Comunicare in maniera costruttiva e distruttiva, ovvero positività versus negatività

Scritto da Luca Govoni | Pubblicato in Società e Psicologia | il 13-08-2013

Linguaggio distruttivoI più sensibili e riflessivi di voi avranno sicuramente notato come spesso le istituzioni, nonché i singoli particolarmente assuefatti allo stile di vita e di pensiero dominante, utilizzino perlopiù un linguaggio di tipo negativo, basato sulla trasmissione di messaggi distruttivi. Credo che l’essere umano sia portato per natura a dare più peso a ciò che percepisce come negativo e distruttivo, piuttosto che a tutto ciò che trasmette positività e speranza. Una persona che ci fa una cortesia inaspettata, per esempio facendoci passare davanti ad essa durante una coda alla cassa del supermercato o all’ufficio postale, viene dimenticata molto in fretta. Al contrario, quando qualcuno ci passa davanti o risponde maleducatamente ad una nostra domanda, il suo ricordo permane a lungo nella nostra memoria. Il che è paradossale, se ci pensiamo bene. L’essere umano si attende dal prossimo comportamenti positivi e costruttivi, ma al tempo stesso è portato per natura a dare molto più peso a quelli negativi. Quindi, tutti i comportamenti costruttivi sono destinati a svanire rapidamente dalla nostra memoria, mentre quelli negativi permangono a lungo.

Si tratta di una sorta di circolo vizioso, purtroppo. La negatività, per quanto male accettata dalla quasi totalità delle persone, impregna l’aria e permane dentro di noi. La positività, che quasi tutti noi ci attendiamo dal prossimo e dalla vita in generale, non lascia invece grandi segni, almeno parlando in termini assoluti. Diciamo che si tende a darla per scontata, sebbene non lo sia.

Cosa comporta questo? Ahinoi le istituzioni, che sono composte da esseri umani, non sono esenti da tale modo di fare. Infatti accade spesso che i messaggi lanciati da chi sta al potere siano di stampo distruttivo. Pensiamo per esempio alle multe. La multa è una punizione che subentra quando si infrange una legge. Legge che può essere più o meno sensata. La legge dice una cosa, e se tu ne fai una diversa, vieni punito. Il concetto è molto semplice e comprensibile dalla quasi totalità degli individui. Si tratta però di un modo d’agire basato sulla negatività. Tu fai qualcosa di negativo e vieni punito in maniera distruttiva. Tuttavia non esiste un corrispettivo costruttivo. Se tu rispetti la legge non ti viene dato alcun premio. Si tratta dunque di un sistema che funziona al negativo, dove si viene puniti quando si sbaglia, ma non si ottiene nulla di positivo quando ci si comporta nella maniera prevista.


Le leggi servono a garantire un comportamento di base che rispetti almeno minimamente gli standard previsti in una determinata società. Però è possibile tenere un comportamento persino superiore a quel minimo previsto dalle leggi. Esempio: la legge dice se offendo qualcuno, posso essere denunciato e quindi andare incontro a noie. Bene, io da bravo cittadino evito di offendere il prossimo. Ma ci sono molti modi per farlo, che vanno dall’essere maleducati ma non offensivi, all’essere educati rispettosi e disponibili verso il prossimo. Per la legge non fa differenza che io sia maleducato-ma-non-offensivo, o che sia educato-rispettoso-disponibile. Essa serve soltanto a garantire un comportamento minimo. Se quel minimo non viene rispettato, scatta la punizione distruttiva. Ma se io porto quella legge ad livello superiore, garantendone il rispetto e promuovendone una evoluzione in senso costruttivo, in cambio non ottengo alcun riconoscimento e/o vantaggio.

Per farla breve, il bene non merita riconoscimenti, mentre il male merita punizioni. E le punizioni, essendo qualcosa di negativo, tendono a rimanere impresse nella mente delle persone. Mentre i comportamenti evoluti in senso costruttivo, che vanno oltre quel minimo previsto dalle leggi, non meritano di essere incentivati. La nostra società è tutta quanta basata sulla disincentivazione, che deriva a sua volta da un modo di pensare al negativo. Il che si traduce nel mantenimento del minimo di cui sopra e nella conseguente disincentivazione del massimo, il quale si tradurrebbe tuttavia in una evoluzione di pensiero e di comportamento. Gli sforzi dello stato e delle istituzioni sono volti a mantenere una situazione di stasi, mentre sarebbe auspicabile, a mio parere, la promozione di modelli più evoluti e costruttivi. Ciò purtroppo non accade, in quanto non si ottiene alcun riconoscimento/beneficio nel comportarsi in maniera moralmente ed eticamente superiore a quel minimo previsto dalle leggi.

Un esempio di modo di pensare al negativo consiste, per esempio, anche nel distinguere fra “beltempo” e “maltempo. Come se in natura esistessero cose buone e cose cattive, e la pioggia avesse meno senso del cielo terso. Ma l’essere umano è portato per sua natura a categorizzare tutto quanto in bello e brutto, buono e cattivo, giusto e sbagliato, secondo schemi mentali spesso alquanto irrazionali e semplicistici.

Un bambino piccolo non vede niente di brutto nella pioggia, anzi, ne è attratto e ama giocare con le pozzanghere. I genitori lo richiamano subito all’ordine dicendogli che la pioggia non è cosa buona e va evitata, instillando in esso il seme del pensiero distruttivo di cui stiamo trattando in questo articolo. Crescendo, il bambino riproporrà le negatività assorbite dai genitori, facendo uso di termini quali “bel tempo” e “brutto tempo“, e adeguando il suo comportamento a tali categorie di pensiero estremamente semplicistiche e limitanti per la sua stessa esistenza. La pioggia diventerà dunque un nemico, mentre il sole un amico. Un nemico immaginario e un amico altrettanto immaginario.

Lo stesso meccanismo vale per qualsiasi altro aspetto della vita, dove c’è sempre un buono contrapposto ad un cattivo. Il problema è che tale modo di pensare è fuorviante per definizione e porta facilmente ad estremizzazioni costantemente sotto gli occhi di tutti, in cui il buono diventa una conseguenza del cattivo e non più viceversa. Si parte ragionando al negativo, giungendo a considerare positivo tutto ciò che non viene espressamente definito negativo. Il pensiero costruttivo, al contrario, parte dalla positività. Non è interessato a definire ciò che è cattivo e non desiderabile, ma tutto ciò che è piacevole, logico, sensato, edificante, in armonia con i desideri dell’essere umano.

Il mio modo di vedere le cose e la vita prevede proprio questo: l’incentivazione della positività e della costruttività. Vediamo dunque un esempio di messaggio distruttivo rivolto ai motociclisti e a chiunque altro si trovi a recepirlo direttamente o indirettamente. Esso origina da un pensiero distruttivo, un pensiero di morte, tentando forse di ricavarne un qualcosa di costruttivo. Ma fallisce miseramente, e non potrebbe essere altrimenti:

 

Non perdere la testa

 

Quello che vedete qui sopra è un cartello stradale che può essere osservato in molte strade del Trentino-Alto Adige. La prima volta che l’ho avvistato, qualche anno fa, ho rischiato letteralmente di andare a sbatterci contro, poiché capendo che voleva essere un messaggio rivolto ai motociclisti, mi sono messo ad osservarlo attentamente cercando di capirne il senso, mentre la moto puntava direttamente verso di esso! Tipico esempio di target fixation. Si dice che la moto vada esattamente dove punta lo sguardo, e posso confermarvi che è la verità! E qui arriva la mia prima critica. Io sarei per l’eliminazione repentina di tutta la segnaletica verticale non indispensabile, visto che rappresenta una fonte di distrazione nonché un grosso pericolo in caso di scivolata/uscita di strada. Ma in Italia le cose vanno esattamente al contrario rispetto a come le vorrei io, quindi sorgono nuovi cartelli stradali e insidie ogni giorno…

Comunque saranno 6 mesi che cerco di capire cosa voglia significare questo cartello, e ancora non ci sono riuscito. Perlomeno non in chiave costruttiva. Eppure ho una laurea in psicologia. La prima cosa che mi viene in mente, osservandolo, è l’associazione tra la moto e la morte. Ciò che salta immediatamente all’occhio è il motociclista che viaggia su una strada di montagna indossando un casco bianco; sopra di esso si vede lo stesso casco posato sulla strada con accanto un fiore. Il fiore sulla strada è un simbolo di morte, o almeno io lo interpreto così. In sostanza, quello che io recepisco analizzando razionalmente questo manifesto stradale è: se vai in moto muori. Il motociclista che compare alla base del cartello, poco dopo muore, e possiamo evincerlo dal fatto che il suo casco è posato a terra insieme ad un fiore.

Inoltre l’ammonimento verbale presente nel cartello, “Non perdere la testa, vivi la vita“, inizia guarda caso con una negazione (“Non“). Tipico modo di pensare distruttivo, che prende in considerazione prima di tutto il lato negativo delle cose, per poi concludere tristemente con un’espressione che non significa nulla (“Vivi la vita“). Cosa vorrebbe dire quest’ultima frase? Ognuno la vive come preferisce, la propria vita. Messa giù in questo modo sembra un invito a non usare la moto, più che una raccomandazione a farlo in maniera responsabile.

Pure osservando il cartello partendo dall’alto non cambia la sostanza. Prima ci mostrano il casco di un motociclista morto in strada, non si sa per quale ragione (potrebbe anche essere stato investito da un’automobile). Poi vediamo un motociclista che indossa lo stesso casco mentre percorre strade di montagna. Quale dovrebbe essere il collegamento logico tra le due immagini? La realtà è che un senso può vedercelo soltanto chi parte prevenuto verso i motociclisti, considerandoli tutti dei pazzi che si ammazzano con le proprie mani. Una persona intelligente e scevra di pregiudizi non ci potrà mai vedere nulla di educativo in un messaggio di questo genere…

Forse nella testolina di chi lo ha ideato voleva essere un invito ad utilizzare il casco, oppure a guidare con prudenza… non lo so bene. Su di me produce solamente un effetto distruttivo, negativo e alquanto irritante. Mi pare piuttosto un modo subdolo per disincentivare l’utilizzo della moto, in quanto direttamente associata alla morte.

A tal proposito sarei molto curioso di sentire le vostre interpretazioni a riguardo…


Ma rimane il fatto che io lo considero a pieno titolo uno di quei messaggi distruttivi di cui parlavo all’inizio dell’articolo. Un pensiero di stampo costruttivo non assocerebbe mai l’andare in moto alla morte. Piuttosto farebbe leva sul fatto che l’andare in moto è qualcosa di piacevole, e che per tale ragione è bene viverlo con serenità. Il piacere potrebbe diventare dolore, insomma. Una persona intelligente coglierebbe subito il messaggio, a mio avviso. Mentre un’immagine di questo genere fa parte del cosiddetto terrorismo psicologico volto a disincentivare l’utilizzo delle due ruote a motore, lasciando trasparire un evidente pregiudizio nei confronti di un’intera categoria, quella dei motociclisti. In pratica, agli occhi di coloro che hanno ideato questo cartello, noi siamo tutti pazzi destinati a morire. Gente senza cervello che va in cerca di una fine violenta. In questo ravviso inoltre una grossa mancanza di rispetto verso tutti coloro che sono morti sulla strada o che hanno subìto menomazioni fisiche in seguito ad incidenti stradali provocati da terzi. Nel cartello in questione ritroviamo tutte le demonizzazioni classiche nei confronti dei veicoli a due ruote e di chi li utilizza. La moto è un oggetto mortale da abolire, e chi lo utilizza è un masochista spinto da istinti di morte. Evidentemente, non potendo proibire ai motociclisti di frequentare tutte le strade del Trentino-Alto Adige, la loro tecnica è più subdola e verte su una forma di terrorismo psicologico volto a disincentivare la fruizione delle strade della regione da parte dei motociclisti.

Ora mi piacerebbe portarvi l’esempio di un cartello basato sulla comunicazione costruttiva, ma in Italia non ne ho ancora visto uno… Quelli attualmente esistenti si basano tutti quanti sulla negatività e sull’associazione moto-morte. Però posso proporvi la mia personale modifica al macabro cartello che vi ho mostrato poco più su. Per esempio, si sarebbe potuto raffigurare un motociclista con stampato un bel sorriso che traspare attraverso la visiera del casco, con lo sguardo puntato verso l’osservatore e un piccolo fumetto che recita qualcosa di questo tipo: “goditi il tuo viaggio in moto!“. Oppure: “Vivi la strada con il sorriso!“. Ma anche: “La moto è gioia!“.

All’estero mi è capitato di trovare qualche cartello sensato, per esempio sulle autostrade ungheresi, dove ho riscontrato la presenza di un cartello rivolto però agli automobilisti, il quale raffigura lo specchietto retrovisore sinistro di un auto in cui compare un motociclista in fase di sorpasso. Il testo sotto l’immagine esorta gli automobilisti a guardare negli specchietti e a fare attenzione ai motociclisti.

Voi cosa ne pensate?

 

Aggiornamento 2014:

La campagna di criminalizzazione nei confronti dei motociclisti continua… Leggi qui gli ultimi sviluppi:

Il Trentino-Alto Adige VS i Motociclisti, continua la criminalizzazione: stavolta tirano in ballo i disabili

 

 

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Commenti

Numero di commenti su questo articolo: 5
(Comunicare in maniera costruttiva e distruttiva, ovvero positività versus negatività)

  1. Complimenti… bell’articolo sull’idea che i politici hanno dei motociclisti…

  2. ciao
    In generale concordo sui messaggi distruttivi , ci vorrebbero messaggi più positivi nella vita che attraversiamo a partire da ciò che i mezzi di comunicazione ci fanno vedere durante magari il pranzo e la cena; forse il tipo di messaggio e come una persona lo recepisce dipende molto anche dall’età della persona, dal suo vissuto ..
    ma per tornare al caso specifico del cartello su di me fa proprio l’effetto voluto ..
    Quando viaggio in moto in Trentino spesso incontro con la coda dell’occhio quel cartello : di norma è posizionato su tratti di strada che invitano ad aprire il gas, a fare sorpassi azzardati e che presentano pericolosità dovute
    a scarsa visibilità del tracciato, immissioni laterali, striscia continua, attraversamento di animali selvatici..
    Bene, sarà per il colore, il testo ben visibile, l’immagine del motociclista sulla moto, ma su di me fa immediatamente scattare un comportamento di
    estrema attenzione e mi attiva subito la mente conscia avvisandola che in quel preciso momento c’è un’ informazione diversa, un’allerta, togliendo alla
    mente subconscia l’azione di aprire il gas perchè magari vedo il rettilineo invitante. Il fiore mi passa innosservato, forse per una questione grafica, lo
    noto più da fermo; vedo il motociclista e il testo del messaggio bianco su sfondo nero e nero su sfondo bianco che avvisa di non perdere la testa e di
    vivere la vita.

    Provengo da un periodo di mesi di frequentazione ospedale e in particolare di visite continue in camera di rianimazione. Vedere un motociclista sconosciuto in camera di rianimazione per un incidente è una visone forte, un messaggio certo non positivo, di dolore e sofferenza ma sicuramente a me fa memorizzare nella mente ancora di più la pericolosità del mezzo, l’attenzione che devo portare guidandolo e quel tipo di messaggio mi fa ripetere il mantra di “non perdere la testa ” magari per un piccolo istante di adrenalina.

    In moto io vivo quotidianamente messaggi e sensazioni positivi: la libertà che ti dà il mezzo, i panorami che osservo, i viaggi che programmo , le amicizie che incontro..questi però sono nella mente subconscia ormai
    consolidata per un motociclista assieme all’istinto di aprire il gas quando si vede un rettilineo o una serie di curve invitanti..è ciò che abbiamo memorizzato da piccoli: moto, velocità, curve.
    Aggiungerne un altro con un
    cartello contenente un messaggio di positività per ottenere in chi lo vede un attenzione a controllare e reprimere ciò che ha consolidato nella mente
    subconscia di sbagliato , a mio parere servirebbe a poco.

    Meglio un flash immediato di un messaggio che vada a riprogrammare quella parte del cervello consolidata dove c’è scritta l’informazione che io sono sempre padrone del mezzo, che la velocità è una bella sensazione, che sono sempre nel giusto e in sicurezza, che la curva è una semplice curva fatta per la mia moto e che ne uscirò sempre e bene.
    lamps!
    Maurizio Trentinomotoadventure.com enjoy your emotion

  3. Beh Maurizio, praticamente tu stai dicendo che il tuo istinto ti porta ad esagerare con la velocità e che dunque un messaggio di morte ti porta invece a riflettere sulla vita. Per me vale l’esatto contrario, visto che non corro e dunque mi sento offeso da un messaggio che oltre a distrarre la mia attenzione sempre fissa sulla strada, mi ricorda che posso morire da un momento all’altro (e non per colpa della velocità, ma a causa per esempio di un altro utente della strada indisciplinato).

    Aggiungo poi che coloro che utilizzano quelle strade per correre, probabilmente neanche li notano quei cartelli… Penso che vengano visti sopratutto dalle persone che guidano con più prudenza, e che quindi non ne avrebbero gran bisogno. Anzi, nessuno avrebbe bisogno di messaggi distruttivi. Il discorso sarebbe diverso se si trattasse di messaggi positivi, che stimolano le persone a vivere la strada con più serenità. Di solito la repressione porta alla ribellione, da che mondo è mondo. Perciò continuare a disincentivare i motociclisti, anche quelli che non fanno nulla di folle, potrà soltanto aumentare il malcontento e la sensazione di essere mal visti e mal voluti.

    Anziché spendere denaro per installare messaggi di morte lungo le strade, potrebbero cominciare a rendere più sicuro il transito dei motociclisti, per esempio installando guard rail che tengano conto anche di chi viaggia su due ruote (è da 20 anni che tutte le associazioni motociclistiche lo stanno chiedendo…). Questo sì che sarebbe un messaggio e un atto costruttivo. Un guard rail uccide a qualsiasi velocità, quindi non si tratta di correre o meno. E’ sufficiente che un’auto ti tagli la strada facendoti scivolare contro i paletti di sostegno anche solo a 50 km/h… Invece, a quanto pare, preferiscono spendere il loro/nostro denaro per mettere cartelli che disincentivano i motociclisti a visitare la regione… Io non riesco proprio a vederci niente di positivo in questo modo di agire. Ho sempre la sensazione che dietro ci sia un pensiero molto MA MOLTO pregiudiziale e per nulla orientato alla prevenzione.

  4. Io penso che intervenire sulla sicurezza per chi viaggia nella strade e lo fa a maggior ragione in moto non sia una cosa semplice. Le azioni dovrebbero essere fatte su molti fronti: dalla scuola, all’educazione stradale, alla comunicazione su stampa e video, alla manutenzione delle strade, all’ istallazione di guard rail più sicuri, ai mezzi personali di protezione che indossiamo, alla manutenzione dei mezzi , all’utilizzo di sostanze alcoliche ecc . Mi spiace che sia per te una fonte di offesa un cartello di quel tipo e non credo proprio fosse l’obiettivo per chi lo ha progettato. La mia sensibilità mi fa comunque interpretare il messaggio Vivi la vita, non perdere la testa non come e se fosse scritto ” in moto hai la morte con te”..è un pò come vedere il bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto.
    I cartelli sono o possono essere per alcuni una piccola azione concreta; importante a mio avviso è che attirino attenzione in quel punto e in quel preciso istante..e se servono principalmente a quelli che guidano con più prudenza tanto meglio. Per quelli che citi “coloro che utilizzano quelle strade per correre, probabilmente neanche li notano quei cartelli” per quei motociclisti che sono un’altra fonte di insicurezza molto importante per quelli come me e te che viviamo la moto in un’altro modo, occorrerebbero altri strumenti correttivi che esulano dai mezzi di protezione posti sulle strade.
    Se i cartelli servono per gli altri è comunque un piccolo risultato rispetto ad altre strade dove magari il business è fare cassa riempiendo il lato della garreggiata di enormi cartelloni pubblicitari che deturpano oltremodo il paesaggio.
    Sono pienamente daccordo sull’istallazione di guard rail più sicuri e qui da noi ci sono alcune istallazioni di quel nuovo tipo di protezione. Non sono molti ma qualcosa si muove.
    Sto anche notando che da un anno vedo girare sempre di più motociclisti con i caschi gialli ad alta visibilità. Quando noi li avevamo acquistati come gruppo in Trentino si vedevano solo i turisti tedeschi con quei caschi. Piano piano credo che cresca una coscienza verso la sicurezza; questo spazio web ne è un’altra prova. Teniamo alta la guardia!
    Maurizio Trentinomotoadventure
    lamps!

  5. Mi sono imbattuta io stessa in questi cartelli e ho deciso di volerne sapere di più.
    Come studentessa di comunicazione pubblicitaria ho voluto preparare un esame espressamente su questa campagna e sto cercando di analizzarla nel migliore dei modi, cercando anche di proporre una soluzione alternativa.

    Come Maurizio io non mi sono sentita offesa da questi cartelli, l’istinto è stato quello di riflettere una volta di più sul fatto che la strada non è una pista e per quanto prudenti possiamo essere a tutti ogni tanto viene la tentazione di farla “sporca”.

    Io ho perso un fidanzato sulla strada. Un anno e mezzo fa circa, uno di quelli prudenti, sempre bardati di tutto punto e con la testa ben avvitata sulle spalle.
    E no non lo trovo offensivo.
    Continuo ad andare in moto senza avere paura, perchè dentro di me so che la paura è la peggiore nemica che si possa avere sulla strada, come giustamente facevi notare.

    Ad ogni modo credo che questa campagna nonostante il “visual” sia piuttosto modesto abbia raggiunto almeno in parte lo scopo per cui è stata destinata.

    Per di più posso assicurarti che oltre ai cartelli sono stati posizionati molti (anche se non sono mai abbastanza) guard rail con protezioni anti ghigliottina.

    Non è facile, come diceva Maurizio, intervenire sulla sicurezza stradale. Non siamo tutti uguali ed è bene ricordare agli “smanettoni” che è giusto non esitare pensando troppo a cosa ci sarà dietro la prossima curva, ma che tuta, paraschiena e casco non ti rendono immortale.

    Dal canto mio ho una sfida con me stessa per migliorare questa campagna, migliorare la sensibilità si può e si deve. Spero di trovare il giusto spunto, intanto ringrazio entrambi per aver condiviso i vostri pensieri e le vostre perplessità.

    Lamps

    Roberta

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