Natura e contro natura: l’unica vera indole umana è quella del pensiero

Scritto da Luca Govoni | Pubblicato in Società e Psicologia | il 20-02-2016

Trovo quantomeno interessante che ancora oggi l’essere umano si impegni a discutere, scontrandosi anche aspramente con il prossimo, su questioni che dal mio punto vista sono completamente superate.

Ci si continua a domandare che cosa sia “naturale” e di conseguenza “innaturale” per noi creature bipedi dotate di coscienza.

La questione è semplice dal mio punto di vista e sento l’esigenza di condividere le mie idee con voi.
Innanzitutto vorrei fare una premessa: la nostra mente è un prodotto della Natura esattamente come il nostro corpo. Come tale non può cogliere appieno le logiche di un progetto ben più ampio.

Per “Natura” non intendo di certo il solo pianeta Terra, ma l’Universo intero, visibile e non visibile. Se preferite, il Creato.

Mente Istintuale e Coscienza

Per cominciare dobbiamo accettare il fatto che noi umani possediamo due livelli di consapevolezza:
il primo di tipo istintuale,
il secondo di tipo coscienziale.
Se è vero che il primo è presente in ciascuno di noi in misura simile, è altrettanto palese come il secondo ci renda qualitativamente unici.

Il livello istintuale umano è perfettamente in linea con quello degli altri mammiferi:
mangiare, dormire, riprodursi, stabilire legami affettivi.
Alcuni credono erroneamente che l’attaccamento sia una prerogativa umana e si stupiscono quando un cane o un gatto mostra amore nei loro confronti.

Ma l’affetto nasce dall’istinto, non certamente dall’intelletto.
Semmai l’attaccamento degli animali domestici può dimostrarsi più puro del nostro essendo basato esclusivamente sull’istinto, mentre nel caso delle persone c’è di mezzo anche altro.

Cos’è dunque che ci distingue dagli altri mammiferi?
Il pensiero e nulla di più.

Se il cane non è in grado di produrre ragionamenti e comprendere il nesso fra causa ed effetto, noi possiamo farlo. Ma facciamo attenzione perché il meccanismo non è per niente automatico. Ciò che per me è ovvio può non esserlo per qualcun altro. Ciò che per qualcuno è perfettamente normale, per me potrebbe essere a dir poco discutibile.

Perché accade ciò?

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Quale differenza c’è fra PROIBIRE ed EDUCARE?

Scritto da Luca Govoni | Pubblicato in Società e Psicologia | il 30-01-2016

Approfitto di un commento che ho ricevuto poco fa per affrontare uno di quegli argomenti tanto importanti quanto incompresi: il tema dell’educazione. In particolare vorrei illustrare l’enorme differenza che intercorre fra vietare ed educare. Molte persone confondono i due concetti, mentre in mezzo ci scorre il mare.

Lo faccio copiando ed incollando qui sotto la mia risposta al commento dell’utente, il quale ha replicato al seguente articolo: Abbigliamento tecnico obbligatorio per motociclisti: ogni tanto ci riprovano!

 

Commento

Pippo:
ma infatti se fa tanto caldo da non poter usare le protezioni forse sulla moto è bene non salirci. Cioè non è perchè mi da fastidio la cintura sono legittimato a togliermela

 

Risposta

Beh, non è proprio la stessa cosa, Pippo.
La cintura di sicurezza è obbligatoria, l’abbigliamento protettivo no.
Lo sapevi?

Mi sa che non hai colto il messaggio contenuto fra le righe del mio articolo, il quale voleva sostenere un concetto all’apparenza banale: non è attraverso gli obblighi che si educano le persone, bensì attraverso il buon esempio e la cultura. Gli obblighi e i divieti danno fastidio alle persone intelligenti, mentre quelle superficiali continuano a non rispettarli.

Lo abbiamo sotto gli occhi continuamente. Vedi appunto il caso della cintura di sicurezza. Ci sono zone d’Italia dove nessuno le usa e si muore per un piccolo tamponamento, eppure l’obbligo c’è da decenni. Vedi poi l’obbligo di tenere i bambini sul sedile posteriore all’interno dell’apposito seggiolino. Eppure li vedo spesso sul sedile anteriore, addirittura in braccio ad un adulto.

Vedi il divieto di utilizzare il cellulare alla guida, eppure quando sono in giro fatico a trovare un automobilista che non abbia quel maledetto oggetto in mano.
Ma non era proibito?

Potrei andare ancora avanti, ma penso che chi vuol capire abbia già capito.

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Dialogo con Socrate, un amico di altri tempi.

Scritto da Luca Govoni | Pubblicato in Società e Psicologia | il 06-01-2016

platone-e-socrateVorrei raccontarvi di un mio caro amico del passato, un individuo che mi ha dato tanto senza saperlo.
Quest’uomo arrivava persino ad affermare di non sapere nulla, tuttavia mi ha insegnato moltissimo.
Una di quelle persone che a prima vista trasmettono nulla o quasi, ma che se osservate con attenzione possono aprirci un vero e proprio mondo di idee e possibilità inedite. Non è stato ciò che egli esprimeva con il suo pur gradevole linguaggio verbale a colpirmi, bensì il suo esempio.

Confrontandomi con lui mi sono reso conto che le parole hanno poco valore, che le chiacchiere alla fin fine si perdono nell’etere e le uniche cose che veramente contano sono le intenzioni individuali che motivano il fare. Un buon esempio di vita, di comportamento, ha il potere di risvegliare quella positività che sicuramente alberga da qualche parte nella mente di ogni persona.

Il mio amico è stato per me, senza saperlo, un modello di vita. Sotto quegli abiti trasandati e quell’aspetto fisico così buffo si celava una personalità estremamente coerente e sincera, una di quelle capaci di incrinare in un attimo le presunzioni e la superbia tipiche del pensare umano, trasmettendo al tempo stesso una spinta vitale verso la ricerca di una verità più autentica.

Il mio antico compagno di viaggi si chiama Socrate.
Ricordo le intense passeggiate attraverso le calde e accoglienti strade di Atene, nonché le nostre conversazioni basate non tanto sulle certezze quanto sui dubbi. Rievoco con grande entusiasmo i suoi interrogativi all’apparenza scontati, ma terribilmente profondi una volta valicata la barriera del preconcetto e della presunzione.

Al crepuscolo tornavo a casa tremolante come un bambino che abbia appena sognato un mostro inquietante, ma ero pieno di stupore. Tutti i quesiti che Socrate mi poneva e poneva a se stesso mi mandavano in crisi. Cercavo di rispondere ad essi facendo ricorso alla mia razionalità, solo che mentre lo facevo sentivo crescere dentro di me l’angoscia e l’insicurezza. A volte ero costretto ad interrompere le mie spiegazioni poiché rimanevo senza parole.

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Imparare a gestire le persone negative

Scritto da Luca Govoni | Pubblicato in Società e Psicologia | il 23-12-2015

positivita-negativitaDopo aver definito la paura e gli effetti che provoca sui singoli individui nonché sulla società umana nel suo complesso, sento l’esigenza di concludere l’argomento. Il funzionamento dualistico della nostra mente prevede che per ogni cosa ne esista una contraria. Nel caso della positività si tratta della negatività. Va accettato il fatto che la negatività, e più un generale la paura stessa, è la condizione-base della nostra mente. Gli istinti sono fondati su questo.

Il bisogno di darsi regole precise e certezze assolute (paura) conduce alla negatività. Tutto ciò che non rientra in quelle regole e in quelle certezze genera automaticamente conflitti psicologici. Fin qui non c’è niente di strano, a mio parere. Credo che tutti noi umani temiamo qualcosa. Ciò che fa realmente la differenza è il modo in cui si reagisce ai propri timori.

Reagire alle paure o rassegnarsi ad esse? Questione di scelte…

Alcuni non reagiscono affatto. Eccoli diventare vittime della negatività.
Queste persone fanno del male soprattutto a se stesse.
Altri sostituiscono una paura con una certezza illusoria, il che se vogliamo è pure peggio.
Tante persone malvagie sono del tutto convinte di agire nel bene. Esse fanno del male a se stesse e agli altri.
Abbiamo poi coloro che rifiutano sia di vivere nel terrore che nell’illusione. Queste persone potremmo definirle realiste. Non danneggiano nessuno in maniera diretta, ma tendono a diventare ciniche.
Infine ci sono quelli che decidono consapevolmente di analizzare e comprendere le proprie paure per vedere che cosa ne viene fuori. Questi ultimi affrontano il lato oscuro della mente e cercano di sfruttare l’energia delle proprie paure per costruire qualcosa di nuovo.
Attenzione, si tratta di un lavoro individuale che riguarda esclusivamente la propria persona.
Lo scopo non dovrebbe essere quello di cambiare il mondo, bensì di capire meglio la propria interiorità.

Essere positivi non significa negare l’esistenza della negatività. Quello si chiama ottimismo e potrebbe essere inquadrato come una forma di psicosi. Semplicemente si preferisce focalizzarsi in maniera consapevole sugli aspetti gradevoli e costruttivi dell’esistenza piuttosto che fissarsi sulle sue miserie (la morte, le malattie, i pericoli, l’egoismo, la cattiveria, il materialismo ecc).

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Paura e Consapevolezza: i due estremi dell’animo umano

Scritto da Luca Govoni | Pubblicato in Società e Psicologia | il 07-10-2015

urlo-di-munchTorno ancora una volta sul concetto di “paura” già trattato in questo articolo:
Perché c’è tanto odio nella nostra società?

Come mai insisto tanto sulla paura? E perché la contrappongo alla consapevolezza?

Nel rispondere a queste domande tenterò di analizzare la questione da un punto di vista psico-filosofico-evoluzionistico.

Del resto non credo sia possibile spiegare il presente senza analizzare il passato, così come trovo del tutto inutile operare un elenco di fatti storici slegati dal loro contesto culturale.

Diciamo che ho notato un fatto: la paura impedisce alle persone di evolvere dal punto di vista psicologico. Essa agisce come una sorta di cavezza mentale che mantiene la psiche umana legata agli istinti più primordiali. Va notato che i nostri istinti derivano in gran parte proprio dalla paura. La paura è un’emozione e se non fosse presente vedremmo minacciata la nostra stessa sopravvivenza. Pensiamo agli animali feroci e all’effetto che producono sull’essere umano, oppure al timore delle altezze e della velocità.

La coscienza e la capacità di astrazione

C’è però un problema: il cervello umano ha subìto nel corso del tempo uno sviluppo del tutto originale rispetto a quello degli altri animali, e tale evoluzione ha generato la cosiddetta coscienza. Un gatto non è cosciente come lo siamo noi, infatti è lecito supporre che esso non sappia di essere nato e di procedere verso la morte. Tutt’al più il felino è cosciente di esistere qui ed ora. Siete d’accordo?

L’esistenza del gatto gira dunque attorno al suo istinto di sopravvivenza, come è naturale che sia.

L’essere umano percepisce invece lo scorrere del tempo e sa che un giorno morirà. Ciò lo porta a discostarsi in gran parte da quelli che sono i suoi istinti primari, i quali lo vorrebbero totalmente legato alla sopravvivenza della specie. Il lavoro, il denaro, le arti, la cultura, le religioni e quant’altro sono invenzioni nate nel momento in cui gli esseri umani hanno iniziato ad avere coscienza del proprio destino.

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Perché sostengo che viaggiare in gruppo (in moto) è deleterio?

Scritto da Luca Govoni | Pubblicato in Cultura e Mal-Educazione Stradale, Società e Psicologia | il 14-09-2015

gruppo-motociclisti-pericoloChi mi segue penso abbia oramai compreso che non scrivo su internet in cerca di facili consensi e approvazione. Al contrario sono una persona piuttosto critica che attira frequentemente antipatie su di sé. Non posso farci niente, quando osservo qualcosa di sbagliato mi sento in dovere di farlo presente, ma sempre in ottica costruttiva. Le mie critiche e i miei giudizi non sono fini a se stessi ma sono motivati da un reale desiderio di migliorare, anche se di poco, la realtà in cui vivo.

Ciò che vado combattendo è l’inconsapevolezza generalizzata delle persone. Soggetti anche intelligenti in senso tecnico (bravi negli studi e nei test logico-matematici) che tuttavia si perdono nel classico bicchier d’acqua quando si tratta di applicare semplici regole di buonsenso alla vita quotidiana.

Bene, veniamo al succo della questione.
Perché affermo che andare in moto in gruppo è un qualcosa di tendenzialmente negativo?

Per due motivi:

1) perché l’essere umano apprende prevalentemente per imitazione;

2) perché siamo tutti diversi e ognuno di noi deve trovare il proprio modo personale di fare le cose.

Apprendere per imitazione: vantaggi e svantaggi

bambina-imita-mossa-scimmiaCosa significa apprendere per imitazione? Semplice, quando una persona non sa come fare qualcosa, osserva come la fanno gli altri. Purtroppo il processo di osservazione non sempre passa attraverso il filtro della ragione e del buonsenso. Anzi, direi che solitamente ci si limita ad assorbire pensieri e comportamenti altrui in maniera inconsapevole. Ciò è comprensibile in un bambino, il quale ancora non possiede gli strumenti psicologici e materiali per discernere il meglio dal peggio.

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Dialogo fra Luca Govoni ed un istruttore di scuola guida (arrabbiato)

Scritto da Luca Govoni | Pubblicato in Società e Psicologia | il 09-09-2015

Il seguente dialogo è iniziato ieri con un commento pubblico da parte di un istruttore di scuola guida. Il commento è stato rivolto al seguente articolo:
Come imparare veramente a guidare una moto: le basi tecniche che nessuno vi spiegherà mai…

 

1. Istruttore

Buongiorno mi chiamo (nome rimosso) e faccio l’istruttore (per le sole patenti di categoria A) presso l’autoscuola gestita da (nome rimosso) a (località rimossa).
Non nascondo che leggendo alcuni pareri qui pubblicati mi sono quanto meno “risentito”non parlo per la categoria, ma per il motociclista, l’istruttore, ed il padre che proprio non si riconoscono nei giudizi da voi espressi).
Mi presento: ho (età rimossa) anni da quando ne avevo 10 utilizzo veicoli a 2 ruote, ho fatto cross, ho utilizzato moto da enduro, da strada, ho provato a girare più di qualche volta in pista, in passato per 2 anni ho fatto il meccanico a tempo pieno presso un concessionario di moto adesso, quando il tempo me lo permette, faccio il turista su due ruote insieme a mia moglie anch’essa centaura! Ho (numero rimosso) figli, il più piccolo va in moto da quando aveva (età rimossa) anni, … (parte rimossa per questioni di privacy).
Come molti di voi ben sanno quelli che snocciolano troppo facilmente teorie motociclistiche molte volte sono i bikers che vanno in moto al bar il sabato mattina e tornano a casa la sera senza aver fatto più di 10km e che nella loro vita hanno fatto in tutto 10000km e sono andati una sola volta a girare in pista, io non faccio parte di questi, ne io ne molti altri colleghi che in sella alle motociclette hanno girato e ancora stanno girando veramente parecchio!
Nella nostra scuola guida non esistono “ROTTAMI” i mezzi di tutte le categorie sono perfetti e regolarmente controllati anche perché, oltre all’uso professionale, ciascuno di essi viene usato anche per uso privato dai membri della nostra famiglia. Oltre a questi veicoli ai candidati vengono messi a disposizione GRATUITAMENTE dispositivi di protezione di ottima qualità e per quasi tutte le taglie.
Ora vi spiego qualche cosa in più: nel 2015 la parola d’ordine dei potenziali clienti è: quanto costa la patente della moto? E subito dopo: quante guide dovrò fare? Noi abbiamo deciso di rispondere in questo modo: il costo per la patente è “TOT”, riguardo le guide: dipende se aspiri semplicemente a superare le prove previste per l’esame o se vuoi anche imparare ad andare in moto; nel primo caso ti consigliamo di rivolgerti a uno qualsiasi dei “discount della patente” disseminati in tutte le città d’Italia, se invece vuoi andare in giro un pochettino più sicuro parliamone e vedrai che sicuramente troveremo il giusto accordo.
Non nascondo che così parlando molti dei potenziali clienti vengono inesorabilmente perduti ma, da padre, davvero non me la sento di mettere in strada un ragazzo di 14, 16, 18, o 24 anni che sa solo stare in equilibrio per evitare alcuni birilli e accenna a fare una pseudo frenata di emergenza. Detto questo ai pochi che decidono di diventare nostri clienti affidiamo anche un opuscoletto, redatto e stampato da noi, dove oltre alle risposte per l’esaminatore di turno viene trattato anche: come si guida, come si utilizza il cambio, come si frena sui vari terreni e con vari tipi di moto, come si scelgono e si utilizzano i dispositivi di protezione, e non ultimo come ci si prende cura del proprio veicolo.
Chiedo quindi, a tutti gli interlocutori di questa rubrica, di evitare di generalizzare perché così facendo si rischia di offendere quelli che, come me, non si riconoscono assolutamente negli esempi che citate. Posso assicurarvi che in (località rimossa) le “autoscuole serie” ci sono, fanno sempre più fatica a stare a galla e a reggere il confronto prezzi con i “discount della patente”, ma ci sono ancora!! Sono i clienti che purtroppo non sempre riescono a riconoscere al volo questa differenza e scelgono solamente pensando al portafoglio invece che alla vita propria o peggio ancora del proprio figlio!!
Mi scuso per essermi dilungato, ricordo a tutti che sono anche pronto a rispondere più esplicitamente in privato a chiunque voglia contattarmi ragion per cui lascio un indirizzo mail (indirizzo rimosso)
E come dico sempre Buona strada a tutti i motociclisti!!

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Le origini aliene dell’umanità: teoria corredata da prove che unisce scienza e religione.

Scritto da Luca Govoni | Pubblicato in Società e Psicologia | il 30-07-2015

evoluzione umanaLa scienza ci insegna che l’essere umano moderno è frutto dell’evoluzionismo darwiniano, anche se esistono alcuni frangenti nell’evoluzione della nostra specie che non sono per niente chiari. In particolare, ciò che nemmeno Darwin fu in grado di spiegare, è come mai in così poco tempo si sia passati dall’homo erectus (ossia una scimmia capace di camminare in posizione eretta) al cosiddetto homo sapiens (dotato di una capacità cranica assai maggiore e di una struttura fisica del tutto simile alla nostra.

La teoria evoluzionistica pare funzionare, pur con tante perplessità, finché la si applica alle altre specie animali; mentre se cerchiamo di estenderla all’essere umano, le perplessità diventano veri e propri misteri.

Nel campo dell’evoluzione il tempo si misura in milioni d’anni, mentre il passaggio dall’homo erectus a quello sapiens, e stiamo parlando di un cambiamento enorme, pare essere avvenuto molto più rapidamente.

 

Quell’inspiegabile accelerazione biologica e culturale

Inoltre, una volta giunto alla fase “sapiens”, e qui arriviamo alla vera stranezza, l’essere umano sembra essere rimasto piuttosto stabile nel suo comportamento per decine di migliaia di anni, per poi “esplodere” dal punto di vista evolutivo iniziando ad utilizzare le lingue scritte, scoprendo la geometria e l’astronomia, inventando l’architettura, l’arte, e dando vita ad un tipo di società del tutto inedito.

In poche parole sono stati necessari milioni d’anni per passare dalla posizione a quattro zampe a quella eretta, mentre ne sono bastate poche migliaia per arrivare allo stato tecnologico e biologico presente.

Nessuno scienziato riesce a motivare in maniera convincente tale accelerazione evolutiva.
Dal mio punto di vista le possibilità sono due e possono essere entrambe vere:
1) parte della storia umana è andata perduta oppure è stata eliminata di proposito;
2) ad un certo punto c’è stato un intervento esterno che ha modificato il corso dell’evoluzione umana.

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Perché c’è tanto odio nella nostra società?

Scritto da Luca Govoni | Pubblicato in Società e Psicologia | il 04-11-2014

bene-e-maleScrivo questo articolo perché sono una persona molto sensibile alle ingiustizie e alla cattiveria umana. Quando mi trovo davanti un individuo che giudica e disprezza qualcosa, qualcuno o intere categorie di persone senza una ragione fondata, mi metto automaticamente a pensare. La mia non è soltanto curiosità scientifica, ma anche -credo- un tentativo subconscio di produrre una giustificazione alla cattiveria apparentemente ingiustificata che mi trovo a dover affrontare. La cattiveria mi fa paura.

Credo sia umano cercare delle spiegazioni anche ai comportamenti più deleteri, e le conseguenze disastrose di tale pratica le vediamo chiaramente quando prendono forma nel sistema giudiziario. Si arriva così a giustificare l’atto più immondo e non è raro che i criminali la facciano franca proprio a causa del giustificazionismo tipico della società italiana. L’assassino diventa un disperato che non aveva altra scelta che uccidere, il ladro è invece colui/colei che vive in condizioni di estremo disagio e che si trova obbligato a sottrarre qualcosa a qualcun altro per poter sopravvivere.

Ciò che accade in questi contesti è molto semplice: l’attenzione si sposta dal crimine al criminale. Così facendo esso non viene più inquadrato come un delinquente ma piuttosto come una persona dotata di pregi, difetti e sentimenti. Il problema di fondo è che la giustizia dovrebbe valutare il crimine e non la persona, perché diversamente diviene possibile trovare una giustificazione a qualsiasi tipo di reato.

1 – In equilibrio instabile fra egoismo e paura

Torniamo però al tema principale di questo articolo: l’odio. Tante persone vivono in una costante situazione di invidia verso il prossimo. Non sempre sono consapevoli di essere invidiose, anzi direi che spesso non lo sono. Ma da cosa deriva l’invidia? L’essere umano è fondamentalmente egoista, infatti il suo istinto di sopravvivenza lo spinge ad accaparrarsi tutto quanto a discapito del prossimo. Volendo essere precisi dovremmo però parlare di egocentrismo, che di fatto costituisce un’estremizzazione dell’egoismo. Nella sua accezione primaria egoismo significa semplicemente “amore per se stessi”.

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Il Trentino-Alto Adige VS i Motociclisti: continua la criminalizzazione, stavolta tirano in ballo i disabili

Scritto da Luca Govoni | Pubblicato in Società e Psicologia | il 04-07-2014

Il Trentino-Alto Adige è una regione che non finisce mai di stupirmi. Evito oramai di viaggiare e fare turismo in questa parte d’Italia da un paio d’anni, in particolare dopo aver incontrato i cartelli stradali di cui ho scritto in questo articolo: comunicare in maniera positiva e distruttiva, ovvero positività versus negatività. Avendoli percepiti come offensivi nei confronti della mia intelligenza e di chiunque vada in moto, nonché di coloro che realmente hanno subìto incidenti stradali (e dei loro famigliari) rimanendo gravemente feriti o rimettendoci addirittura la vita (magari per colpa di altri), da quel momento ho rinunciato all’idea di visitare una regione dove non sono ben voluto e dove si tende ad inquadrarmi come una sorta di psicopatico per il semplice fatto che mi piace andare in moto. In Trentino esistono anche strade vietate espressamente ai motociclisti (e non a chi guida altri veicoli), ovviamente senza una ragione chiara e valida, perciò a me pare evidente il fatto che i centauri non siano ben accetti da quelle parti. Bene, io ho smesso di andarci e di portare loro il mio denaro da qualche tempo, tuttavia mi tocca passare di là quando sono diretto verso Austria e Svizzera, e non posso non notare certe nefandezze come questa:

Campagna choc per motociclisti in Alto AdigeIl presente manifesto compare su varie strade del Trentino-Alto Adige, la scritta bianca è piuttosto piccola e la si nota soltanto viaggiando ad andatura turistica e prestando attenzione non solo alla strada ma anche al paesaggio. Tra l’altro viene messo in zone a dir poco discutibili, per esempio poco prima di una curva, cercando così di distogliere l’attenzione dei guidatori dalla strada nei momenti meno opportuni. Ripeto, viene notato soltanto se si va piano e se ci si guarda attorno.

Ora, io continuo a non capire cosa stiano cercando di ottenere in Trentino esibendo cartelli stradali come questo, ma l’unico pensiero sensato che mi viene in mente è appunto che vogliano scoraggiare i motociclisti ad utilizzare le loro strade. Bene, io spero che riescano in questo intento e che nessun motociclista vada più a visitare la loro regione, che è comunque ricca di posti molto belli ed interessanti. Ma poco male, credetemi! Sul pianeta Terra esistono altri luoghi altrettanto ameni: in Veneto, in Lombardia, In Austria, Svizzera e Francia. I francesi in particolare sono molto gentili nei confronti dei centauri e capita sovente di incontrare gendarmi loro stessi motociclisti. All’estero non verrete etichettati come criminali se vi piace andare in moto e verrete trattati nella maggior parte dei casi come tutti gli altri; in alcuni rari casi persino meglio degli altri. La polizia non vi darà la caccia come fa invece in Trentino, attaccandosi a qualsiasi scusa pur di farvi una multa

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