Come frenare in moto nella guida stradale. Falsi miti e credenze.

Scritto da Luca Govoni | Pubblicato in Cultura e Mal-Educazione Stradale | il 01-08-2013

Freni anteriori di una motoMi sento persino un po’ ridicolo a dover spiegare alla gente come si frena in moto… Non dovrebbe esserci molto da dire, invece ahimè c’è un sacco di disinformazione a riguardo, pertanto voglio occuparmi dell’argomento dettagliatamente. Premetto che questo articolo riguarda la guida STRADALE; vi invito dunque ad evitare nei vostri commenti di fare paragoni con la guida in pista. Nella guida stradale l’obiettivo primario non è quello di andare più forte, ma di divenire perfettamente consapevoli di quello che si sta facendo, evitando errori dovuti all’inesperienza e alla scarsa comprensione della dinamica del mezzo.

Qui parliamo dunque dell’utilizzo della moto in strada, in sicurezza e nel rispetto, per quanto possibile, del codice della strada. Come sostiene giustamente qualcuno, usare la moto in pista aiuta molto nella guida stradale, in quanto rende maggiormente consapevoli dei propri limiti e di quelli del mezzo; inoltre abitua il cervello a lavorare ad “alta velocità”. Tuttavia “fissarsi” su determinate esperienze e/o idee non va mai bene, a mio modo di vedere le cose. Servono elasticità e spirito di adattamento nella guida stradale, poiché le variabili in gioco sono numerose e in continuo cambiamento. Aggiungo inoltre che ancor più utili delle esperienze in pista, sono quelle in fuoristrada. In quest’ultimo caso ci si trova a dover affrontare situazioni spesso difficili che obbligano a riflettere prima di agire. Mentre in pista si cerca di fare tutto nel minor tempo possibile e alla massima velocità, nel fuoristrada l’attenzione si sposta maggiormente sul lato tecnico, focalizzandosi sul controllo del mezzo, sull’equilibrio e sul superamento di ostacoli e situazioni dove conta molto di più la padronanza assoluta del mezzo piuttosto che la velocità.

Chi viaggia e chi chiacchiera

Dunque, è ormai risaputo che il numero di teorie e la fantasiosità delle stesse riguardo alla guida della moto varia in maniera inversamente proporzionale al numero di km percorsi da colui/colei che le produce. Il che significa che il proprietario della moto che vedete davanti al bar il sabato mattina, e che non si schioda da lì fino al sopraggiungere delle tenebre, almeno a parole è uno dei motociclisti più esperti e vissuti che esistano sul pianeta. Coloro che invece la moto la usano veramente, per viaggiare e macinare km, e non soltanto quando ci sono 30°C e il sole splende alto nel cielo, di solito sono molto più prudenti nello snocciolare teorie e certezze assolute. Fatta questa doverosa premessa, guarda caso il sottoscritto fa parte di coloro che la moto la utilizzano quotidianamente, sia come mezzo di trasporto che come mezzo di svago. Al bar non ci sono mai andato, se non per acquistare una bottiglietta d’acqua in caso di forte sete! Preferisco frequentare altri posti, specialmente con la moto… Percorro circa 30.000 km all’anno con le mie due moto, a volte con passeggero al seguito ma perlopiù in solitudine. Quello che sto per spiegare a proposito della frenata deriva dalla mia esperienza su strada e in piccola parte anche in fuoristrada. Esperienza maturata nel corso degli anni. Niente contro i bar, comunque. Sono ottimi luoghi di aggregazione sociale.

Tengo inoltre a precisare che a scuola guida non mi hanno insegnato praticamente nulla della dinamica di una motocicletta. Ricordo addirittura che colui il quale avrebbe dovuto farmi da istruttore, durante le guide preferiva seguirmi in distanza a bordo di un’automobile… Come si può insegnare ad un’altra persona ad andare in moto in questa maniera? A voi le conclusioni…

Se i freni sono due un motivo ci sarà…

Torniamo al tema di questo articolo: la frenata in moto. Per me non c’è mai stato bisogno di ragionarci troppo su, a dire il vero. I freni sulla moto sono due, anteriore e posteriore. E due ne ho sempre usati. Punto. E qui sfatiamo il primo credo di molti motociclisti della domenica con ambizioni pistaiole: non si frena con il posteriore! Ma perché, poi? Abs motoNon l’ho mai capito, tant’è che io lo utilizzo quasi sempre insieme all’anteriore, ormai in maniera automatica. I freni sono due ed è bene utilizzarli entrambi in maniera sinergica, in modo che il motoveicolo mantenga un assetto maggiormente “piatto” e stabile, affondando di meno nell’avantreno. In caso di frenata di emergenza è logico che il freno anteriore la faccia da padrone, visto che il peso del mezzo si sposterà verso la ruota anteriore alleggerendo quella posteriore. Ma è comunque bene frenare anche posteriormente applicando la giusta proporzione di forze. Se si dispone dell’ABS si può pigiare con forza anche la leva del freno posteriore senza correre il rischio di far bloccare la ruota. In ogni caso io consiglio di non confidare mai troppo negli ausili elettronici; è preferibile imparare a conoscere la dinamica del mezzo che si sta utilizzando, nonché i propri limiti. L’elettronica potrà venire in aiuto nei momenti più scabrosi, ma non rimedierà agli errori causati dall’ignoranza. Un motociclista intelligente dovrebbe a mio avviso condurre il proprio mezzo come se fosse totalmente privo di aiuti elettronici; dimenticarsi insomma di possedere l’eventuale ABS, il controllo di trazione e quant’altro. I supporti elettronici entrano in funzione in caso di emergenza, ma non si dovrebbe MAI salire in moto (e su qualsiasi altro tipo di veicolo) pensando che tanto l’elettronica rimedierà ai nostri errori. Questo è un modo di pensare da perdenti. Si dovrebbe invece fare di tutto per non commetterli, gli errori.

La frenata in piega

Ma cosa succede se la frenata di emergenza avviene in curva, quindi a moto piegata? Niente di particolare, direi. Vale la stessa regola di prima, ossia utilizzare entrambi i freni, chiaramente in maniera più delicata poiché l’aderenza del mezzo diviene via via meno salda all’aumentare dell’angolo di piega. Alcune moto, e alcuni pneumatici in particolare, tendono a provocare un effetto raddrizzante quando si frena con l’anteriore a moto piegata, il che si traduce in un leggero sottosterzo, ovvero un allargamento della traiettoria. Non succede con tutte le moto e con tutti gli pneumatici, ma quando si utilizza una moto per le prime volte, o si cambia modello di pneumatico (specialmente in quest’ultimo caso!), è bene fare un piccolo test per capire se l’effetto raddrizzante è presente o meno e in quale misura. Comunque sia, tale effetto è contrastabile dal guidatore attraverso l’applicazione del controsterzo, che consiste semplicemente nello spingere il manubrio della moto nella direzione opposta a quella della piega; nulla di fantascientifico, tant’è che questa tecnica viene utilizzata in maniera del tutto inconsapevole da chiunque guidi un qualsiasi mezzo a due ruote (bicicletta, scooter, moto) nel momento in cui affronta una piega. Ma quando se ne diviene consapevoli si apre un piccolo mondo che permette di passare ad uno stile di guida più evoluto e preciso.

L’effetto raddrizzante e il controsterzo

controsterzo motoProvate ad andare dritto con la vostra moto/scooter ad una velocità di 40-50 km/h, possibilmente in una zona chiusa al traffico o comunque lontano da altri veicoli in movimento. Provate ora a spingere leggermente in avanti, con delicatezza, la manopola destra, proprio come se doveste girare il manubrio verso sinistra. Cosa succede? La moto/scooter piega verso destra! In pratica voi state girando il manubrio a sinistra e il mezzo va a destra. Questo è il controsterzo, ed è un prodotto dell’effetto giroscopico generato dal movimento della ruota anteriore. Senza rendervene conto lo applicate di continuo per far piegare e risalire il mezzo. Ora che ne siete consapevoli, tuttavia, potete sfruttarlo per compiere manovre più complesse che andranno a beneficio della vostra sicurezza. Tornando al tema della frenata, ed in particolare dell’effetto raddrizzante di certi pneumatici, adesso sapete esattamente come contrastare tale fenomeno! Se vi capita di frenare con la ruota anteriore in curva e notate che il mezzo tende a raddrizzarsi, allargando dunque la traiettoria e portandovi verso il ciglio della strada o peggio ancora verso la corsia opposta, non dovrete fare altro che applicare consapevolmente il controsterzo per far sì che la vostra moto o il vostro scooter non si raddrizzi.

Il controsterzo in pratica

Esempio pratico: state affrontando una curva a destra e davanti a voi compare improvvisamente un’auto che procede a bassa velocità e vi costringe a frenare. Frenate con entrambe le ruote per avere una frenata più equilibrata ed efficace, ma sentite che il mezzo tende a raddrizzarsi portandovi verso la corsia opposta. Vi basterà, a questo punto, applicare la tecnica del controsterzo! Dovrete semplicemente spingere la manopola destra in avanti, come se voleste girare il manubrio verso sinistra, ovviamente con delicatezza. Il mezzo manterrà la traiettoria anche durante la frenata e non ci saranno problemi. Attenzione, non si dovrebbe mai tirare il manubrio all’indietro, ma soltanto spingerlo in avanti. A seconda di quello che volete ottenere, dovrete fare pressione sulla manopola sinistra o su quella destra. Consiglio vivamente di non tirare il manubrio verso di sé, poiché tale comportamento potrebbe innescare degli scompensi ciclistici nel mezzo. Ricordate: spingere il manubrio e mai tirarlo.

Quelli che: <<in curva non si deve usare mai il freno anteriore!>>

Sfatiamo così il secondo falso mito abbracciato da molti motociclisti con la emme minuscola: non si frena con l’anteriore in curva! Certo, se volete allungare gli spazi di arresto fate pure, ma io non vedo alcuna valida ragione per farlo. Discorso diverso se diviene necessario rallentare leggermente per correggere la traiettoria, per esempio a causa di una curva progettata male che “stringe” all’improvviso; in questo tipo di scenario il freno posteriore fa proprio al caso nostro poiché non produce alcun effetto raddrizzante, come potrebbe invece fare quello anteriore. Su Youtube sono incappato in alcuni video didattici girati da persone che si reputano esperti motociclisti, tanto da occuparsi di corsi di guida sicura e quant’altro, i quali esortano i propri ascoltatori a non utilizzare il freno anteriore in curva. Sono perplesso e preoccupato. Ho sempre utilizzato il freno anteriore, sia in rettilineo che in piega, così come quello posteriore, e non mi è mai successo nulla di tragico o inaspettato, anzi, trovo che sia decisamente più sicuro e sensato adottare il mio sistema. Non bastasse la mia esperienza, sappiate che i sistemi antibloccaggio (ABS) di nuova generazione prevedono la frenata combinata, perciò quando si agisce sul freno posteriore entra in funzione anche quello anteriore, sebbene in misura ridotta (guarda questo video per una spiegazione più dettagliata del sistema: CBS – frenata combinata Honda). Forse questi soggetti che si autoproclamano esperti di motociclette e di sicurezza non ne sono ancora al corrente, oppure confondono la guida stradale con quella in pista… Quindi, che lo vogliate o no, le moto del futuro freneranno con entrambe le ruote anche in curva, proprio come dovrebbe fare già adesso qualunque Motociclista maturo e accorto!

Il freno posteriore e il sovrasterzo

Torniamo ora al freno posteriore, il quale, se applicato in curva, produce al contrario di quello anteriore un effetto sovrasterzante, portando dunque la moto a stringere maggiormente la traiettoria. Ecco un motivo in più per usare entrambi i freni: quello posteriore tende ad annullare l’eventuale effetto raddrizzante di quello anteriore, mantenendo il mezzo in un assetto più stabile. Freno posterioreInoltre, ogni tipologia di moto è diversa dall’altra, e sicuramente su una supersportiva, dove il baricentro tende ad essere spostato in avanti, avremo un comportamento diverso rispetto ad un mezzo con impostazione enduristica in cui il baricentro è più spostato verso la parte posteriore e generalmente anche più in alto. Inoltre le moto caratterizzate da un’impostazione di tipo enduristico possiedono generalmente sospensioni abbastanza morbide e dalla lunga escursione, il che rende poco pratico l’utilizzo esclusivo del freno anteriore quando il mezzo è inclinato a causa di un pronunciato beccheggio. Con una moto da enduro, o comunque di impostazione enduristica, come la mia XT 660 R, tendo dunque ad utilizzare parecchio il freno posteriore, tant’è che mi ritrovo a sostituire le relative pastiglie più frequentemente di quelle anteriori. Quando sono in sella alla mia Honda CBF 600 S, che possiede un’impostazione più turistica, sostituisco le pastiglie anteriori e posteriori in concomitanza.

Questione di baricentro

Riassumendo, possiamo dire che le moto sportive – quelle con manubrio basso e dimensioni compatte, tanto per capirci – hanno il baricentro spostato verso la ruota anteriore, perciò il freno posteriore ha poca efficacia e va utilizzato con delicatezza nelle frenate più impegnative, mentre la ruota anteriore può contare su un impianto frenante potente. All’estremo opposto troviamo le moto cosiddette “custom“, generalmente lunghe e pesanti, le quali possono invece contare su un ottima frenata anche alla ruota posteriore. In mezzo troviamo le moto con impostazione turistica/fuoristradistica e gli scooter, che hanno una frenata abbastanza bilanciata fra avantreno e retrotreno. Va inoltre ricordato che la presenza di un eventuale passeggero rende più efficace il freno posteriore specialmente sui mezzi particolarmente sportivi, in quanto il baricentro del sistema moto/occupanti subisce uno spostamento verso la ruota posteriore.

Quando l’aderenza è poca

La preferenza di utilizzo del freno anteriore o posteriore è dettata anche dalle condizioni di aderenza del fondo stradale. In caso di asfalto asciutto o moderatamente bagnato (non allagato!) vale quanto scritto sopra, mentre quando l’aderenza comincia a diventare precaria bisogna utilizzare alcune accortezze. Moto sulla neveSe non si dispone di ABS, in caso di pioggia, fango, ghiaia, neve ecc, bisogna chiaramente frenare con molta cautela. Una frenata troppo aggressiva potrebbe portare al bloccaggio delle ruote. Quando l’aderenza è veramente minima, può essere necessario dimenticarsi completamente del freno anteriore, a meno che appunto la moto non possieda l’ABS. Il bloccaggio della ruota anteriore si conclude spesso con una caduta. Meno grave è il bloccaggio di quella posteriore, che risulta essere più facilmente controllabile. Quindi, in situazioni di aderenza veramente precaria, per esempio su una strada sporca di fango, va SEMPRE data la preferenza al freno posteriore. Anche quando si transita sulle strisce pedonali o comunque sulla vernice usata per la segnaletica orizzontale va fatta molta attenzione. Le strisce di vernice, in Italia, sono sempre scivolose, e diventano estremamente viscide quando l’asfalto è bagnato o anche soltanto umido.

Le pozzanghere e l’acquaplaning

Quando invece piove molto forte e l’asfalto tende ad allagarsi, ovvero a ricoprirsi completamente di acqua formando delle vere e proprie pozze lunghe anche decine di metri, attenzione soprattutto alla velocità! Più alta è la velocità maggiore è il rischio di incappare nel cosiddetto “acquaplaning”; il fenomeno si verifica quando gli pneumatici della moto arrivano a galleggiare letteralmente sul velo d’acqua, perdendo dunque l’aderenza prodotta dal contatto con l’asfalto. C’è da dire che ogni moto e ogni modello di pneumatico hanno un comportamento diverso in questo senso, e che i mezzi più leggeri sono anche i più a rischio di acquaplaning. Una moto stradale, con larghi pneumatici da asfalto, correrà più rischi di una moto che monta stretti pneumatici tassellati o semi-tassellati. Attenzione dunque: non crediate che una moto sportiva che può affrontare una curva ad alta velocità in condizioni ottimali, possa farlo anche quando l’asfalto è bagnato! Se la moto galleggia sull’acqua, la frenata diventa del tutto nulla. L’ABS non serve a granché in questo caso, perciò ancora una volta vi consiglio di essere particolarmente prudenti quando viaggiate su strade in cui compaiono pozzanghere, specialmente se si tratta di strade a scorrimento veloce. Non a caso in Germania, dove alcune autostrade non prevedono limiti di velocità, in realtà il limite c’è eccome in caso di asfalto bagnato: 110 km/h. E il loro asfalto è generalmente migliore di quello italiano, perciò fate bene i vostri calcoli.

Non preoccupatevi della pioggia, ma della sporcizia!

A proposito, lo sapevate che l’aderenza minima in caso di pioggia si verifica non quando la strada è ormai completamente bagnata, ma quando si sta bagnando? Esatto, nel momento in cui l’asfalto comincia ad inumidirsi, e la sporcizia presente su di esso inizia a sciogliersi, quello è il momento peggiore. Immaginate lo sporco presente sull’asfalto come sapone che viene prima sciolto e poi lavato via dalla pioggia.

Asfalto umido

Attenzione all’asfalto!

Chiaramente un buon Motociclista dovrebbe saper riconoscere il tipo di asfalto e la relativa capacità di aderenza con un colpo d’occhio. Gli asfalti non sono tutti uguali e, su alcuni, quelli particolarmente lisci tanto da sembrare patinati, il grip è solitamente mediocre. Gli asfalti migliori, sopratutto in caso di pioggia e sporcizia, sono quelli ruvidi che si possono incontrare su alcune strade di montagna e in certi tratti autostradali (peccato che non vengano utilizzati su TUTTE le strade!). In generale vale la regola secondo la quale più l’asfalto è liscio e più bisogna fare attenzione sia in frenata che in curva. Attenzione anche alla presenza di forte vento, il quale può portare detriti e sporcizia sulla strada (per esempio foglie, rami, sabbia). Indipendentemente dal tipo di fondo stradale io consiglio di viaggiare SEMPRE con un dito, per esempio il medio, oppure con due dita al massimo (medio e indice), sulla leva del freno anteriore, così da essere pronti ad affrontare una frenata di emergenza in tempi ridotti. In caso di frenata di panico, è meno probabile arrivare al bloccaggio della ruota anteriore (in mancanza di ABS), poiché la forza esercitata da una o due dita non è esagerata. Frenando con 4 dita si rischia al contrario di esagerare se presi dal panico.

Poi c’è la questione delle buche, delle imperfezioni e in generale della scarsa manutenzione delle strade italiane. Le imperfezioni più pericolose, per un dueruotista, sono quelle longitudinali, ossia disposte nel senso di marcia; vedi la foto sottostante:

crepa longitudinale asfalto

Una crepa del genere può mettere in difficoltà anche il motociclista più accorto se non viene notata con il dovuto anticipo. Quando si è costretti a transitare sopra una crepa come questa, bisogna stringere saldamente il manubrio per evitare che cominci a sbacchettare. La frenata può diventare difficoltosa e il mio consiglio è quello di dare la precedenza al freno posteriore proprio per evitare di provocare il bloccaggio della ruota anteriore. Ma soprattutto ricordate di tenere saldamente il manubrio e di non fare nulla di avventato, come sbandate e frenate improvvise. Spesso conviene centrare in pieno una buca o una crepa piuttosto che cercare di schivarla, specialmente se l’asfalto è bagnato o sporco. Inoltre ho notato che molti utilizzatori di moto e scooter non si rendono conto che possono sollevare il sedere dalla sella quando sono costretti a passare sopra buche e imperfezioni particolarmente pronunciate. E’ sufficiente alzarsi dalla sella per un secondo per dimezzare l’effetto dello scossone sul nostro fisico

Le imperfezioni e le buche hanno un effetto maggiore sui mezzi con ruote più piccole e su quelli con sospensioni più rigide. Si avvertono dunque con maggiore intensità a bordo di un piccolo scooter piuttosto che di una moto con impostazione enduristica/turistica. Vi consiglio di non esagerare con la pressione degli pneumatici, in quanto il loro effetto ammortizzante verrebbe meno. Se le strade che frequentate abitualmente non sono esattamente perfette, vi conviene assolutamente gonfiare gli pneumatici ad una pressione media. Ne trarrà beneficio sia il vostro fondoschiena che la vostra sicurezza.

Trattori e camion: fango e detriti!

Altro consiglio fondamentale: prestate estrema attenzione quando attraversate zone di campagna dove sono presenti trattori e camion. I trattori portano fango e sassi sull’asfalto, così come i camion che provengono dai campi. A me è capitato di vedermela brutta transitando in una giornata di pioggia su una strada altamente trafficata da mezzi agricoli. C’era un vero e proprio strato di fango sull’asfalto, sciolto dalla pioggia e spalmato dagli altri veicoli per decine di metri. Tra l’altro si trattava di una strada a scorrimento veloce. Vi assicuro che non è piacevole ritrovarsi sul fango a 90 km/h. Me la sono cavata mantenendo il sangue freddo ed evitando frenate e qualsiasi altro gesto impulsivo. La cosa migliore da fare, in questi casi, è assecondare la moto nella sua perdita di aderenza, evitando di irrigidirsi diventando di fatto un ostacolo al libero movimento del mezzo. La cosa più sbagliata consiste invece nel cercare di correggere il comportamento della moto sterzando o facendo frenate brusche. Se viaggiate nelle ore di oscurità io vi suggerisco caldamente di montare lampadine potenti sul vostro veicolo (per esempio le Philips Motovision), in modo tale da vedere bene l’asfalto. Io uso sempre gli abbaglianti quando non ci sono altri veicoli vicino a me, così il mio sguardo è in grado di arrivare più lontano e posso notare eventuali situazioni rischiose con un po’ di anticipo.

Il magico freno motore

Scrivendo della frenata in moto, non posso di certo dimenticare di menzionare anche il freno motore. La maggior parte delle moto moderne può contare su un freno motore efficiente, che pertanto può essere utilizzato in un’ottica di risparmio delle pastiglie. Frenare utilizzando il motore significa rilasciare la manopola dell’acceleratore e scalare le marce mentre si rallenta, ovviamente rilasciando la frizione dopo ogni cambio marcia, in modo tale da sfruttare la forza decelerante trasmessa dal motore alla ruota posteriore. A volte può essere necessario un piccolo colpetto di gas tra un rapporto e l’altro per evitare che il motore scenda troppo di giri e provochi una decelerazione brusca con conseguente rischio di bloccaggio della ruota posteriore. In generale, per evitare che questo accada, la scalata deve avvenire rapidamente e senza tentennamenti. Nelle frenate meno intense e nei semplici rallentamenti, si può per esempio utilizzare il freno anteriore in combinazione con il freno motore, così da risparmiare ulteriormente le pastiglie del freno posteriore. (se vuoi saperne di più su come risparmiare freni, gomme e carburante, clicca qui!) Gli scooter generalmente non possono usufruire del freno motore, avendo una trasmissione automatica a variatore continuo. In essi diviene quindi ancora più importante l’utilizzo di entrambi i freni, anteriore e posteriore. Bene, credo di aver scritto tutto o quasi sull’argomento frenata e di aver sfatato i principali falsi miti motociclistici che lo riguardano.

Buona strada a tutti!

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Commenti

Numero di commenti su questo articolo: 7
(Come frenare in moto nella guida stradale. Falsi miti e credenze.)

  1. finalmente un’ottima descrizione sul comportamento in moto e sull’uso dei freni. grazie

  2. Grazie mille, con questi preziosi consigli forse eviterò di indurre ancora in errore e di cadere ancora su terreni scivolosi.

  3. Sono reduce di una caduta. Spero che ,dopo aver letto questi ottimi consigli ben dettagliati la mia guida sarà più corretta e attenta. Grazie .

  4. Salve, ho avuto proprio oggi una discussione riguardo questo argomento, non per frenare con la moto, ma con l’automobile: ieri avevo consigliato a una mia collega di non toccare troppo i freni nel limite del possibile, soprattutto su strada scivolosa o con ghiaccio, ma di utilizzare il freno a motore, proprio come da lei descritto e come mi aveva insegnato mio padre. Sono stata derisa, mi è stato detto che solo alcune macchine hanno questo…optional, perchè di norma lo hanno solo i cammion! Vorrei, se possibile avere qualche delucidazione visto che io spesso utilizzo la frenata scalando le marce cercando di utilizzare i freni il meno possibile, tranne ovviamente in alcuni casi

  5. Ciao Raf! Quando parlo di freno motore sulle moto, ma la stessa cosa vale anche per le auto, chiaramente non mi riferisco ai sistemi di rallentamento adottati dai mezzi pesanti (camion). I camion possiedono effettivamente dei sistemi di rallentamento specifici che agiscono sul motore e di conseguenza rallentano tutto il veicolo. Non è così semplice frenare un camion a pieno carico, magari in discesa, perciò oltre ai freni standard vengono impiegati alcuni sistemi specifici.

    Il freno motore, nella sua accezione più semplice, è quello che si ottiene chiudendo la manopola dell’acceleratore di una moto (o lasciando il pedale del gas di un’auto). Il movimento dei pistoni e di tutto ciò che si muove in un motore viene dunque forzato dall’inerzia del veicolo, e di conseguenza produce una resistenza cinetica definita comunemente “freno motore”. Se provi a spostare una moto con motore spento e la marcia inserita ti accorgi che fai una fatica bestiale. Ecco, quello è sostanzialmente il freno motore.

    Fai benissimo a sfruttare il motore per rallentare. Il tuo è uno stile di guida sicuramente molto più rilassato e sicuro rispetto a quello che prevede continue frenate e accelerazioni. Le pastiglie dei freni possono durare moltissimo se si utilizza abitualmente il freno motore. Nelle moto, poi, il freno motore è di solito molto potente in virtù della massa piuttosto ridotta del veicolo. Per questo reputo veramente assurdo il non utilizzarlo. Inoltre una moto è decisamente più controllabile e piacevole da guidare quando il motore è in presa, piuttosto che quando è scollegato dalla ruota posteriore.

  6. cosa ne pensi dell’asfalto del passo del giogo

  7. Bentrovato Simon. A direi il vero saranno ormai 2 anni che non transito sulla strada del Giogo. Nel frattempo l’asfalto potrebbe essere peggiorato, non lo so… In ogni caso ricordo un’asfaltatura discreta e abbastanza sicura. Comunque l’asfalto migliore, almeno in Italia, l’ho trovato sui passi alpini e dolomitici.

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