Come frenare in moto nella guida stradale. Falsi miti e credenze.

Scritto da Luca Govoni | Pubblicato in Cultura e Mal-Educazione Stradale | il 01-08-2013

Freni anteriori di una motoMi sento persino un po’ ridicolo a dover spiegare alla gente come si frena in moto… Non dovrebbe esserci molto da dire, invece ahimè c’è un sacco di disinformazione a riguardo, pertanto voglio occuparmi dell’argomento dettagliatamente. Premetto che questo articolo riguarda la guida STRADALE; vi invito dunque ad evitare nei vostri commenti di fare paragoni con la guida in pista. Nella guida stradale l’obiettivo primario non è quello di andare più forte, ma di divenire perfettamente consapevoli di quello che si sta facendo, evitando errori dovuti all’inesperienza e alla scarsa comprensione della dinamica del mezzo.

Qui parliamo dunque dell’utilizzo della moto in strada, in sicurezza e nel rispetto, per quanto possibile, del codice della strada. Come sostiene giustamente qualcuno, usare la moto in pista aiuta molto nella guida stradale, in quanto rende maggiormente consapevoli dei propri limiti e di quelli del mezzo; inoltre abitua il cervello a lavorare ad “alta velocità”. Tuttavia “fissarsi” su determinate esperienze e/o idee non va mai bene, a mio modo di vedere le cose. Servono elasticità e spirito di adattamento nella guida stradale, poiché le variabili in gioco sono numerose e in continuo cambiamento. Aggiungo inoltre che ancor più utili delle esperienze in pista, sono quelle in fuoristrada. In quest’ultimo caso ci si trova a dover affrontare situazioni spesso difficili che obbligano a riflettere prima di agire. Mentre in pista si cerca di fare tutto nel minor tempo possibile e alla massima velocità, nel fuoristrada l’attenzione si sposta maggiormente sul lato tecnico, focalizzandosi sul controllo del mezzo, sull’equilibrio e sul superamento di ostacoli e situazioni dove conta molto di più la padronanza assoluta del mezzo piuttosto che la velocità.

Chi viaggia e chi chiacchiera

Dunque, è ormai risaputo che il numero di teorie e la fantasiosità delle stesse riguardo alla guida della moto varia in maniera inversamente proporzionale al numero di km percorsi da colui/colei che le produce. Il che significa che il proprietario della moto che vedete davanti al bar il sabato mattina, e che non si schioda da lì fino al sopraggiungere delle tenebre, almeno a parole è uno dei motociclisti più esperti e vissuti che esistano sul pianeta. Coloro che invece la moto la usano veramente, per viaggiare e macinare km, e non soltanto quando ci sono 30°C e il sole splende alto nel cielo, di solito sono molto più prudenti nello snocciolare teorie e certezze assolute. Fatta questa doverosa premessa, guarda caso il sottoscritto fa parte di coloro che la moto la utilizzano quotidianamente, sia come mezzo di trasporto che come mezzo di svago. Al bar non ci sono mai andato, se non per acquistare una bottiglietta d’acqua in caso di forte sete! Preferisco frequentare altri posti, specialmente con la moto… Percorro circa 30.000 km all’anno con le mie due moto, a volte con passeggero al seguito ma perlopiù in solitudine. Quello che sto per spiegare a proposito della frenata deriva dalla mia esperienza su strada e in piccola parte anche in fuoristrada. Esperienza maturata nel corso degli anni. Niente contro i bar, comunque. Sono ottimi luoghi di aggregazione sociale.

Tengo inoltre a precisare che a scuola guida non mi hanno insegnato praticamente nulla della dinamica di una motocicletta. Ricordo addirittura che colui il quale avrebbe dovuto farmi da istruttore, durante le guide preferiva seguirmi in distanza a bordo di un’automobile… Come si può insegnare ad un’altra persona ad andare in moto in questa maniera? A voi le conclusioni…

Se i freni sono due un motivo ci sarà…

Torniamo al tema di questo articolo: la frenata in moto. Per me non c’è mai stato bisogno di ragionarci troppo su, a dire il vero. I freni sulla moto sono due, anteriore e posteriore. E due ne ho sempre usati. Punto. E qui sfatiamo il primo credo di molti motociclisti della domenica con ambizioni pistaiole: non si frena con il posteriore! Ma perché, poi? Abs motoNon l’ho mai capito, tant’è che io lo utilizzo quasi sempre insieme all’anteriore, ormai in maniera automatica. I freni sono due ed è bene utilizzarli entrambi in maniera sinergica, in modo che il motoveicolo mantenga un assetto maggiormente “piatto” e stabile, affondando di meno nell’avantreno. In caso di frenata di emergenza è logico che il freno anteriore la faccia da padrone, visto che il peso del mezzo si sposterà verso la ruota anteriore alleggerendo quella posteriore. Ma è comunque bene frenare anche posteriormente applicando la giusta proporzione di forze. Se si dispone dell’ABS si può pigiare con forza anche la leva del freno posteriore senza correre il rischio di far bloccare la ruota. In ogni caso io consiglio di non confidare mai troppo negli ausili elettronici; è preferibile imparare a conoscere la dinamica del mezzo che si sta utilizzando, nonché i propri limiti. L’elettronica potrà venire in aiuto nei momenti più scabrosi, ma non rimedierà agli errori causati dall’ignoranza. Un motociclista intelligente dovrebbe a mio avviso condurre il proprio mezzo come se fosse totalmente privo di aiuti elettronici; dimenticarsi insomma di possedere l’eventuale ABS, il controllo di trazione e quant’altro. I supporti elettronici entrano in funzione in caso di emergenza, ma non si dovrebbe MAI salire in moto (e su qualsiasi altro tipo di veicolo) pensando che tanto l’elettronica rimedierà ai nostri errori. Questo è un modo di pensare da perdenti. Si dovrebbe invece fare di tutto per non commetterli, gli errori.

La frenata in piega

Ma cosa succede se la frenata di emergenza avviene in curva, quindi a moto piegata? Niente di particolare, direi. Vale la stessa regola di prima, ossia utilizzare entrambi i freni, chiaramente in maniera più delicata poiché l’aderenza del mezzo diviene via via meno salda all’aumentare dell’angolo di piega. Alcune moto, e alcuni pneumatici in particolare, tendono a provocare un effetto raddrizzante quando si frena con l’anteriore a moto piegata, il che si traduce in un leggero sottosterzo, ovvero un allargamento della traiettoria. Non succede con tutte le moto e con tutti gli pneumatici, ma quando si utilizza una moto per le prime volte, o si cambia modello di pneumatico (specialmente in quest’ultimo caso!), è bene fare un piccolo test per capire se l’effetto raddrizzante è presente o meno e in quale misura. Comunque sia, tale effetto è contrastabile dal guidatore attraverso l’applicazione del controsterzo, che consiste semplicemente nello spingere il manubrio della moto nella direzione opposta a quella della piega; nulla di fantascientifico, tant’è che questa tecnica viene utilizzata in maniera del tutto inconsapevole da chiunque guidi un qualsiasi mezzo a due ruote (bicicletta, scooter, moto) nel momento in cui affronta una piega. Ma quando se ne diviene consapevoli si apre un piccolo mondo che permette di passare ad uno stile di guida più evoluto e preciso.

L’effetto raddrizzante e il controsterzo

controsterzo motoProvate ad andare dritto con la vostra moto/scooter ad una velocità di 40-50 km/h, possibilmente in una zona chiusa al traffico o comunque lontano da altri veicoli in movimento. Provate ora a spingere leggermente in avanti, con delicatezza, la manopola destra, proprio come se doveste girare il manubrio verso sinistra. Cosa succede? La moto/scooter piega verso destra! In pratica voi state girando il manubrio a sinistra e il mezzo va a destra. Questo è il controsterzo, ed è un prodotto dell’effetto giroscopico generato dal movimento della ruota anteriore. Senza rendervene conto lo applicate di continuo per far piegare e risalire il mezzo. Ora che ne siete consapevoli, tuttavia, potete sfruttarlo per compiere manovre più complesse che andranno a beneficio della vostra sicurezza. Tornando al tema della frenata, ed in particolare dell’effetto raddrizzante di certi pneumatici, adesso sapete esattamente come contrastare tale fenomeno! Se vi capita di frenare con la ruota anteriore in curva e notate che il mezzo tende a raddrizzarsi, allargando dunque la traiettoria e portandovi verso il ciglio della strada o peggio ancora verso la corsia opposta, non dovrete fare altro che applicare consapevolmente il controsterzo per far sì che la vostra moto o il vostro scooter non si raddrizzi.

Il controsterzo in pratica

Esempio pratico: state affrontando una curva a destra e davanti a voi compare improvvisamente un’auto che procede a bassa velocità e vi costringe a frenare. Frenate con entrambe le ruote per avere una frenata più equilibrata ed efficace, ma sentite che il mezzo tende a raddrizzarsi portandovi verso la corsia opposta. Vi basterà, a questo punto, applicare la tecnica del controsterzo! Dovrete semplicemente spingere la manopola destra in avanti, come se voleste girare il manubrio verso sinistra, ovviamente con delicatezza. Il mezzo manterrà la traiettoria anche durante la frenata e non ci saranno problemi. Attenzione, è sconsigliabile tirare il manubrio all’indietro; esso andrebbe solamente spinto in avanti. A seconda di quello che volete ottenere, dovrete fare pressione sulla manopola sinistra o su quella destra. Consiglio vivamente di non tirare il manubrio verso di sé, poiché tale comportamento potrebbe innescare degli scompensi ciclistici nel mezzo. Ricordate: spingere il manubrio e mai tirarlo.

Quelli che: <<in curva non si deve usare mai il freno anteriore!>>

Sfatiamo così il secondo falso mito abbracciato da molti motociclisti con la emme minuscola: non si frena con l’anteriore in curva! Certo, se volete allungare gli spazi di arresto fate pure, ma io non vedo alcuna valida ragione per farlo. Discorso diverso se diviene necessario rallentare leggermente per correggere la traiettoria, per esempio a causa di una curva progettata male che “stringe” all’improvviso; in questo tipo di scenario il freno posteriore fa proprio al caso nostro poiché non produce alcun effetto raddrizzante, come potrebbe invece fare quello anteriore. Su Youtube sono incappato in alcuni video didattici girati da persone che si reputano esperti motociclisti, tanto da occuparsi di corsi di guida sicura e quant’altro, i quali esortano i propri ascoltatori a non utilizzare il freno anteriore in curva. Sono perplesso e preoccupato. Ho sempre utilizzato il freno anteriore, sia in rettilineo che in piega, così come quello posteriore, e non mi è mai successo nulla di tragico o inaspettato, anzi, trovo che sia decisamente più sicuro e sensato adottare il mio sistema. Non bastasse la mia esperienza, sappiate che i sistemi antibloccaggio (ABS) di nuova generazione prevedono la frenata combinata, perciò quando si agisce sul freno posteriore entra in funzione anche quello anteriore, sebbene in misura ridotta (guarda questo video per una spiegazione più dettagliata del sistema: CBS – frenata combinata Honda). Forse questi soggetti che si autoproclamano esperti di motociclette e di sicurezza non ne sono ancora al corrente, oppure confondono la guida stradale con quella in pista… Quindi, che lo vogliate o no, le moto del futuro freneranno con entrambe le ruote anche in curva, proprio come dovrebbe fare già adesso qualunque Motociclista maturo e accorto!

Personalmente vi invito a non dare troppo ascolto a chi usa la moto soltanto in pista. A queste persone interessa andare il più forte possibile, perciò il loro utilizzo della moto si limita a questo. In strada lo scopo non è andare forte, ma guidare in sicurezza e con consapevolezza. Che ci crediate o no, è più importante imparare a controllare la moto a bassissima velocità piuttosto che a 200 km/h. Ecco perché all’inizio dell’articolo vi dicevo che le esperienze in fuoristrada sono più utili di quelle in pista.

Guardate il seguente video:

E ora ditemi: secondo voi questo signore saprebbe anche guidare ad alta velocità? La risposta è ovviamente Sì! Chi impara a governare la moto a bassa velocità può fare tutto ciò che vuole. Il motociclista nel video esibisce un controllo assoluto del mezzo e una sensibilità estrema nel dosare acceleratore e freni. Da bambini si impara prima a camminare e poi a correre, giusto? Ecco, la stessa regola vale per la guida della moto…

Il freno posteriore e il sovrasterzo

Torniamo ora al freno posteriore, il quale, se applicato in curva, produce al contrario di quello anteriore un effetto sovrasterzante, portando dunque la moto a stringere maggiormente la traiettoria. Ecco un motivo in più per usare entrambi i freni: quello posteriore tende ad annullare l’eventuale effetto raddrizzante di quello anteriore, mantenendo il mezzo in un assetto più stabile. Freno posterioreInoltre, ogni tipologia di moto è diversa dall’altra, e sicuramente su una supersportiva, dove il baricentro tende ad essere spostato in avanti, avremo un comportamento diverso rispetto ad un mezzo con impostazione enduristica in cui il baricentro è più spostato verso la parte posteriore e generalmente anche più in alto. Inoltre le moto caratterizzate da un’impostazione di tipo enduristico possiedono generalmente sospensioni abbastanza morbide e dalla lunga escursione, il che rende poco pratico l’utilizzo esclusivo del freno anteriore quando il mezzo è inclinato a causa di un pronunciato beccheggio. Con una moto da enduro, o comunque di impostazione enduristica, come la mia XT 660 R, tendo dunque ad utilizzare parecchio il freno posteriore, tant’è che mi ritrovo a sostituire le relative pastiglie più frequentemente di quelle anteriori. Quando sono in sella alla mia Honda CBF 600 S, che possiede un’impostazione più turistica, sostituisco le pastiglie anteriori e posteriori in concomitanza.

Questione di baricentro

Riassumendo, possiamo dire che le moto sportive – quelle con manubrio basso e dimensioni compatte, tanto per capirci – hanno il baricentro spostato verso la ruota anteriore, perciò il freno posteriore ha poca efficacia e va utilizzato con delicatezza nelle frenate più impegnative, mentre la ruota anteriore può contare su un impianto frenante potente. All’estremo opposto troviamo le moto cosiddette “custom“, generalmente lunghe e pesanti, le quali possono invece contare su un ottima frenata anche alla ruota posteriore. In mezzo troviamo le moto con impostazione turistica/fuoristradistica e gli scooter, che hanno una frenata abbastanza bilanciata fra avantreno e retrotreno. Va inoltre ricordato che la presenza di un eventuale passeggero rende più efficace il freno posteriore specialmente sui mezzi particolarmente sportivi, in quanto il baricentro del sistema moto/occupanti subisce uno spostamento verso la ruota posteriore.

Quando l’aderenza è poca

La preferenza di utilizzo del freno anteriore o posteriore è dettata anche dalle condizioni di aderenza del fondo stradale. In caso di asfalto asciutto o moderatamente bagnato (non allagato!) vale quanto scritto sopra, mentre quando l’aderenza comincia a diventare precaria bisogna utilizzare alcune accortezze. Moto sulla neveSe non si dispone di ABS, in caso di pioggia, fango, ghiaia, neve ecc, bisogna chiaramente frenare con molta cautela. Una frenata troppo aggressiva potrebbe portare al bloccaggio delle ruote. Quando l’aderenza è veramente minima, può essere necessario dimenticarsi completamente del freno anteriore, a meno che appunto la moto non possieda l’ABS. Il bloccaggio della ruota anteriore si conclude spesso con una caduta. Meno grave è il bloccaggio di quella posteriore, che risulta essere più facilmente controllabile. Quindi, in situazioni di aderenza veramente precaria, per esempio su una strada sporca di fango, va SEMPRE data la preferenza al freno posteriore. Anche quando si transita sulle strisce pedonali o comunque sulla vernice usata per la segnaletica orizzontale va fatta molta attenzione. Le strisce di vernice, in Italia, sono sempre scivolose, e diventano estremamente viscide quando l’asfalto è bagnato o anche soltanto umido.

Le pozzanghere e l’acquaplaning

Quando invece piove molto forte e l’asfalto tende ad allagarsi, ovvero a ricoprirsi completamente di acqua formando delle vere e proprie pozze lunghe anche decine di metri, attenzione soprattutto alla velocità! Più alta è la velocità maggiore è il rischio di incappare nel cosiddetto “acquaplaning”; il fenomeno si verifica quando gli pneumatici della moto arrivano a galleggiare letteralmente sul velo d’acqua, perdendo dunque l’aderenza prodotta dal contatto con l’asfalto. C’è da dire che ogni moto e ogni modello di pneumatico hanno un comportamento diverso in questo senso, e che i mezzi più leggeri sono anche i più a rischio di acquaplaning. Una moto stradale, con larghi pneumatici da asfalto, correrà più rischi di una moto che monta stretti pneumatici tassellati o semi-tassellati. Attenzione dunque: non crediate che una moto sportiva che può affrontare una curva ad alta velocità in condizioni ottimali, possa farlo anche quando l’asfalto è bagnato! Se la moto galleggia sull’acqua, la frenata diventa del tutto nulla. L’ABS non serve a granché in questo caso, perciò ancora una volta vi consiglio di essere particolarmente prudenti quando viaggiate su strade in cui compaiono pozzanghere, specialmente se si tratta di strade a scorrimento veloce. Non a caso in Germania, dove alcuni tratti autostradali non prevedono limiti di velocità, in realtà il limite c’è eccome in caso di asfalto bagnato: 110 km/h. E il loro asfalto è generalmente migliore di quello italiano, perciò fate bene i vostri calcoli.

Non preoccupatevi della pioggia, ma della sporcizia!

A proposito, lo sapevate che l’aderenza minima in caso di pioggia si verifica non quando la strada è ormai completamente bagnata, ma quando si sta bagnando? Esatto, nel momento in cui l’asfalto comincia ad inumidirsi, e la sporcizia presente su di esso inizia a sciogliersi, quello è il momento peggiore. Immaginate lo sporco presente sull’asfalto come sapone che viene prima sciolto e poi lavato via dalla pioggia.

Asfalto umido

Attenzione all’asfalto!

Chiaramente un buon Motociclista dovrebbe saper riconoscere il tipo di asfalto e la relativa capacità di aderenza con un colpo d’occhio. Gli asfalti non sono tutti uguali e, su alcuni, quelli particolarmente lisci tanto da sembrare patinati, il grip è solitamente mediocre. Gli asfalti migliori, sopratutto in caso di pioggia e sporcizia, sono quelli ruvidi che si possono incontrare su alcune strade di montagna e in certi tratti autostradali (peccato che non vengano utilizzati su TUTTE le strade!). In generale vale la regola secondo la quale più l’asfalto è liscio e più bisogna fare attenzione sia in frenata che in curva. Attenzione anche alla presenza di forte vento, il quale può portare detriti e sporcizia sulla strada (per esempio foglie, rami, sabbia). Indipendentemente dal tipo di fondo stradale io consiglio di viaggiare SEMPRE con un dito, per esempio il medio, oppure con due dita al massimo (medio e indice), sulla leva del freno anteriore, così da essere pronti ad affrontare una frenata di emergenza in tempi ridotti. In caso di frenata di panico, è meno probabile arrivare al bloccaggio della ruota anteriore (in mancanza di ABS), poiché la forza esercitata da una o due dita non è esagerata. Frenando con 4 dita si rischia al contrario di esagerare se presi dal panico.

Poi c’è la questione delle buche, delle imperfezioni e in generale della scarsa manutenzione delle strade italiane. Le imperfezioni più pericolose, per un dueruotista, sono quelle longitudinali, ossia disposte nel senso di marcia; vedi la foto sottostante:

crepa longitudinale asfalto

Una crepa del genere può mettere in difficoltà anche il motociclista più accorto se non viene notata con il dovuto anticipo. Quando si è costretti a transitare sopra una crepa come questa, bisogna stringere saldamente il manubrio per evitare che cominci a sbacchettare. La frenata può diventare difficoltosa e il mio consiglio è quello di dare la precedenza al freno posteriore proprio per evitare di provocare il bloccaggio della ruota anteriore. Ma soprattutto ricordate di tenere saldamente il manubrio e di non fare nulla di avventato, come sbandate e frenate improvvise. Spesso conviene centrare in pieno una buca o una crepa piuttosto che cercare di schivarla, specialmente se l’asfalto è bagnato o sporco. Inoltre ho notato che molti utilizzatori di moto e scooter non si rendono conto che possono sollevare il sedere dalla sella quando sono costretti a passare sopra buche e imperfezioni particolarmente pronunciate. E’ sufficiente alzarsi dalla sella per un secondo per dimezzare l’effetto dello scossone sul nostro fisico

Le imperfezioni e le buche hanno un effetto maggiore sui mezzi con ruote più piccole e su quelli con sospensioni più rigide. Si avvertono dunque con maggiore intensità a bordo di un piccolo scooter piuttosto che di una moto con impostazione enduristica/turistica. Vi consiglio di non esagerare con la pressione degli pneumatici, in quanto il loro effetto ammortizzante verrebbe meno. Se le strade che frequentate abitualmente non sono esattamente perfette, vi conviene assolutamente gonfiare gli pneumatici ad una pressione media. Ne trarrà beneficio sia il vostro fondoschiena che la vostra sicurezza.

Trattori e camion: fango e detriti!

Altro consiglio fondamentale: prestate estrema attenzione quando attraversate zone di campagna dove sono presenti trattori e camion. I trattori portano fango e sassi sull’asfalto, così come i camion che provengono dai campi. A me è capitato di vedermela brutta transitando in una giornata di pioggia su una strada altamente trafficata da mezzi agricoli. C’era un vero e proprio strato di fango sull’asfalto, sciolto dalla pioggia e spalmato dagli altri veicoli per decine di metri. Tra l’altro si trattava di una strada a scorrimento veloce. Vi assicuro che non è piacevole ritrovarsi sul fango a 90 km/h. Me la sono cavata mantenendo il sangue freddo ed evitando frenate e qualsiasi altro gesto impulsivo. La cosa migliore da fare, in questi casi, è assecondare la moto nella sua perdita di aderenza, evitando di irrigidirsi diventando di fatto un ostacolo al libero movimento del mezzo. La cosa più sbagliata consiste invece nel cercare di correggere il comportamento della moto sterzando o facendo frenate brusche. Se viaggiate nelle ore di oscurità io vi suggerisco caldamente di montare lampadine potenti sul vostro veicolo (per esempio le Philips Motovision), in modo tale da vedere bene l’asfalto. Io uso sempre gli abbaglianti quando non ci sono altri veicoli vicino a me, così il mio sguardo è in grado di arrivare più lontano e posso notare eventuali situazioni rischiose con un po’ di anticipo.

Il magico freno motore

Scrivendo della frenata in moto, non posso di certo dimenticare di menzionare anche il freno motore. La maggior parte delle moto moderne può contare su un freno motore efficiente, che pertanto può essere utilizzato in un’ottica di risparmio delle pastiglie. Frenare utilizzando il motore significa rilasciare la manopola dell’acceleratore e scalare le marce mentre si rallenta, ovviamente rilasciando la frizione dopo ogni cambio marcia, in modo tale da sfruttare la forza decelerante trasmessa dal motore alla ruota posteriore. A volte può essere necessario un piccolo colpetto di gas tra un rapporto e l’altro per evitare che il motore scenda troppo di giri e provochi una decelerazione brusca con conseguente rischio di bloccaggio della ruota posteriore. In generale, per evitare che questo accada, la scalata deve avvenire rapidamente e senza tentennamenti. Nelle frenate meno intense e nei semplici rallentamenti, si può per esempio utilizzare il freno anteriore in combinazione con il freno motore, così da risparmiare ulteriormente le pastiglie del freno posteriore. (se vuoi saperne di più su come risparmiare freni, gomme e carburante, clicca qui!) Gli scooter generalmente non possono usufruire del freno motore, avendo una trasmissione automatica a variatore continuo. In essi diviene quindi ancora più importante l’utilizzo di entrambi i freni, anteriore e posteriore. Bene, credo di aver scritto tutto o quasi sull’argomento frenata e di aver sfatato i principali falsi miti motociclistici che lo riguardano.

Buona strada a tutti!

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Commenti

Numero di commenti su questo articolo: 28
(Come frenare in moto nella guida stradale. Falsi miti e credenze.)

  1. finalmente un’ottima descrizione sul comportamento in moto e sull’uso dei freni. grazie

  2. Grazie mille, con questi preziosi consigli forse eviterò di indurre ancora in errore e di cadere ancora su terreni scivolosi.

  3. Sono reduce di una caduta. Spero che ,dopo aver letto questi ottimi consigli ben dettagliati la mia guida sarà più corretta e attenta. Grazie .

  4. Salve, ho avuto proprio oggi una discussione riguardo questo argomento, non per frenare con la moto, ma con l’automobile: ieri avevo consigliato a una mia collega di non toccare troppo i freni nel limite del possibile, soprattutto su strada scivolosa o con ghiaccio, ma di utilizzare il freno a motore, proprio come da lei descritto e come mi aveva insegnato mio padre. Sono stata derisa, mi è stato detto che solo alcune macchine hanno questo…optional, perchè di norma lo hanno solo i cammion! Vorrei, se possibile avere qualche delucidazione visto che io spesso utilizzo la frenata scalando le marce cercando di utilizzare i freni il meno possibile, tranne ovviamente in alcuni casi

  5. Ciao Raf! Quando parlo di freno motore sulle moto, ma la stessa cosa vale anche per le auto, chiaramente non mi riferisco ai sistemi di rallentamento adottati dai mezzi pesanti (camion). I camion possiedono effettivamente dei sistemi di rallentamento specifici che agiscono sul motore e di conseguenza rallentano tutto il veicolo. Non è così semplice frenare un camion a pieno carico, magari in discesa, perciò oltre ai freni standard vengono impiegati alcuni sistemi specifici.

    Il freno motore, nella sua accezione più semplice, è quello che si ottiene chiudendo la manopola dell’acceleratore di una moto (o lasciando il pedale del gas di un’auto). Il movimento dei pistoni e di tutto ciò che si muove in un motore viene dunque forzato dall’inerzia del veicolo, e di conseguenza produce una resistenza cinetica definita comunemente “freno motore”. Se provi a spostare una moto con motore spento e la marcia inserita ti accorgi che fai una fatica bestiale. Ecco, quello è sostanzialmente il freno motore.

    Fai benissimo a sfruttare il motore per rallentare. Il tuo è uno stile di guida sicuramente molto più rilassato e sicuro rispetto a quello che prevede continue frenate e accelerazioni. Le pastiglie dei freni possono durare moltissimo se si utilizza abitualmente il freno motore. Nelle moto, poi, il freno motore è di solito molto potente in virtù della massa piuttosto ridotta del veicolo. Per questo reputo veramente assurdo il non utilizzarlo. Inoltre una moto è decisamente più controllabile e piacevole da guidare quando il motore è in presa, piuttosto che quando è scollegato dalla ruota posteriore.

  6. cosa ne pensi dell’asfalto del passo del giogo

  7. Bentrovato Simon. A direi il vero saranno ormai 2 anni che non transito sulla strada del Giogo. Nel frattempo l’asfalto potrebbe essere peggiorato, non lo so… In ogni caso ricordo un’asfaltatura discreta e abbastanza sicura. Comunque l’asfalto migliore, almeno in Italia, l’ho trovato sui passi alpini e dolomitici.

  8. buona spiegazione !!!!io ho fatto una scivolata proprio per colpa di una frenata in solo anteriore ma SOLO PERCHE LA PINZA dietro era difettosa e mi ha fregato bloccandosi ……e miraccomando sempre studiare la strada e prevedere pericoli e la cosa migliore che si puo fare sempre sottolinerei sulla pressione dei pneumatici per non sbagliarsi e la cosa migliore e leggere le pressioni sul libretto !!!non ci si sbaglia mai!!!!! buona guida

  9. ma se una moto ha problemi ai freni, oltre a cercare di ridurre le marce esistono altri sistemi per fermare le moto?

  10. Buongiorno Antonio! La risposta più logica e banale è ovviamente quella di far aggiustare i freni il prima possibile! Ma se il guasto dovesse capitare mentre si sta guidando, beh, che sfortuna! Quando si rompono i freni della bici si cerca di frenare facendo strisciare le scarpe sull’asfalto, ma non credo che questo possa bastare a fermare una moto… Oltre a spegnere il motore e scalare le marce, non saprei veramente che altro suggerire…

  11. Ottimo articolo, premessa guido un cbr 1000rr, ha dissipato i dubbi che mi affliggevano sulla frenata, personalmente ho sempre usato nel limite del possibile entrambi i freni in curva, ma per questo vengo sistematicamente deriso dagli amici…….per loro esiste solo l’anteriore, in curva non si frena???? a tal punto che anche io avevo dei dubbi.
    Finalmente…. chiarita una volta per tutte la dinamica del mezzo.
    Grazie mille per la dritta del controsterzo.

  12. Non sono d’accordo su tutto:
    per strada è meglio entrare in curva già con il gas in mano e senza freni, perché se hai i freni in mano a moto piegata hai poco margine di correzione, mentre se sei in trazione e trovi un imprevisto in curva (asfalto sporco, veicolo che invade la corsia, i più comuni) puoi chiudere il gas e, se non basta, pelare il freno.
    ps: io non riesco a usare il posteriore nelle curve a dx

  13. @ Brenno

    Siamo tutti d’accordo che le curve vadano fatte con il gas in mano e non frenando, ma Luca in questo articolo intendeva dire che molti smanettoni sono convinti che in curva non si debba mai frenare mai con l’anteriore mentre si può e si deve usare

  14. Mi hai tolto le parole di bocca, Gigi…

    Brenno, l’importante è capire che i freni vanno usati entrambi e che ragionare in maniera assolutistica (questo sì, questo no ecc) è sempre controproducente e denota inoltre poca esperienza di guida.

    In realtà sono veramente poche le cose che non si dovrebbero mai fare quando si va in moto. Nella maggior parte dei casi si tratta semplicemente di fare la cosa giusta nel momento giusto.

    Ciò che secondo me non si dovrebbe mai fare è dare qualcosa per scontato. Non c’è niente di scontato, ecco perché critico aspramente coloro che propongono modelli rigidi e assolutistici. La guida stradale è fatta di mille casi diversi e non si possono davvero proporre teorie derivate dalla guida in pista, dove ogni comportamento viene pianificato in anticipo.

  15. “La guida stradale è fatta di mille casi diversi e non si possono davvero proporre teorie derivate dalla guida in pista, dove ogni comportamento viene pianificato in anticipo.”

    secondo me la guida in strada e in pista hanno moltissime cose in comune, di base le tecniche di guida e i mezzi sono praticamente gli stessi come le moto in molti casi, le differenze stanno nel tipo di asfalto, di ostacoli fissi e mobili, visibilità e soprattuto gli imprevisti (difficile trovarsi in pista una panda contromano).

    Un grande esempio di differenza tra guida in pista e su strada lo si può vedere nei vari video del Tourist Trophy dove si corre su strade normali chiuse al traffico, nonostante l’isola diventi a tutti gli effetti un circuito le traettorie sono molto differenti e non solo

  16. Gigi, il problema di fondo è che in pista lo scopo è andare più forte, mentre in strada è guidare in maniera più consapevole. Ti sembrerà cosa di poco conto, ma se osservi le conseguenze che provoca su coloro che si credono piloti, capisci perché non è bene prendere la guida in pista come modello di riferimento…

    Che ci siano delle affinità è fuori discussione, ma secondo me è proprio sbagliato insegnare alle persone a guidare in pista. La guida andrebbe imparata in strada, e poi eventualmente perfezionata in pista e ancora meglio su percorsi sterrati.

    Ricordati poi che in pista sei da solo per la maggior parte del tempo. In strada non sei mai solo e devi necessariamente ragionare in maniera differente.

    La guida stradale è influenzata in gran parte dal comportamento degli altri, mentre in pista questo non succede poiché ci si concentra su se stessi. La differenza sta tutta qui, secondo me. Gli imprevisti, nella guida stradale, sono frequenti, come hai giustamente notato. Ma io non li chiamerei nemmeno imprevisti… sono la normalità. Meglio dunque imparare a gestire innanzitutto la normalità, per poi eventualmente passare al perfezionamento delle tecniche di guida in pista e nei percorsi sterrati.

    Quello che io critico sempre, come avrai ormai notato, è il tipico “fissarsi” su una cosa, qualunque essa sia. Non c’è un giusto assoluto e uno sbagliato assoluto, secondo me. Si tratta di adattarsi continuamente al contesto, e per farlo serve flessibilità mentale. Non te ne fai niente di sapere come si affronta una curva a 200 km/h quando ti ritrovi, per esempio, in una curva stradale dove c’è del fango sull’asfalto. In questo caso dovrai ragionare in maniera diversa e adattarti alla situazione specifica.

    Lo vedo bene in coloro che guidano prevalentemente in pista perché sono veramente limitati quando vanno in strada. Essendo abituati a usare la moto soltanto in condizioni ottimali, li vedi andare in crisi appena c’è un po’ di umidità sull’asfalto o quando devono percorrere una strada ghiaiata o persino una salita ripida. Coloro che invece sono “fissati” con la guida in fuoristrada sono decisamente più abili anche in strada, ma comunque limitati in certe situazioni. Capisci cosa intendo dire? Insomma è bello e giusto provare di tutto e non smettere mai di imparare ;-)

  17. credo che stiamo dicendo la stessa identica cosa in modi diversi: tanto per fare un esempio se guardi una gara del TT noterai che le traettorie percorse da tutti i piloti lasciano un metro o più di distanza dal bordo strada proprio perché sono su trada e non in pista anche se è una strada chiusa al traffico, con asfalto decente e controllato (niente rischio cacca di mucca in curva).

    Per me la differenza più importante tra strada e pista sta nel limite che si può raggiungere, in pista il limite è dato dall’aderenza della moto visto e considerato che devi mantenere solo la traettoria ottimale, mentre in strada il limite deve essere imposto dalla visuale e dal poter correggere propria la traettoria in ogni modo possibile, allargando, stringendo o addirittura fermandosi…….

    i motociclisti si possono dividere in due categorie i pistaioli e gli stradisti e per fortuna appartengo alla seconda categoria anche se devo ammettere che il mio obbiettivo sia in pista che in strada resta sempre lo stesso: guidare bene!

    se guidi bene sei veloce e sicuro

  18. Mi fa piacere sapere che ti piace guidare sia in strada che in pista! Io non sono un amante della velocità, perciò i circuiti non mi hanno mai attratto particolarmente, se non per innocue gare fra amici a bordo di minimoto, pitbike e go-kart. Se dovessi andare a 300 km/h penso che non mi divertirei più di tanto…

    I piloti del TT mi affascinano perché mi rendo conto che appartengono ad una razza diversa rispetto a quelli della superbike e della motogp. Penso che siano in grado di raggiungere livelli di concentrazione inimmaginabili per un essere umano medio.

    Da notare che quasi tutti i piloti del TT sono bravi anche con le moto da fuoristrada/speedway e nel downhill. Solo spaziando da un ambito all’altro possono arrivare a sviluppare certe abilità estreme. Lo stesso discorso vale per i campioni della velocità, come Rossi e Marquez. Quando non corrono in pista si allenano con le moto da fuoristrada e in mountain bike.

    Un’altra cosa che ho notato nei pistaioli è la loro fobia per ogni minima perdita di aderenza della moto, infatti non guidano mai quando l’asfalto non è perfettamente asciutto e pulito. I piloti veri, invece, guidano anche moto da fuoristrada proprio per abituarsi alle perdite di aderenza e ai vari movimenti inaspettati del mezzo, per esempio la classica scodata in accelerazione. Queste abilità tornano molto utili anche in frenata poiché è tutta una questione di sensibilità.

  19. la cosa curiosa è che i piloti che vincono nel TT raramente ottengono risultati decenti in pista….

    Per la pista ci sono stato pochissime volte e continuo a preferire la strada ma è un’esperienza che ho trovato molto interessante e personalmente almeno una volta nella vita la consiglio a chiunque giusto per rendersi conto di cosa voglia dire

  20. buongiorno a tutti, ho trovato questo articolo per caso, sinceramente non pensavo neanche di doverlo leggere in quanto vado in moto dall’età di 12 anni, e invece la spiegazione del controsterzo per quanto ovvia mi ha aperto un nuovo mondo.
    Non ho ancora avuto il modo di testarla quindi la prendo per buona dato che tutto il resto era corretto, mi aspetto perciò che anche questa spiegazione sia valida.
    In ogni caso ottima spiegazione… mi sento solo di aggiungere un consiglio del tutto diverso dalla frenata, ma che secondo me, abbinato alle spiegazioni qui sopra può fare la differenza per quei motociclisti che viaggiano tutto l’anno.
    Durante la curva, quando l’asfalto è scivoloso, usate il corpo!! mi spiego meglio tutto ciò che Luca ci ha spiegato è molto utile e lo sarà maggiormente se la porzione di gomma sull’asfalto è maggiore. Sappiamo tutti che la piega della moto è dato dallo spostamento del corpo, ora a prescindere da quale moto abbiate, più corpo buttate fuori più la moto sarà dritta in curva, a pari velocità di come stareste sull’asciutto, e quindi avrete più gomma a disposizione (e miglior risposta all’utilizzo dei freni).
    Grazie mille

  21. Buongiorno Hiro!
    Innanzitutto ti ringrazio per aver letto questo mio lungo articolo. Non si finisce mai di imparare, vero? Anche io scopro spesso cose nuove. L’importante è non avere la presunzione di sapere già tutto, perché a questo punto si comincia a dare le cose per scontate…

    Prova il controsterzo il pratica e poi dimmi in che modo ciò ha migliorato la tua guida e la tua sicurezza in strada!

    Approvo il tuo consiglio e invito tutti a seguirlo. Vorrei però precisare un cosa. Chi guida moto da fuoristrada o comunque dall’impostazione fuoristradistica dovrebbe sì sporgersi dalla moto, ma dalla parte opposta rispetto alla piega! Mi spiego meglio. Queste moto hanno un baricentro molto alto e sono ipersensibili agli spostamenti del corpo. Inoltre montano spesso una gomma anteriore piuttosto sottile. Quando l’aderenza è poca è meglio controbilanciare il peso della moto anziché spingerlo nella direzione della curva. In caso di perdita di aderenza la moto cadrà più lentamente e si avrà la possibilità di recuperare grazie alla classica “pedata”!

    http://blazusiak.com/tmp_files/2012/03/taddy.blazusiak_KTM-Enduro-Team-2012_2104-705×470.jpg

    Per quanto riguarda le moto stradali è sicuramente meglio tenerle il più dritte possibile durante le pieghe su asfalto scivoloso, perciò invito tutti quanti a seguire il tuo consiglio di usare il corpo. Ovviamente senza esagerazioni.

  22. Il famoso colpetto di gas tra un cambio e l’altro in fase di scalata quand’è che va dato esattamente? Mentre si tiene la frizione tirata?

    Per dire, sono in terza—>tiro frizione—>metto seconda—->dò colpetto di gas—->rilascio frizione.
    E’ questa la procedura?

    O la si deve dare a frizione appena rilasciata e quindi mentre il freno motore è in azione?

    Domanda sicuramente sciocca, ma non lo ho mai realmente capito…

  23. Comunque articolo davvero interessante, chiaro e direi anche “illuminante” :D Complimenti e grazie per averlo scritto (scoprii tra l’altro il blog proprio dopo aver trovato questo articolo su google), è veramente stra utile!

    Per quanto riguarda il discorso dell’ABS con frenata combinata, mi pare che non tutte le moto recenti lo utilizzino comunque.

  24. Fabrizio:
    No, non tutte. A livello europeo è comunque stato stabilito che a partire dal 2016 tutte le moto e gli scooter che non saranno dotati di ABS di serie (piccole cilindrate) dovranno avere la frenata combinata.

    Il colpetto di gas lo dai se si rende necessario, quindi più che altro quando il motore si trova abbastanza su di giri. La procedura corretta è la prima che hai elencato: tiri la frizione, scali la marcia e contemporaneamente dai il colpetto. Immediatamente dopo rilasci la frizione. Tutto questo avviene in meno di un secondo.

  25. Perfetto, grazie!

    Dimenticavo di dire che sono molto d’accordo sul praticare fuoristrada per chi va in moto su strada, dato che essendo abituati a sentire la moto “scivolare” la cosa può aiutare sulla sensibilità quando si guida su strada.
    E’ un po’ che stò valutando questa possibilità… Tra l’altro divertente come “disciplina” in se.

  26. Il fuoristrada è molto divertente, te lo assicuro! Peccato che in Italia sia illegale al di fuori delle piste da motocross. Comunque esistono delle scuole che permettono di praticarlo sotto controllo e in maniera legale. Aiuta a sviluppare moltissimo l’equilibrio e la sensibilità nel dosare frizione e acceleratore. Per non parlare dei freni! Capisci esattamente come e quando usare i due freni della moto.

    Io trovo interessante notare come tutti i piloti vincenti in qualsiasi disciplina di velocità si allenino spesso con le moto da fuoristrada. Valentino Rossi è famoso anche per il suo “motoranch” dove si allena quando non corre in pista.

  27. Si vero Luca, non solo Rossi, ma un po’ tutti i piloti praticano svariate specialità, tra le quali appunto il fuoristrada.

    Curioso invece il fatto che moltissimi non abbiano la patente per guidare la moto su strada :D

  28. La mancanza della patente ti fa distinguere chi corre per passione da chi lo fa perché spinto dai genitori e dal denaro ;-)

    Vedi per esempio Stoner, uno dei piloti più antipatici della storia! Era un fenomeno ma non gli piaceva andare in moto!

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