Il parastrappi della moto: cos’è e a cosa serve!

Scritto da Luca Govoni | Pubblicato in Mototecnica e Motocuriosità | il 12-06-2016

Il cerchio posteriore delle nostre moto contiene un congegno del quale, sono certo, soltanto alcuni sono a conoscenza. Sto parlando del parastrappi.
Esso non è altro che un sistema progettato per assorbire l’energia prodotta dalle irregolarità di funzionamento del motore, della catena di trasmissione e degli apri-chiudi tipici della guida non propriamente fluida.

Ecco come si presenta:

parastrappi moto parastrappi moto corona
(clicca per ingrandire)

 

Come potete vedere altro non è che un insieme di gommini, in questo caso di colore rosso, che vanno ad inserirsi al di sotto della corona. Il motore trasferisce la sua energia al pignone, il quale fa girare la catena. La catena aziona la corona ed essa muove la ruota posteriore. Tuttavia fra il portacorona e il cerchio troviamo il parastrappi.

A cosa serve? Come lascia intuire la parola stessa si tratta di assorbire gli strappi e gli strattoni del motore evitando che essi raggiungano direttamente la ruota posteriore. Se mancasse il parastrappi la guida diventerebbe più stressante e si potrebbero facilmente verificare perdite di aderenza in fase di accelerazione. In sostanza la sua funzione è quella di un ammortizzatore che filtra l’energia in eccesso e rende più lineare la rotazione della ruota posteriore.

parastrappi moto gomma

Naturalmente anche il parastrappi, così come ogni altra cosa, non dura in eterno. La sua vita utile dipende da molti fattori fra i quali il tipo di motore e lo stile di guida del proprietario del mezzo. Sicuramente un motore monocilindrico presenta un funzionamento meno regolare rispetto ad un quattro cilindri in linea, pertanto la durata del relativo parastrappi sarà inferiore. Poi abbiamo lo stile di guida vero e proprio: come al solito la guida aggressiva e scattosa finisce per usurare i componenti della moto prima del dovuto.

Quali sono i sintomi di un parastrappi in fin di vita? Prima di affrontare tale questione dobbiamo assicurarci che la catena di trasmissione sia tesa in maniera corretta. Se è troppo lasca finirà per generare strappi più accentuati del normale. Fatto ciò assicuriamoci di cambiare le marce come si deve, ovvero rapidamente e senza provocare strattoni. Ne beneficerà anche la frizione del nostro mezzo.

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Perché alcune moto montano ancora cerchi a raggi con camere d’aria?

Scritto da Luca Govoni | Pubblicato in Mototecnica e Motocuriosità | il 23-11-2015

cerchio-raggi-motoLa maggior parte delle moto stradali possiedono cerchi in lega leggera su cui montare pneumatici tubeless (letteralmente “senza camera d’aria”).

Perché dunque esistono alcuni modelli, persino piuttosto moderni e costosi, sui quali ancora vengono installati cerchi a raggi e camere d’aria?

Ho deciso di affrontare la questione dopo essermi guardato per bene la nuova Honda Africa Twin (nome ufficiale: CRF1000L). Si tratta di una motocicletta moderna, dotata di un motore estremamente efficiente dal punto di vista dei consumi nonché potente e ricco di coppia. C’è l’ABS, il controllo di trazione, il ride-by-wire, la doppia accensione e i fari a led. Il propulsore possiede due contralberi di equilibratura per ridurre quasi a zero le vibrazioni.

Inoltre rispetta la normativa anti-inquinamento EURO 4.

I cerchi sono a raggi e montano pneumatici dotati di camere d’aria.

honda-africa-twin-2016Come mai?

La risposta è in realtà molto banale: perché si tratta fondamentalmente di una moto pensata anche per la guida su percorsi sterrati. Basta darle un’occhiata veloce per notare tutti i tratti tipici di una moto da fuoristrada: posizione di guida eretta, manubrio alto e largo, ruote di grande diametro, sospensioni a lunga escursione, ampia luce a terra, sella del pilota stretta e allungata e naturalmente cerchi a raggi.

Dovete sapere che guidando su percorsi sterrati impegnativi, per esempio quelli caratterizzati dalla presenza di pietre di notevoli dimensioni, i cerchi possono danneggiarsi. Oltre a ciò è possibile che uno pneumatico subisca una foratura.

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Il tendicatena nella distribuzione della moto: cos’è esattamente?

Scritto da Luca Govoni | Pubblicato in Mototecnica e Motocuriosità | il 12-09-2015

tendicatena-montatoIl tendicatena è un piccolo congegno meccanico che svolge un ruolo non marginale nel corretto funzionamento della distribuzione di un motore a scoppio. Essenzialmente si tratta di una molla che va ad esercitare una lieve pressione sul pattino della catena di distribuzione.

La catena di distribuzione è quel dispositivo che aziona le valvole (di aspirazione e scarico) presenti nella testata del motore. Alcune moto possiedono invece una cinghia di distribuzione.

Catena e cinghia si differenziano principalmente per i materiali di cui sono costituite. La catena è di metallo e presenta una durata chilometrica decisamente più elevata rispetto alla cinghia, la quale contiene spire di materiale metallico nella parte interna e gomma in quella esterna. Stando a quello che so i motori dotati di cinghie ne prevedono la sostituzione ad intervalli regolari, mentre la catene dovrebbero avere una vita utile indefinita.

Catena e cinghia:

catena-distribuzione-motore   cinghia-distribuzione-motore

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Il debimetro nel sistema di aspirazione della moto: funzionamento ed eventuali problemi

Scritto da Luca Govoni | Pubblicato in Mototecnica e Motocuriosità | il 22-08-2015

debimetro-motoIl debimetro, insieme alla sonda lambda, svolge un ruolo fondamentale nella gestione della carburazione delle nostre motociclette dotate di iniezione elettronica.

Esso viene installato all’interno del sistema di aspirazione vicino alla scatola del filtro dell’aria e la sua funzione è quella di misurare la quantità d’aria aspirata dal motore. I dati registrati vengono inviati in tempo reale alla centralina elettronica che gestisce l’iniezione.

Il mantenimento del rapporto stechiometrico

Come ho precedentemente spiegato nell’articolo riguardante la sonda lambda, la carburazione dipende dai fattori climatici, per esempio la temperatura, la quota e la percentuale di umidità presente nell’aria.

In determinati contesti diviene necessario ingrassare (arricchire) la carburazione, mentre in altri è richiesto uno smagrimento della stessa. Esempio: al diminuire della temperatura esterna si verifica una riduzione del volume dell’aria, il che significa che lo stesso volume d’aria possiede masse differenti a seconda della sua temperatura. Quando fa caldo l’aria tende a rarefarsi, dunque la sua massa diminuisce a parità di volume.

Tuttavia il rapporto stechiometrico di 14,7:1 (14,7 parti di aria/una parte di benzina) deve essere rispettato per ottenere una combustione ottimale, pertanto la quantità di benzina iniettata nelle camere di scoppio varierà in maniera direttamente proporzionale alla massa d’aria che viene aspirata dal motore.

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La sonda lambda delle nostre moto: a cosa serve e quali problemi può dare

Scritto da Luca Govoni | Pubblicato in Mototecnica e Motocuriosità | il 21-08-2015

sonda-lambda-moto La sonda lambda è presente nelle moto dotate di iniezione elettronica e catalizzatore. La sua funzione è tanto semplice quanto fondamentale: analizzare i gas di scarico e fornire alla centralina elettronica le informazioni di cui necessita per regolare correttamente la carburazione in ogni situazione climatica.

La sonda è sostanzialmente un sensore incastonato nei collettori di scarico, il quale misura la quantità di ossigeno presente nei gas che escono dalle camere di scoppio.
Essa analizza anche l’ossigeno contenuto nell’aria esterna, dopodiché invia alla centralina i dati appena registrati.

La sonda presenta dunque un primo sensore che va ad inserirsi all’interno dei collettori di scarico, ed un secondo sensore che si trova nella parte esterna della sonda.

Quali dati registra la sonda lambda?

Essa fornisce alla centralina dell’iniezione i parametri di cui necessita per poter regolare al meglio la carburazione in qualsiasi contesto climatico. Chi ha avuto a che fare con i motori a due tempi sa bene che essi esigono carburazioni differenti a seconda della temperatura ambientale. Quelli a quattro tempi sono meno schizzinosi da questo punto di vista, ma il loro catalizzatore opera correttamente soltanto se l’iniezione è tarata come si deve.

Per poter lavorare efficientemente un motore a benzina brucia una miscela di aria e benzina dosate in proporzioni ben precise, ossia di 14,7:1. Il che significa che un kg di benzina abbisogna di 14,7 kg di aria per bruciare nel migliore dei modi.

La benzina agisce da carburante, mentre l’ossigeno da comburente.

Va specificato che la percentuale di ossigeno presente nell’aria è del 21% circa. Essa contiene infatti altri gas come l’azoto e l’anidride carbonica.
La proporzione fra benzina e aria prende il nome di rapporto stechiometrico.

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La manutenzione della catena della moto: come pulirla, registrarla e lubrificarla

Scritto da Luca Govoni | Pubblicato in Mototecnica e Motocuriosità | il 28-04-2015

lubrificazione-catenaLa catena svolge un ruolo fondamentale nel corretto funzionamento della moto. Il suo compito è quello di trasmettere la forza motrice alla ruota posteriore, perciò si tratta di un elemento estremamente stressato.

Per poter funzionare correttamente la catena deve essere abbastanza pulita, ben lubrificata e tesa al punto giusto.

Una catena correttamente tesa e lubrificata può resistere anche svariate decine di migliaia di chilometri.

La stessa catena, se trascurata sia nella lubrificazione che nel tensionamento può vedere dimezzata la propria durata e arrivare persino a generare pericoli per guidatore e passeggero. La cura della catena richiede uno sforzo minimo se viene eseguita su base regolare.

Ora vi mostro un bel video che spiega in maniera sufficientemente chiara come procedere alla pulizia, al tensionamento e alla lubrificazione della catena.

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Come imparare veramente a guidare una moto: le basi tecniche che nessuno vi spiegherà mai…

Scritto da Luca Govoni | Pubblicato in Mototecnica e Motocuriosità | il 26-03-2015

guida-sicura-motoA scuola guida insegnano giustamente il codice della strada. Purtroppo si scordano di spiegare ai futuri motociclisti il funzionamento dinamico dei veicoli a due ruote e le relative tecniche di guida, probabilmente perché nemmeno loro ne sono a conoscenza. In realtà apprendere il codice della strada è condizione necessaria ma non sufficiente per rendere buoni guidatori i futuri motociclisti. Per poter governare una moto od uno scooter nel migliore dei modi è indispensabile comprenderne le dinamiche di funzionamento. I concetti fondamentali che difficilmente vi verranno illustrati altrove, ma che stanno alla base del controllo sicuro ed efficace di moto e scooter sono i seguenti:

1) Il baricentro e i suoi effetti nella dinamica del veicolo (fisica)   vai al contenuto

2) L’effetto giroscopico (fisica)   vai al contenuto

3) Il controsterzo e il controbilanciamento (tecniche di guida)   vai al contenuto

4) L’utilizzo corretto della frizione e del cambio (tecnica di guida)   vai al contenuto

5) L’utilizzo sinergico dei freni (tecnica di guida)   vai al contenuto

6) L’orientamento dello sguardo (tecnica di guida)   vai al contenuto

Ora passiamo all’illustrazione dei 6 punti sopraelencati. Non stupitevi se le mie spiegazioni andranno contro a tutto ciò che vi è stato inculcato a scuola guida. Esse derivano dall’utilizzo pratico dei mezzi a due ruote e dallo studio delle leggi fisiche che li governano, mentre quelle degli insegnanti di guida sono frutto di un mix di teorie antiquate, spesso scollegate dalla pratica e per nulla incentrate sul fattore sicurezza.

Tanto per essere chiari, sappiate che gli istruttori delle scuole guida non sono quasi mai motociclisti praticanti.

Ammettiamo pure, senza peli sulla lingua, che lo scopo delle scuole guida è semplicemente quello di far superare ai propri clienti l’esame per acquisire la patente. Il mio scopo, al contrario, ha ambizioni superiori: vorrei fare dei miei lettori guidatori consapevoli.
Buona lettura!
 
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Il passeggero in moto: norme di comportamento e cose a cui fare attenzione

Scritto da Luca Govoni | Pubblicato in Mototecnica e Motocuriosità | il 16-03-2015

tom-cruise-cameron-diaz-motorcyclePer poter trasportare un passeggero sulla propria moto in maniera serena a appagante è bene conoscere alcuni fatti.

Partiamo dalla preparazione del motoveicolo. Prima ancora di far salire l’eventuale passeggero dobbiamo:

1) Irrigidire la sospensione posteriore

2) Abbassare il fascio luminoso dei fari

Inoltre potrebbe essere necessario aumentare la pressione dello pneumatico posteriore. Per conoscere le corrette pressioni di gonfiaggio del proprio motoveicolo è bene fare riferimento al libretto d’uso e manutenzione. Vi ricordo che viaggiare con le gomme sgonfie rende il mezzo meno maneggevole e provoca un’usura rapida e disomogenea delle stesse. Il che non significa che sia bene esagerare con la pressione! Essa va adattata al peso della moto e dei suoi occupanti (nonché dei bagagli). Indicativamente, partendo da una pressione dello pneumatico posteriore adatta all’utilizzo in solitaria, possiamo aumentarne il valore di 0,1 bar per ogni 20 kg di carico supplementare. Se il passeggero pesa 60 chilogrammi sarà dunque sufficiente elevare la pressione della gomma posteriore di 0,3 bar.

Fatta questa premessa, passiamo all’analisi dei comportamenti di guidatore e passeggero.

 

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Pulsante per lo spegnimento d’emergenza: a cosa serve e quando va utilizzato?

Scritto da Luca Govoni | Pubblicato in Mototecnica e Motocuriosità | il 02-03-2015

tasto-spegnimento-motore-motoQuasi tutti voi l’avrete notato, ma scommetto che pochissimi lo utilizzano o semplicemente sanno come e quando ricorrervi. Vi descriverò in breve le circostanze nelle quali tale pulsante rosso (in inglese “kill switch”) può rivelarsi estremamente utile.

Partiamo col dire di cosa si tratta. Stiamo parlando del tasto rosso situato vicino alla manopola destra di qualsiasi moto e scooter; esso è posizionato in maniera tale che possa essere raggiunto rapidamente con il pollice (o l’indice) destro senza togliere la mano dalla manopola.

La sua funzione è molto semplice: tagliare la corrente al motore provocandone il repentino spegnimento.

Perché mai dovremmo spegnere il motore in questa maniera e non girando la chiave della moto?

Per rispondere a tale domanda dobbiamo immaginare delle situazioni nelle quali possa diventare scomodo o addirittura rischioso staccare una mano dal manubrio.

1) Per esempio quando ci si trova su un terreno in pendenza. Se decidiamo di fermarci su una strada in pendenza dobbiamo tenere frenata la moto, no? Ora, se la mano destra è occupata a tirare la leva del freno anteriore, non ci rimane che utilizzare la sinistra. Tuttavia essa potrebbe essere occupata nell’utilizzo della frizione in quanto abbiamo la prima marcia inserita. Come possiamo gestire una situazione del genere senza necessariamente alzare uno dei due piedi (il destro per azionare il freno posteriore o il sinistro per inserire la folle)? Facile, si ricorre al pulsante d’emergenza!

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Come scaldare il motore della moto: il metodo migliore e gli errori più comuni

Scritto da Luca Govoni | Pubblicato in Mototecnica e Motocuriosità | il 23-01-2015

temperatura-motore-motoScrivo questo articolo per sfatare i soliti miti riguardanti il mondo delle due ruote e in particolar modo per illustrare la miglior procedura di riscaldamento del motore da utilizzare sulle nostre moto. Seguendo il metodo corretto si avranno benefici nel funzionamento del motore e soprattutto nella sua durata chilometrica.

Partiamo dalle pratiche deleterie più diffuse.

1) Scaldare il motore al minimo.

2) Non scaldarlo affatto.

Perché è controproducente tenere il motore al minimo finché non raggiunge la corretta temperatura di esercizio?

Per due motivi! Prima di tutto perché la temperatura dell’acqua non rispecchia fedelmente quella degli organi interni del motore. Il liquido che raffredda il motore si trova all’esterno di esso e non al suo interno, come accade invece con l’olio. La temperatura indicata si riferisce dunque alla parte periferica del motore e non a quella interna.

In secondo luogo far scaldare un motore al minimo produce un effetto deleterio: la zona superiore del propulsore (camere di scoppio, valvole e pistoni) tende a scaldarsi molto più rapidamente rispetto alle altre componenti (bielle, albero motore, frizione e cambio). I materiali che costituiscono il motore sono soggetti a dilatazione termica e quest’ultima può provocare attriti e usure precoci quando avviene in maniera particolarmente eterogenea all’interno del propulsore. L’ideale sarebbe quello di ottenere un riscaldamento rapido e omogeneo di tutte le parti del motore.

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