi preoccupa è la manipolazione delle informazioni da parte dell’autore, il quale rigira palesemente qualsiasi cosa per metterci in cattiva luce. Non si criticano dunque i comportamenti sbagliati e distruttivi dei motociclisti definiti come “incivili” (e fin qui potrei anche essere d’accordo) ma si cerca di dipingerli come una sorta di setta organizzata che tiene in scacco le forze dell’ordine e semina impunemente terrore nelle strade. Sappiamo benissimo che le cose non stanno esattamente così, infatti siamo spesso discriminati sia dalle forze dell’ordine che dallo Stato.

Se esistono associazioni che lottano per i diritti dei motociclisti è proprio per questa ragione. Le persone di buonsenso sanno che non chiediamo alcun trattamento speciale, anzi vorremmo semplicemente essere trattati come tutti gli altri. Chiediamo dunque guard rail che siano sicuri non solo per gli automobilisti ma anche per noi, domandiamo pedaggi rapportati all’utilizzo che facciamo delle autostrade (come nel resto d’Europa) e auspichiamo che il costo delle nostre assicurazioni sia in linea con il tipo di veicolo che guidiamo (in Italia non esiste una RC Moto ma soltanto la RC Auto, perciò paghiamo più del dovuto). Tutto qui.

 

Ho scritto una email a BastaMoto:

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Il CAI di nuovo contro i motociclisti: FIRMIAMO la petizione!

Scritto da Luca Govoni | Pubblicato in Ingiustizie e Pregiudizi | il 01-04-2014

Ancora una volta quelli del CAI, sostenuti chiaramente da tutte le varie associazioni ambientaliste, animaliste ecc, se la prendono con chi pratica enduro e trial. Non è la prima volta che succede, anzi direi che la loro è una guerra storica. Finora hanno sempre vinto, riuscendo nel corso del tempo a rendere la pratica dell’enduro quasi del tutto illegale in Italia. Attualmente è possibile praticare le discipline motociclistiche in fuoristrada soltanto in occasione di eventi sportivi organizzati; nel resto del tempo non si può fare, perlomeno non sui percorsi di montagna.

Il CAI vuole vietare del tutto il transito ai mezzi motorizzati; a loro modo di vedere le cose anche le competizioni di enduro e trial andrebbero abolite. Il che è addirittura paradossale, se pensiamo che dall’Italia provengono spesso grandi campioni internazionali di enduro e trial (un paio di nomi del presente: Giovanni Sala e Alex Salvini). In pratica viviamo in una nazione dove si vogliono vietare del tutto alcune attività sportive che portano spesso la bandiera tricolore sul podio!

Ma lasciamo perdere i discorsi pseudo-nazionalistici e veniamo al dunque! Il progetto di legge 124 della regione Lombardia prevede la revisione di alcune norme del “Testo unico delle leggi regionali in materia di agricoltura, foreste, pesca e sviluppo rurale” riguardanti la circolazione agro-silvo-pastorale. L’articolo 59 della Legge in vigore, ai commi 3 e 4, vieta il transito dei mezzi motorizzati su tali strade, sulle mulattiere, sui sentieri e in tutti i boschi e nei pascoli a eccezione di quelli di servizio, di quelli autorizzati dalla Regione e sui terreni appartenenti al patrimonio forestale della stessa, e di quelli autorizzati in base al regolamento comunale.  La proposta di legge introduce semplicemente una deroga per consentire agli enti proprietari l’autorizzazione al transito temporaneo dei mezzi motorizzati sulla base di un regolamento regionale da definire. Tutto ciò ha il solo scopo di rendere meno complicate le procedure finalizzate all’organizzazione di un evento sportivo motoristico.

Pur non rivoluzionando nulla, la deroga ancora da approvare ha suscitato immediatamente l’ira del CAI, il quale ha creato istantaneamente una petizione per bloccarla! In pratica non vogliono che si organizzino manifestazioni e competizioni motoristiche di alcun genere, nemmeno quelle poche che già esistono attualmente. Vogliono vietare tutto quanto a priori annientando così il “nemico” una volta per sempre.

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I motociclisti e le autostrade italiane: un’ingiustizia che va avanti da oltre 20 anni!

Scritto da Luca Govoni | Pubblicato in Ingiustizie e Pregiudizi | il 27-08-2013

Pedaggi autostradali motoHo deciso di inserire questo articolo fra le “ingiustizie e i pregiudizi” perché è qualcosa di più di una semplice assurdità o di un anacronismo. Non tutti i motociclisti amano frequentare le autostrade, ed io faccio parte di questa categoria. Del resto io non amo le ingiustizie in generale, perciò ne ho fatto una questione di principio.  Ciò non toglie che i motociclisti, di cui io faccio parte, vengano discriminati quotidianamente dalle autostrade italiane, che paragonano i loro mezzi alle automobili e ai furgoni, chiedendo loro di pagare un pedaggio altrettanto salato. Ora, a me sembra che i pedaggi per le auto siano già fin troppo cari! Ma c’è anche da dire che un’automobile può trasportare, almeno in teoria, fino a 4 o 5 persone, che magari poi divideranno il costo del pedaggio. Le moto possono trasportare al massimo due persone. Inoltre, gli automobilisti che frequentano le autostrade italiane, possono usufruire di qualche utile servizio pensato esclusivamente per loro, come parcheggi dedicati, autofficine, gommisti e assistenza di vario genere.

Quali servizi vengono offerti ai motociclisti? La risposta, ahinoi, è semplice: NESSUNO. Non esistono parcheggi dedicati alle moto, magari dotati di armadietti in cui poter riporre il casco quando si entra in autogrill. Bisogna dunque parcheggiare in mezzo alle auto, correndo il rischio di vedersi urtata la nostra amata due ruote da qualche automobilista egoista e rabbioso che non vorrebbe vedere alcuna moto parcheggiata sugli stalli a forma di auto. Non esistono normalmente gommisti che trattino pneumatici da moto, non esistono officine specializzate nella riparazione dei motocicli. I negozi di ricambi non vendono nulla che possa essere di interesse per i motociclisti, a parte ovviamente i prodotti comuni ad auto e moto come il liquido per radiatori, quello per freni e pochissimo altro. Avete mai visto caselli autostradali dedicati ai motociclisti? Ovviamente no, il che significa che dobbiamo fare la coda in mezzo alle auto e ai camion puzzolenti. Dovete inoltre sperare che la vostra moto non vi lasci mai a piedi sulle autostrade italiane, perché dovete sapere che i carri attrezzi utilizzati dalle nostre autostrade non sono quasi mai attrezzati per il trasporto dei motoveicoli, e tutto questo indipendentemente dal fatto che la vostra assicurazione copra o meno l’assistenza stradale! Come motociclisti non possiamo nemmeno utilizzare la corsia d’emergenza per risalire le file di auto ferme. In pratica non c’è un solo servizio pensato per chi viaggia su due ruote, sebbene i pedaggi non distinguano fra auto e moto!

Ora, vi pare giusto tutto questo? A me la risposta sembra ovvia: NO! Normalmente il costo di un servizio varia in base a ciò che esso offre. Le autostrade italiane offrono veramente poco ai motociclisti, perciò il loro costo dovrebbe essere decisamente inferiore a quello sostenuto dagli automobilisti, che già non scherza.

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La revisione annuale obbligatoria per moto e ciclomotori: nuova proposta ingiusta da parte dell’Europa

Scritto da Luca Govoni | Pubblicato in Ingiustizie e Pregiudizi | il 15-08-2013

Parlamento europeoCi risiamo, l’Europa vorrebbe introdurre un nuovo ostacolo all’utilizzo di motocicli e ciclomotori. Stavolta hanno pensato di rendere obbligatoria la revisione dei veicoli a due ruote su base annuale. Attualmente, in Italia, la prima revisione avviene quando il veicolo compie 4 anni, mentre le revisioni successive sono previste ogni 2 anni. Alcuni simpaticoni che frequentano il parlamento europeo hanno invece ben pensato di rendere annuale la revisione per i motocicli e i ciclomotori. Se tale proposta diventasse legge, significherebbe che tutti i motociclisti facenti parte dell’unione europea si ritroverebbero a dover revisionare la propria moto o il proprio scooter ogni 12 mesi. Non farebbe alcuna differenza l’età del mezzo e il relativo chilometraggio: ogni 12 mesi esso dovrebbe sostenere una nuova revisione.

Vi ricordo che la revisione ha un costo che deve essere coperto dal proprietario del veicolo. In Italia la revisione costa attualmente circa 65 euro. Se fosse gratuita non ci vedrei niente di male nel ripeterla una volta all’anno. Ma visto che si paga, e considerato che si tratta nella maggior parte dei casi di una pura formalità, direi che renderla obbligatoria su base annuale sia sostanzialmente un furto legalizzato. A me è capitato di portare i miei veicoli passati a fare la revisione più di una volta, e posso assicurarvi che essa non sortisce alcun effetto positivo sulla sicurezza stradale. Ricordo di aver portato un’automobile con la frizione che slittava e il freno a mano non funzionante. Risultato? Ho pagato il costo della revisione e l’auto è stata dichiarata perfettamente funzionante e sicura. So che accade anche di peggio, se è per questo. C’è chi non porta nemmeno il veicolo a fare l’ispezione, ma si limita a consegnare al revisionatore il libretto di circolazione del mezzo, che viene aggiornato con l’apposito bollino; per altri due anni non ci sarà bisogno di ulteriori controlli. Il concetto è molto semplice: paghi e ottieni il permesso di circolare.

Tuttavia la circolazione non è permessa ai veicoli che non riportano sul libretto di circolazione il bollino che solo i centri di revisione possono apporvi. Se si viene fermati per un controllo e il veicolo ha saltato l’ultima revisione, si va incontro al ritiro del libretto di circolazione e alla revisione forzata, ovviamente a spese del proprietario del mezzo.

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Sanzioni e provvedimenti discriminanti nei confronti dei motociclisti

Scritto da Luca Govoni | Pubblicato in Ingiustizie e Pregiudizi | il 02-08-2013

Saluto in motoMani sul Manubrio

Tra le norme infami presenti nel codice della strada italiano, alcune sono estremamente discriminanti nei confronti degli utilizzatori delle due ruote. Oltre al fenomeno dei divieti di transito limitati ai soli motocicli, pensate che nel codice della strada esiste addirittura un articolo che impone a chiunque si trovi su uno scooter o su una moto di tenere SEMPRE entrambe le mani sul manubrio, pena la CONFISCA del mezzo e la sua vendita all’asta.

Esatto, avete capito bene! In teoria, un funzionario pubblico può sequestrarvi la moto o il motorino se vi “pizzica” a fare una cosa veramente terribile e pericolosissima sia per voi che per gli altri utenti della strada: alzare o abbassare la visiera del casco con la mano sinistra. Quando piove, non azzardatevi a spazzare la visiera con la mano, perché rischiate di tornare a casa a piedi! Sembra uno scherzo, ma le cose che vi sto raccontando sono esposte nel codice della strada italiano…

Quindi state molto attenti quando salutate un altro motociclista attraverso il classico gesto delle dita a V con la mano sinistra (vedi l’immagine raffigurante i due motociclisti situata in alto a sinistra), perché state commettendo un grave reato punibile con multa e sequestro definitivo del mezzo. Insomma ci vogliono togliere persino il saluto, uno dei rari gesti di solidarietà ancora esistenti fra esseri umani.

Piedi sulle Pedane

Non contenti, i nostri legislatori, prevedono la confisca del mezzo anche se le gambe del guidatore non sono posizionate correttamente, o comunque se la sua postura non è “corretta”. Non si capisce esattamente cosa si intenda con questo, ma sta di fatto che un agente di polizia o un carabiniere particolarmente inviperito nei confronti dei motociclisti, potrebbe interpretarla in maniera fantasiosa e confiscarvi il mezzo nel caso in cui commettiate l’errore di allungare una gamba per sgranchirla mentre transitate nel suo campo visivo. Oppure se semplicemente vi alzate in piedi sulle pedane per alleggerire un po’ il fondoschiena o per assorbire meglio lo scossone provocato da una delle tante buche micidiali esistenti sulle nostre strade. Tutto questo è a dir poco assurdo, me ne rendo conto, ma sta scritto nel codice della strada ed è bene che ne siate al corrente.

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Le strade vietate alle moto!

Scritto da Luca Govoni | Pubblicato in Ingiustizie e Pregiudizi | il 31-07-2013

Divieto di transito discriminante nei confronti del motocicliViviamo purtroppo in un paese fatto così. Quando sorge un problema, qualsiasi problema,  la prima reazione è quella del rifiuto, del divieto, della limitazione della libertà personale. C’è una grossa differenza tra vietare e regolamentare, o anche solo tra vietare e controllare. In Italia, di solito, davanti ad una questione che richiede un intervento normativo o di prevenzione, scatta il divieto. Ne ho parlato in uno dei miei ultimi articoli a proposito della legge REER in Emilia Romagna, che di fatto intendeva vietare la bellezza di 5.000 km fra strade, carrarecce, tratturi e mulattiere ai mezzi motorizzati, pensando in questo modo di incentivare il turismo escursionistico a piedi. Fortunatamente c’è stata una forte mobilitazione collettiva che ha obbligato i firmatari della legge a riconsiderare il proprio operato!

Tra l’altro, personalmente, ho sempre ritenuto che il numero di leggi e di divieti esistenti in una nazione sia espressione diretta dell’incapacità dei suoi governanti di gestire la nazione stessa. Non a caso i paesi considerati più civili hanno generalmente meno leggi e divieti di quelli ritenuti meno civili.

Ma non sempre avviene questo. Anzi, solitamente i divieti vengono applicati nonostante siano di fatto estremamente limitanti della libertà personale e a volte persino anticostituzionali. È il caso dei divieti di transito rivolti esclusivamente ai motocicli, che nel nostro paese possono essere riscontrati in diverse regioni. A me è capitato di incappare in uno di questi divieti qualche settimana fa mentre percorrevo una strada del Trentino-Alto Adige. Chiaramente me ne sono infischiato e ho percorso l’itinerario che avevo in mente, anche perché non avrei saputo che altra strada prendere. Il problema è che il funzionario di turno può farci la multa se ci pizzica su una di queste strade. Qualsiasi altro veicolo può transitare, auto, camion, biciclette ecc, ma non i motocicli (compresi i ciclomotori)!

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