Domande e risposte: ancora sul controsterzo (quando usarlo e perché)

Scritto da Luca Govoni | Pubblicato in Domande e Risposte | il 27-05-2016

Domanda

caro luca
ho letto il tuo articolo sulla guida e nella sezione dedicata all’uso del controsterzo dice che lo sterzo va piegato verso il senso opposto della curva. ma questo va fatto prima dell’inserimento in curva o durante la curva? cioe mentre sono piegato sterzo al contrario?

Risposta

controsterzo motoCiao lettore misterioso!
Dunque, innanzitutto bisogna comprendere che non si tratta di ruotare effettivamente il manubrio, bensì di applicare su di esso delle leggere pressioni in un senso o nell’altro.
Voglio affrontare una curva a destra, bene, premo sulla manopola destra per far sì che l’effetto giroscopico reagisca con un spinta verso destra facendo inclinare la moto in quel senso.
Detto questo dovresti capire da te che il controsterzo è la tecnica-base della guida di qualsiasi veicolo a due ruote, perciò va utilizzato ogni volta che devi impostare-mantenere-correggere una traiettoria al di sopra di una certa velocità (approssimativamente 20-30 km/h). Lo usi in entrata di curva, in percorrenza per correggere o mantenere la traiettoria, in uscita per controllarne l’allargamento e nelle situazioni d’emergenza.

È fondamentale divenire coscienti del controsterzo soprattutto in vista delle situazioni scabrose. Se devi schivare un’automobile che ti taglia la strada, oppure una buca profonda, oppure ancora correggere prontamente una traiettoria rischiosa, l’unico modo efficiente per farlo è questo.
Molti incidenti che vedono coinvolto un singolo motociclista/scooterista sono provocati dalla non-consapevolezza del controsterzo. Bene o male tutti quanti imparano a stare in equilibrio e ad affrontare le curve in maniera più o meno appropriata, ma quando si deve reagire ad un imprevisto possiamo distinguere nettamente chi sa controllare consapevolmente la moto da chi la guida puramente d’istinto e dunque non coglie il nesso fra causa ed effetto.

Alcuni ti diranno che le moto si guidano con il corpo. Sono gli stessi che davanti ad un imprevisto vanno a terra o escono di strada. Sono gli stessi che dopo aver percorso un tratto di strada tortuoso arrivano al bar di turno tutti sudati e affaticati come se avessero appena corso una gara di motogp. Il loro stile di guida è inefficiente, faticoso e purtroppo anche rischioso.

Moto e scooter si dovrebbero al contrario guidare applicando le giuste pressioni sul manubrio attraverso i palmi delle mani, nonché assecondando i movimenti del veicolo con il corpo.
Alla base di tutto c’è l’effetto giroscopico, il quale mantiene la moto dritta oltre una certa velocità.
Effetto giroscopico = causa
Assetto verticale del veicolo = effetto


Se ne evince che per affrontare una curva o una manovra di schivamento dobbiamo necessariamente provocare uno squilibrio nell’assetto del mezzo, diversamente quello continuerà ad andare dritto.
Come generare tale squilibrio nel migliore dei modi?
Attraverso l’applicazione del controsterzo.
Controsterzo = causa
Piegamento della moto = effetto primario
Movimenti del corpo = effetto secondario

La sequenza corretta è questa:
Controsterzo ==> piegamento della moto ==> movimenti corporei
Si tratta di 3 fasi che avvengono in maniera pressoché simultanea, partendo però dalla pressione del palmo della mano sul manubrio.

Così invece è sbagliato e pericoloso:
Movimenti del corpo ==> piegamento impreciso e difficilmente controllabile del mezzo ==> energia sprecata

Non puoi evitare prontamente un pericolo dimenandoti sulla moto come una scimmia appesa all’albero, mentre ti basta applicare consapevolmente una piccola pressione sul manubrio per piegare il mezzo a destra oppure a sinistra in una frazione di secondo. Massima resa, minimo sforzo.

È talmente semplice che il motociclista medio non ci vuole credere e rifiuta a priori di testarlo consapevolmente pur rendendosi conto che il suo stile di guida è approssimativo.

Uno dei problemi di fondo è che da noi, in Italia, c’è la fissazione per la velocità, quindi si cerca di imitare i piloti che guidano le moto da corsa. Alcuni di loro sono effettivamente ignari del controsterzo e guidano d’istinto, mentre altri più esperti e meno soggetti a cadute ne sono perfettamente coscienti (per esempio Valentino Rossi). In genere i piloti delle discipline fuoristradistiche, come l’enduro e il trial, sono enormemente più abili alla guida rispetto a chi corre esclusivamente in pista. Bisogna capire che tutti quanti ricorriamo al controsterzo, altrimenti non saremmo in grado di usare né la bicicletta né i motocicli. Il punto fondamentale è divenirne consapevoli perché soltanto così potremo applicarlo volontariamente e nel migliore dei modi.

Inoltre le moto sportive sono le più difficili da controllare poiché il loro manubrio si trova in una posizione che non agevola l’applicazione del controsterzo. L’ideale sarebbe avere un manubrio posizionato in alto e bello largo per ottenere un effetto-leva maggiore. L’esatto opposto di ciò che troviamo su una supersportiva. Ecco perché tutti gli amanti della velocità continuano a ripetere che le moto si guidano con il corpo, che bisogna buttarle giù in curva e così via. Sentendoli parlare di mezzi a due ruote pare che stiano in realtà discutendo di lotta greco-romana.

Immagina ora di arrivare troppo veloce in curva. Se sai come utilizzare consapevolmente il controsterzo ti basta applicarlo per portare la moto ad inclinarsi ulteriormente rimanendo in strada. Se guidi d’istinto non sai invece come correggere la traiettoria e molto probabilmente finisci fuori strada o contromano.

È davvero molto più facile di quel che sembra! Prendi la moto e prova! Capirai tutto in dieci secondi, poi nel giro di qualche mese farai tuo l’automatismo che ti permetterà di guidare senza fatica danzando fra le curve. Non ti sentirai più vittima della tua moto, bensì un tutt’uno con essa.

Anche se non capisci l’inglese ti consiglio di guardare bene questo video, specialmente fra il minuto 3:40 e il 4:15:

Più chiaro di così non potrebbe essere. Vedi come la moto reagisce istantaneamente alla minima pressione sul manubrio, anche ad alta velocità? Ad un certo punto il guidatore dice che sta viaggiando a 120 km/h eppure la moto si piega in un attimo quando lui sfiora il manubrio con la mano.

Il tizio del video va in moto da pochissimo tempo. Ha iniziato quando era già maturo e prima di allora guidava soltanto l’automobile. Questo ti fa capire quanto poco basti per imparare ad andare in moto se si ha un minimo d’intelligenza e la fortuna di conoscere una persona più esperta che ti metta al corrente del controsterzo. Dovrebbero insegnarcelo già da bambini quando impariamo ad andare in bicicletta, ma come spesso accade bisogna aspettare di essere più grandi per poi arrivarci da autodidatti.

Spero di essere stato chiaro.

Buona giornata,
Luca

 

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Commenti

Numero di commenti su questo articolo: 70
(Domande e risposte: ancora sul controsterzo (quando usarlo e perché))

  1. Ciao Luca, eppure non riesco a capire come una cosa cosi semplice conntrobilanciamento/controsterzo non venga menzionata da nessuna rivista di settore, ne basta aprire una qualsiasi per leggere (da tester) in alcuni casi sono ex piloti, che la moto va guidata di corpo, spingere sulle pedane, muovere il corpo ecc.

  2. Ciao Pasquale :-)
    Sai già quanto sono odiato dagli “esperti” del settore due ruote, quindi per stavolta non infierirò troppo dato che lo hai già fatto tu… hihihihi

    Io ho avuto modo di parlare con ex piloti che mi davano dell’incapace quando parlavo in pubblico del controsterzo…
    E al tempo stesso si vantavano di tutte le fratture e i traumi fisici subiti a causa di vari incidenti (dalla dinamica spesso stupida).
    Son ben felice di essere un incapace se quelli sono i risultati delle teorie dei veri esperti :-P

    E’ inutile, è una battaglia persa in partenza quella della sicurezza alla guida, ma che vuoi che ti dica, anch’io come te sono un folle che ancora ci prova a diffondere un pizzico di cultura tecnica mescolata a buonsenso. Mi prendo volentieri antipatie e critiche se poi riesco ad essere utile almeno ad un lettore su mille!

    In 20 anni di navigazione online ancora non ho trovato un video in italiano che spieghi il controsterzo decentemente.
    Ci sono persino video in cinese ed in russo che trattano l’argomento.
    Qui sembra essere un tabù. Boh.

  3. Purtroppo l’italiano è un cittadino alla rovescia, piace farsi del male da solo. Se per saper guidare la moto bisogna essere incapace, be allora sono contento di esserlo😂 adesso siamo in due io e te Luca.

  4. E anche io :D

  5. Luca io ho quasi 30 anni e possiedo un 125 4 tempi con semimanubri, ecco io sono la scimmia di cui parli nell’articolo, in più di 3 anni non ho ancora capito il modo in cui si fa una curva in moto in modo sicuro ed efficace.
    Mi rendo conto che la mia “tecnica” di guida è un mix di robe a caso, una volta premo con il piede la pedana, un’altra premo il semimanubrio, un’altra ancora cerco di sporgermi con il corpo e puoi già immaginare i risultati.
    Non avevo mai sentito parlare del controsterzo, ho visto il video e mi ha stupito con quanta facilità giri la moto e cercherò di applicare il tutto quando correrò.
    Ho già letto 2 giorni fa quello che hai scritto sul controbilanciamento alle basse velocità e nell’uscita di ieri mi sono trovato davvero bene.

    Una domanda volevo farti: oltre al controbilanciamento, per una guida normale su strada può bastare solo l’uso del controsterzo o è necessario anche premere sopra il semimanubrio/pedane e sporgersi con il corpo? Saluti

  6. Hey, mi ci metto anche io! Appresi del controsterzo proprio grazie a Motovita :D

    Comunque a me sembra che in merito ci sia più ignoranza da parte dei media ed “esperti” del settore, che da parte del motociclista.
    Mi rimase impresso un episodio avvenuto su un settimanale di moto che leggevo (e del quale non faccio volutamente il nome): nella rubrica della posta i lettori parlavano di questa tecnica, ma il direttore rispondeva in ben altro modo, dimostrando palesemente di non sapere di cosa si parlasse, dando risposte che uno si aspetterebbe da qualcuno che si avvicina alle due ruote per la prima volta e facendo passare questi lettori come se fossero nel torto. Fu molto singolare come episodio…

    Una volta trovai invece un video on line dove veniva spiegato abbastanza bene, ma poi l’autore cadde in basso dicendo che questa tecnica da sola non basta e che per completarla bisogna ricorrere al buttare il sedere fuori.

    C’è invece un buon libro che lessi che ne parlava molto bene, credo l’unico in tutta l’editoria dedicata.

  7. Buonasera Visitatore! Come scrivo anche nell’articolo i semimanubri rendono il tutto leggermente più complicato, quindi sostanzialmente bisogna essere un attimino più “aggressivi” nell’applicare il controsterzo. Indubbiamente le moto supersportive richiedono una guida più fisica rispetto ad una naked, per esempio.

    Sporgersi con il corpo, in maniera moderata e non come vedi fare ai piloti in pista, va bene quando si guida in maniera sportiva. Non è assolutamente indispensabile nella guida tranquilla, ma su una supersportiva sicuramente aiuta quando si decide di alzare il ritmo.

    Ma fai come ti dico, parti col movimento delle spalle e della parte alta del busto. Lascia perdere gli spostamenti del sedere per il momento. Se muovi le spalle nella maniera corretta tendi ad applicare automaticamente anche il controsterzo durante l’inserimento in curva. Non stringere il serbatoio con le ginocchia e rimani rilassato. Ricorda: andare in moto fra le curve è un piacere e se diventa una fatica allora stai sbagliando qualcosa.

    Spingere sulle pedane è una diretta conseguenza dello sporgersi dalla moto con il fondoschiena, perciò lascia perdere per il momento. Invece lo puoi fare quando controbilanci a bassissima velocità, ma in questo caso devi premere sulla pedana esterna.

    Comunque, al di là di tutti i discorsi tecnici, prova a fare le stesse manovre che vedi nel video e credimi, nel giro di pochi secondi capirai il concetto. Dopodiché dovrai applicare il controsterzo volontariamente ogni volta che desideri modificare la traiettoria della moto (non solo in curva ma anche per schivare una buca, per esempio). Dai tempo al tempo e tutto il resto verrà di conseguenza.

    X Fabrizio:
    le riviste di moto sono spesso tenute in piedi da gente che corre soltanto in pista o che magari andava in moto 500 anni prima. Da che mondo è mondo i giornalisti parlano di argomenti di cui sanno poco o nulla. E poi confondono la guida difensiva stradale con la guida veloce in pista. Peccato che in pista si proceda per automatismi mentre in strada ci si debba adattare costantemente alle variabili in evoluzione. Ritrovarsi appesi alla moto mentre si transita sullo sporco o su una chiazza di umidità significa fare del proprio meglio per provocare una caduta.

    Lo ribadisco, non è sbagliato quando si guida sportivamente, purché non si esageri, ma se diventa un’abitudine bisogna essere consapevoli del fatto che ci si sta esponendo gratuitamente ad alcuni rischi del tutto inutili.

    X Giovanni:
    Benvenuto nel club dei motociclisti incapaci!
    Essendo tu così giovane e già così incapace prevedo per te un radioso futuro su due ruote :-)
    (so che capisci cosa intendo)

  8. Nel suo caso ricordo che disse una volta di usare lo scooter per andarci a lavoro, quindi magari la sua esperienza con le due ruote finisce li, non saprei. Ma poco importa secondo me, dato che sullo scooter le dinamiche sono le stesse e dato soprattutto che parliamo del direttore di una rivista di motociclismo molto importante.
    Ricordo un lettore che mandò una mail, poi pubblicata, molto articolata e tecnica, un po’ come il tuo articolo, ma sembrava parlasse di chissà quale tecnica aliena, con il direttore che rispondeva dicendo cose tipo “se vuoi girare a destra, pieghi a destra; se lo vuoi fare a sinistra, pieghi a sinistra”. Insomma, non sapeva proprio di che cavolo si stesse parlando…

    Tra le tante mail pubblicate in quel periodo, ne ricordo anche qualcuna di qualche lettore diciamo “palesemente sorpreso” per le risposte che si sentivano dare… :D

  9. Ma sai, Fabri’, una persona può anche svolgere una certa attività per tutta la vita, ma se non si ferma mai 5 minuti a ragionarci su può anche continuare a non capirci niente fino all’ultimo giorno.

    A me fanno molta impressione quelli che escono di strada da soli, per esempio. Ho assistito ad incidenti dal vivo viaggiando in gruppo, e questa è una delle ragioni per le quali ora viaggio prevalentemente da solo o in compagnia di un’altra persona più simile a me. Dispiace vedere qualcuno che si fa male perché non sa come impostare una curva o una frenata.

    E dispiace constatare come gli “esperti” del settore non facciano proprio nulla per rendere i loro seguaci maggiormente consapevoli alla guida, ma anzi insistano nell’associare la guida stradale a quella in pista (ginocchio a terra, butta giù la moto, le marce lunghe si usano soltanto in autostrada, non frenare in curva ecc).

    Come ben sai io vado in moto da oltre 20 anni, ho percorso svariate centinaia di migliaia di chilometri, eppure mi trovo meglio a viaggiare insieme ad una persona come te, che magari va su due ruote da pochi mesi, piuttosto che in compagnia di una persona più esperta la quale però non si è mai posta le domande giuste e tende dunque a guidare d’istinto.

    Tendenzialmente mi fido di più di chi ha poca esperienza in un determinato campo ma mostra al tempo stesso grande passione e voglia di migliorarsi. So che in quel caso c’è ampio margine di miglioramento, mentre quando ho davanti uno che crede di sapere già tutto e non si pone alcuna domanda non mi ci metto neppure a discutere.

    Oltre alla sorpresa che deriva dal vedere il direttore di una rivista di moto palesemente ignorante circa le tecniche di guida, dispiace soprattutto per i giovani che leggono quelle cose e si fanno un’idea totalmente fuorviante del mondo delle due ruote.

    Posso immaginare i commenti dei lettori “palesemente sorpresi” :-D
    Magari qualcuno avrà pure chiesto le dimissioni del direttore in questione, hahahaha.

  10. Dimenticavo, il libro di cui parla Fabrizio si intitola:

    Il manuale della sicurezza in moto.

    L’autore è Claudio Angeletti.

    Ancora non l’ho letto, ma spulciando qua e là ho già constatato che l’approccio è quello giusto…

  11. Per i motoviaggiatori consiglietei questo libro che ho appena aquistato, autore Gionata Nencini Manuale del motoviaggiatore lo si può aquistare solo sul suo sito http://www.PARTIREper.it

  12. Consiglio decisamente quel libro! Tratta molti argomenti (non solo di sicurezza e tecniche di guida) e lo fa secondo me molto bene.
    Non credo vi siano libri italiani dedicati scritti altrettanto bene (a meno che il nostro Luca non dovesse decidere un giorno di farne uno pure lui, sai che verrebbe fuori secondo me un ottimo lavoro? ;D ).

    Fammi sapere comunque poi cosa ne pensi di quel libro, Luca, sono molto curioso della tua opinione :D

  13. Certo Fabrizio. Se il libro mi piacerà provvederò a farne una recensione su Motovita. Sarei ben contento di poter finalmente pubblicizzare qualcosa di veramente utile per i miei lettori.

    In realtà ottengo migliori risultati scrivendo online piuttosto che pubblicando libri. Mi leggono molte più persone e comunque non ho ambizioni economiche (per il momento), perciò scelgo la via più efficace, quella del web. Ciò non toglie che il denaro speso per un buon libro rappresenti un ottimo investimento.

  14. Beh sul libro ero ironico dai :D Anche se resto dell’idea che, visti i tuoi articoli qui, riusciresti comunque a scrivere un ottimo libro sul tema! Ma anche come istruttore di corsi di guida sicura e/o scuolaguida ti vedrei bene :D

    Sarebbe carina una recensione, qualora ti piacerà. Come già ti dissi in altre sedi, secondo me è un ottimo libro in generale e dovrebbe essere letto da più di una persona…
    Poi va beh, un conto è la mia opinione, un conto l’opinione di uno con l’esperienza come la tua.
    Ma sono abbastanza ottimista sulla tua valutazione finale positiva ;D

  15. Se io facessi l’istruttore di scuola guida credo che la gente ricomincerebbe a camminare con le proprie gambe anziché tentare di prendere le patenti :-D

    Sulla faccenda della guida sicura ci sto invece riflettendo da mesi, ma alla fine mi domando a chi freghi realmente qualcosa di imparare a guidare bene nel mondo reale…

    Tu che dici? Voi che dite?

  16. Io sono iscritto alla pagina FB dell’associazione che tiene corsi di guida qui nel basso Lazio, dove tra gli istruttori c’è proprio l’autore di quel libro e mi sembra che di adesioni ne abbiano (sono anche organizzati molto bene da quel che vedo).

    Io ti ci vedrei bene!

  17. ecco un video in italiano https://www.youtube.com/watch?v=e-mcyj34iao
    breve ma mi sembra ben fatto

  18. Interessante, ma non sono d’accordo nell’utilizzare entrambi le mani per il controsterzo.

  19. Siamo alle solite, Gigi. Prima di tutto il controsterzo non si usa soltanto nelle situazioni d’emergenza ma SEMPRE. Poi, come nota Pasquale, il manubrio non si tira nella guida stradale, si spinge e basta. Purtroppo gli italiani peccano sempre in qualcosa quando si parla di argomenti tecnici, c’è poco da fare. Non ce la fanno proprio a fare una cosa nella maniera corretta dall’inizio alla fine. Ad un certo punto si confondono e lasciano intendere che non hanno mai realmente ragionato sugli argomenti di cui parlano.

    Invece il signore del video che ho linkato nell’articolo spiega il tutto alla perfezione, ma lo fa in inglese.

  20. Il problema dell’italiano che si butta nella mischia senza studiare le cose,e dopo vengono fuori questi video😢

  21. Ecco una cosa che volevo chiedere un sacco di tempo fa e che mi ero dimenticato di chiedere ( :D )!
    Perché Luca dici che il manubrio va solo spinto e non tirato?
    Lessi questa cosa anche al di fuori di Motovita (ma non ricordo dove…).

  22. Fabrizio, prova tu stesso ad applicare il controsterzo tirando il manubrio verso di te e poi dimmi se ti senti sicuro nel farlo. A volte un test pratico vale più di mille parole.
    Vedrai che ti trasmetterà una sensazione di innaturalezza…

    In secondo luogo tirando il manubrio verso di sé si provoca un alleggerimento del carico sulla ruota anteriore. Spingendolo si provoca al contrario un aumento del carico sulla ruota anteriore, il che è decisamente preferibile nella guida stradale, specialmente a velocità elevata.

  23. Sai che hai proprio ragione? Ho provato questa mattina venendo al lavoro e la sensazione è in effetti proprio quella di na leggera perdita di aderenza all’anteriore.
    Per certi versi sembra come se la ruota si alzasse un poco, o perdesse appunto aderenza.

    E poi si, non è molto naturale come movimento rispetto allo spingere in avanti.
    Pensavo fosse la stessa cosa (io ho sempre spinto, ma immediatezza) e invece il risultato è effettivamente un po’ diverso.

  24. Ho provato giusto stamattina il controsterzo e devo dire che funziona molto bene, è tutto un altro modo di guidare.
    Una leggera spinta e curva da sola, molto meno faticoso che premere le pedane… a me cambia veramente tantissimo diventa più leggera e dolce la guida.
    Confermo quanto Luca dice alla fine dell’articolo, a volte basta veramente poco….

  25. Come dice il tizio del video in inglese: “Relax and let her do the work”.
    Rilassati e lascia che sia lei a fare il lavoro.

    Visitatore, col passare del tempo ne guadagnerai moltissimo anche in termini di sicurezza vera e propria avendo acquisito pieno controllo del mezzo.

    Inoltre per poter frenare con sicurezza a moto piegata bisogna saper applicare il controsterzo consapevolmente, e ora tu sai come farlo.

    A volte basta veramente poco, è vero. Peccato che la massa faccia di tutto per portarci verso concetti errati, e così quel poco che basterebbe conoscere viene del tutto ignorato.

    Fabrizio, specialmente su una moto supersportiva e specialmente ad alta velocità diviene del tutto pericoloso tirare il manubrio verso di sé in quanto si va ad alleggerire la ruota anteriore di svariati chilogrammi generando a volte sbacchettamenti e oscillazioni anomale della ruota stessa.

    Sono tutti concetti abbastanza banali e facili da capire, ma chi ce li insegna? Come vedi persino gli esperti dei corsi di guida sicura ti portano verso concetti quantomeno discutibili. Prima ti dicono che il controsterzo serve a far inclinare la moto rapidamente e senza fatica, poi aggiungono che va utilizzato soltanto nelle situazioni critiche.
    Ma diamine, se ti permette di manovrare il mezzo così facilmente, perché limitarne l’uso alle sole emergenze!?
    E’ come dire che mi piace tanto la pizza, ma ne mangio soltanto metà perché sennò godo troppo.
    Ma dai, svegliaaaaaaaaa :-D

  26. Il tipo del video italiano Andrea Tomio è anche un pilota di campionati regionali, (se ho ben capito dalla sua pagina facebook) e la cosa che più mi incuriosisce è di capire che livello hanno di conoscenze tecniche del mezzo che guidano i piloti a tutti i livelli.

  27. Pasquale, pur senza essermi informato a riguardo avrei tranquillamente scommesso tutto ciò che possiedo sul fatto che quel ragazzo era uno che correva in pista…

    Lo ripeto praticamente in ogni articolo che pubblico, MAI MAI MAI dare ascolto a chi usa la moto prevalentemente per correre! Sono proprio queste persone l’origine del male in ambito motociclistico. Spingono inconsciamente i giovani verso un approccio emotivo alla motocicletta, quando il lato razionale renderebbe il tutto 100 volte più sano ed appagante.

    A mio parere la legge non dovrebbe permettere a chi corre in pista di tenere corsi di guida sicura stradale. Dovrebbero rimanere all’interno del loro seminato e parlare di guida in pista, anche se come possiamo vedere trasmettono comunque concetti sbagliati pure per la guida sportiva. Io non parlo di guida in pista non essendo un pistaiolo, loro parlano di guida stradale pur non essendo stradisti.

    Queste persone, se iniziassero a guidare tutti i giorni in strada fra le automobili non durerebbero nemmeno 6 mesi, e il bello è che lo sanno pure.

    P.S:
    Parlando con vari amanti della pista, nel corso degli anni, l’idea che mi sono fatto io è molto semplice: la maggior parte di loro guidano d’istinto, hanno riflessi molto rapidi e soprattutto davanti ad un pericolo tendono a “lanciarsi” senza riflettere, perciò ai nostri occhi appaiono come dotati di poteri speciali mentre in realtà fanno parecchio affidamento sulla fortuna.

    Per esempio il loro modo di cadere. E’ raro vedere Valentino Rossi eseguire un highside, mentre altri cadono spesso in questa maniera facendosi parecchio male. Anche qui c’è di mezzo l’istinto che ti porta a fare la cosa sbagliata, ossia chiudere repentinamente l’acceleratore quando la gomma posteriore perde aderenza. Un pilota freddo e lucido non molla l’acceleratore e questo lo porta a cadere in scivolata (lowside), il che è molto meglio che essere disarcionati dal mezzo.

    LOWSIDE:
    https://www.youtube.com/watch?v=ojUAf8OcTrg

    HIGHSIDE:
    https://www.youtube.com/watch?v=JwlZiArfnYg

  28. Sul video che ho postato per la precisione dice di “tirare con un braccio e di spingere con l’altro”, tecnica che credo sia la più corretta; d’altro canto neanche avevo fatto caso che praticamente consiglia il controsterzo solo per le schivate d’emergenza………….
    mi sa che ormai con tutto il marasma di pseudoesperti di tecnica motociclistica che c’è a giro quando li ascoltiamo o siamo prevenuti o semplicemente ascoltiamo solo alcune parti di quello che ci raccontano :)

  29. Io avevo ascoltato bene, gigi. Mi spiace, ma è comunque errato tirare il manubrio, poco importa se con l’altra mano lo vai a spingere. Anzi, forse è anche peggio dal mio punto di vista, direi doppiamente illogico.

    Proprio non si riesce a capire che guidare una moto è un lavoro di sensibilità e delicatezza… Basta una minima pressione di poche centinaia di grammi sul manubrio. Nessun bisogno di spingere e tirare, a meno che uno non si diverta a provocare reazioni estreme nel mezzo. Spingere e tirare insieme lo si fa naturalmente nelle manovre da fermo oppure a bassissima velocità per avere un controllo più preciso sul manubrio, in tutti gli altri casi basta applicare una piccolissima pressione e lasciare che sia la moto a fare tutta la fatica al posto nostro.

    Tra l’altro se spingi e tiri contemporaneamente vai a provocare una tensione muscolare a livello delle scapole e delle spalle, e a quale pro? Perché farlo? Ai miei occhi non ha senso.

    Per il resto, ok, ti concedo il fatto che almeno questo ragazzo è a conoscenza del controsterzo. Siamo già ad un livello superiore rispetto alla media ;-)

  30. Provabile che sia anche una questione di tipo di moto e di posizione: sulle nacked e ancor più coi semimanubri si guida stando molto sopra al manubrio e quando si spostano le spalle verso l’interno curva mi è sempre venuto naturalmente di spingere con una mano e di tirare con l’altra, praticamente è come se il manubrio seguisse le spalle mentre le braccia restano quasi ferme
    Ovviamente tutto il movimento deve essere delicato e fluido

  31. Può darsi. In effetti ho notato che specialmente sulle supersportive ci si ritrova “sopra” il manubrio e non “dietro” di esso, quindi il tutto diventa meno naturale e richiede se non altro più energia.

    Come dici giustamente tu, è molto importante armonizzare pensieri e movimenti corporei in maniera tale da rendere il tutto fluido e naturale. Se uno si trova bene muovendosi in un certo modo e sente di avere pieno controllo sul mezzo, allora tutto a posto.
    Ma se poi mi sento dire che guidare una moto è faticoso, allora mi viene da pensare che quella persona guidi in maniera controproducente.

    Io non critico il tuo stile di guida bensì determinati concetti che si vogliono far passare come sani e giusti, mentre invece a mio parere non lo sono affatto, e mi riferisco a certi video e a certe “teorie” inventate da chi ama la velocità e il pericolo, sia in pista che in strada. Parlino pure della guida in pista o di quella spericolata, ma non escano dal loro habitat cercando di insegnare alla gente come si guida in modo sicuro ed efficiente in strada perché semplicemente non lo sanno.

    Per carità, neppure io possiedo attestati che certifichino la mia abilità alla guida, e credo non ne esistano proprio, ma almeno parlo di argomenti che vivo in prima persona tutti i giorni. Dal mio punto di vista è più esperto un ragazzino che va a scuola in scooter tutti i giorni, estate e inverno, piuttosto che un pilota della domenica che si fa venire un attacco di panico dinanzi ad una chiazza di umidità perché è convinto che in moto si debba per forzare correre e piegare sempre al limite. Se avessi bisogno di un consiglio sulla guida andrei sicuramente dal ragazzino.

    Hai presente il detto che recita: “chi non sa le cose, le insegna” ?
    Il professore di chimica che non ha mai messo piede in un laboratorio…
    Il medico che fuma e beve alcolici…
    Il tifoso che critica lo stile di gioco dei calciatori pur non avendo mai giocato una partita in vita sua…
    Il maniaco della velocità che tiene corsi di guida sicura ma non guida in strada perché ha troppa paura…
    (ecco, a me irrita particolarmente quest’ultimo caso) :-D

  32. Ciao Luca ho letto il tuo articolo è devo dire che mi sono imbattuto proprio grazie ad un amico più grande di me, ha contrasterzare in moto detto il counter steering, io ho un Aprilia dorsoduro ed oggi ho provato per la prima volta con un po di pratica nei giorni scorsi a provarlo nelle curve della mia costiera e devo essere sincero mi sono trovato da subito molto bene a guidare in questo modo, molto più pulito ed la moto ad ogni curva diventava sempre più leggera, peccato che non viene spiegato. La mia domanda è, ho letto che dicevi che il controsterzare va bene molto sulle super sportive o le naked, volevo sapere dato che la mia è una specie di Motard credo che venga catalogata in questo modo, SBAGLIO AD USARE QUESTA TECNICA?? Anche se premetto che per la prima volta sono riuscito a scendere fino al bordo della ruota di dietro… Grazie per eventuale risposta!

  33. Ciao Giuseppe

    Avendo una moto molto simile alla tua (ho un’Hypermotard) forse ti posso aiutare: per la precisione le nostre moto rientrano nella categoria maximotard ma estetica a parte le nostre moto in realtà sono delle nacked normali (solo un pò più agili) quindi i consigli di Luca sono che validi anche per noi

  34. x Luca

    Quasi tutte le volte che esco in moto bene o male ci scappa sempre una sosta sul passo della Raticosa, ormai un punto d’incontro un pò per tutti a circa 60km da Prato dove vivo, ora per me è un punto di passaggio ma per un buon 95% è la meta d’arrivo e noto abbastanza spesso che molti arrivano lassù sudati e affaticati, per quanto ne so in moto si dura parecchia fatica quando si guida al limite spingendo tanto ma considerato che una gara di motoGP durerà almeno il doppio dei km o sono dei fenomeni che Valentino in confronto è un paracarro o effettivamente hanno una tecnica di guida decisamente sbagliata (e cosi ad occhio sono più per la seconda possibilità).

    Il grosso problema sulle tecniche di guida per me sta anche nel fatto che non è facile capire quali sono quelle giuste: in pista è facile, il responso lo da il cronometro (e sono sicuro che quelli che sanno veramente guidare in pista sia una percentuale esigua); mentre quando si parla di guidare su strada bisognerebbe saper “tradurre” i comportamenti della pista al diverso uso ma non è facile e occorre tantissima esperienza in entrambi i campi ma come ci hai fatto notare più e più volte per imparare a guidare su strada la cosa migliore è essere autodidatti, concetto che se non fosse la pura verità sarebbe totalmente assurdo, il tutto poi andrebbe costantemente aggiornato visto che la tecnologia legata alle moto è in continua evoluzione.

    Per imparare questi concetti io ho sempre consigliato di viaggiare, stare in moto 7/8 ore e farsi almeno 500 o più km in una giornata, dopo un’esperienza di questo tipo la guida di corpo e faticosa sparisce immediatamente :)

  35. Gran bella moto la Dorsoduro!

    Gigi, io le ho sempre considerate “Maxi-naked”, ho sempre pensato che il termine corretto per definirle fosse questo.

  36. Ps si dice:
    Chi sa fa
    Chi non sa insegna
    Chi non sa neanche insegnare critica

    Pps Giuseppe dimenticavo di dirti che la dorsoduro la puoi guidare un pò come vuoi ma evita di usare la gamba in stile motard, è solo pericoloso ;)

  37. Conosco il passo della Raticosa ☺ Diciamo che in estate evito di passarci specialmente nel fine settimana per via dell’alta concentrazione di pilotoni della domenica, ma di solito faccio proprio quella strada per raggiungere la Toscana.

    Ma infatti quando sento le persone lamentarsi tanto della scomodità delle loro moto e della fatica che fanno per guidarle mi viene subito da pensare che abbiano uno stile di guida inappropriato.

    Ora ti scrivo da Maribor in Slovenia. Sono partito stamattina e dopo 7 ore di viaggio la prima cosa che mi è venuta in mente è stata quella di fare una passeggiata sulle rive del fiume Drava. Non posso di certo dire che il viaggio di 500 km mi abbia stancato, anzi per certi versi mi ha risvegliato i sensi e la voglia di fare. Io però ho uno stile di guida che minimizza l’utilizzo della forza fisica e quando sono in moto tendo a rilassarmi anziché agitarmi.

  38. seguo continuamente gli argomenti trattati ma quello del controsterzo veramente mi intriga in quanto i primi timidi tentativi mi trasmettevano una sensazione di immediata caduta all’ interno della curva curvando a dx , mentre curvando a sx il panico più completo per una maggiore difficoltà a controllare le estensioni del braccio sx che crea un ancor maggior senso di insicurezza. continuo a leggere il tuo sito e imparando a memoria certe fasi le reazioni per superare i timori . al momento sto allenandomi su alcune complanari ( comodissima quella che costeggia il tratto che da roma arriva all ‘ aeroporto fiumicino ) e all ‘ interno della corsia di destra faccio delle S che mi portano da una parte all’ altra della corsia stessa cercando di verificare l’estensione dello spostamento , ma credimi , più di tanto la sensazione di caduta repentina o di un high side ancora vince . se hai qualche ulteriore input te ne sarei grato .

  39. Filippo, secondo me cerchi di guidare in maniera troppo violenta. Rilassati e sii delicato anziché aggressivo. Ricordo un tuo vecchio commento in cui parlavi di intraversamenti e perdite di aderenza. Non devi ruotare il manubrio facendo intraversare la moto! Ancora non hai capito che si tratta di un lavoro di fino, dove è sufficiente applicare lievi pressioni sul manubrio lasciando che sia il mezzo a fare il 90% del lavoro e della fatica. Hai visto il video che ho linkato? Guardalo ancora e ancora finché non ti entra in testa. Se proprio non ce la fai io ti consiglio di frequentare un corso di guida sicura di quelli proprio basilari. Da come ne parli sembra che ti manchi la capacità di leggere le reazioni della moto, forse anche a causa di problemi di equilibrio. Sai andare in bicicletta? Per caso ti spaventa anche la bici e cadi facilmente?

  40. Vorrei dire la mia riguardo all’esecuzione del controsterzo, nello specifico il modo per ruotare il manubrio.

    SE la guida voluta dal pilota è particolarmente sportiva, SE la moto è una SS e SE al contempo si spinge sull’altra manopola, io non trovo sbagliato e/o pericoloso tirare la manopola opposta per ruotare il manubrio ( anzi, i semimanubri).

    Perchè dico questo?
    Le SS hanno, invece di un bel manubrio largo e alto, due stuzzicadenti inclinati e corti: la leva avente estremità canotto di sterzo (fulcro) e semimanubrio (punto d’appoggio della forza del pilota) è molto più corta rispetto a una moto con manubrio, pertanto per avere uguale momento (forza x braccio) è necessario applicare maggiore forza poichè il braccio è minore. Da qua la “necessità” di tirare e spingere contemporaneamente.
    Ricordiamoci anche che in una SS la posizione di guida è quasi orizzontale, sdraiata sull’anteriore. Una forza di qualche Newton rivolta parzialmente verso l’alto (e qua si perdono molto Newton per strada) non influirà certo sulla dinamica istantanea del veicolo.

    Immagino che nelle vostre discussioni siate restati nell’ambito delle moto da strada, e per questo non avete considerato le SS

    :)

  41. Io di sportive ne ho possedute 2,ninja 636 e gsx-r750, ho girato in pista e non ho mai sentito la necessità di eseguire il controsterzo tirare\spingere ma solo eseguire una leggera spinta. Come già detto più volte anche da Luca pilota\moto devono essere in armonia.

  42. Io mi sento proprio insicuro se provo a tirare il manubrio mentre viaggio oltre una certa velocità. E’ pur vero che non guido moto supersportive da molti anni, quindi anche se non sono d’accordo con questa pratica, ammetto che forse è anche una questione soggettiva.

    Del resto c’è pure tanta gente che usa un solo freno e si sente tranquilla così, mentre io la considero un’abitudine pericolosa che prima o poi provocherà cadute ed incidenti. La teoria del “monofreno” viene regolarmente partorita dai pistaioli.

    Di base tendo a considerare controproducenti e irrazionali tutte le teorie che provengono dal mondo della velocità e hanno la presunzione di adattarsi alla guida stradale senza i dovuti ragionamenti.

    Il discorso di Giovanni ha comunque un senso a livello teorico.

  43. Anche io dopo aver visto il video ho provato a tirare\spingere il manubrio, ma proprio non ci riuscivo, ed inoltre si ha difficoltà in quanto bisogna contemporaniamente gestire la manopola del gas e tirare il manubrio.
    Per quanto riguarda il solo utilizzo del fremo anteriore concordo con te Luca, è un’abitudine (cattiva) che viene dal mondo delle corse.

    Se le auto frenano su tutte e quattro le ruote un motivo ci sarà.

  44. La spiegazione è questa, Pasquale:

    Il nostro obbiettivo è rallentare (=frenare) il più velocemente possibile, giusto? Le pastiglie grattano sui dischi, trasformano l’energia cinetica in termica e rallentano la rotazione delle ruote, e l’intera auto/moto rallenterà.
    Questo accade perchè gli pneumatici hanno un certo attrito con l’asfalto; se questo attrito viene meno (es. in caso di ghiaccio) le ruote smettono di ruotare a causa dell’attrito dischi/pastiglie, ma il mezzo non si ferma, scivola placidamente sul ghiaccio.
    Appare evidente come il nostro unico limite ai tempi/spazi di frenata sia l’attrito pneumatici/suolo. Infatti l’altro ostacolo, la potenza frenante, è facile da sormontare: basta montare dischi e pastiglie più grandi o di materiale più abrasivo.
    Da cosa è generato l’attrito pneumatici/suolo che noi vogliamo sia il più alto possibile per poter frenare più forte possibile? Semplificando e tralasciando fattori importanti, ma non inerenti alla mia argomentazione, come l’attrito aerodinamico, possiamo dire che è generato tutto dalla formula:

    FA = CA x FP

    Ovvero: Forza d’attrito (Newton) = coefficiente d’attrito (adimensionale) x Forza perpendicolare al suolo, o premente (Newton)

    Quindi, più lo pneumatico è schiacciato al suolo, maggiore sarà l’attrito generato.

    Fate una semplice prova: mettete un libro sul tavolo e provate a spingerlo con una mano. E’ molto facile. Ora fate la stessa cosa ma con l’altra mano schiacciatelo più forte che potete. E’molto più difficile.

    A questo punto risulta ovvio che, per esempio, se in una moto la distribuzione dei pesi è 60/40 A/P, bisognerà applicare il 60% della forza frenante all’anteriore ed il 40% al posteriore. Nelle moto però, il divario tra la forza frenante A e la forza frenante P è molto maggiore rispetto alla distribuzione dei pesi. Le SS in pista frenano solo con l’anteriore, ma mica hanno una sola ruota! Questo è dovuto ai trasferimenti di carico, molto più accentuato in una due ruote rispetto ad un’automobile per via dell’interasse molto minore, ovvero braccio della leva più corto. Sempre per lo stesso motivo, con la moto si impenna, con la macchina no.

    Questo è il motivo per cui le monoposto della Formula 1 hanno tutte quelle ali e alette. Il principio è lo stesso che fa volare gli aeroplani, ma al contrario: invece di spingere in su per tenere su l’aereo, spingere in giù per aumentare l’attrito e quindi la velocità in curva, la trazione eccetera.

    Invece le ali della MotoGP servono ad un altro scopo: tenere per terra l’anteriore per poter accelerare senza cappottarsi ogni volta. L’ostacolo allo sviluppo delle ali sulle due ruote è, oltre ai regolamenti sportivi, il fatto che la moto si inclina. Quindi, per avere ali che funzionino a vantaggio del grip in ogni situazione, anch’esse devono essere mobili. Secondo me la soluzione sono alette montate nel mozzo ruota che restino sempre parallele al terreno, ma un conto è parlare, un altro è fare.

    Bene, il mio sermone è terminato. Andate in pace :)

  45. Interessante il discorso delle alette basculanti sui mozzi delle ruote. Però trascuri un’altra variabile a mio parere fondamentale nella dinamica delle moto. Se tu metti delle alette orizzontali, di conseguenza anche la spinta dell’aria sulle alette agirà perpendicolarmente verso il basso e non più verso il senso di piega della moto.

    Cosa potrebbe comportare questo? Non ne ho idea e sarei curioso di vederlo in pratica!

    Le alette attuali delle motogp non servono a migliorare l’aderenza delle gomme ma soltanto a tenere giù l’avantreno quando viene spalancato l’acceleratore. In questo modo le moto impennano di meno e al tempo stesso permettono al pilota di controllare meglio l’uscita di curva in accelerazione.

    Però il discorso della deportanza aerodinamica non potrebbe comunque essere estremizzato come sulle monoposto da F1 per ovvie ragioni. I politi delle F1 sono praticamente dentro una gabbia e non possono muoversi, legati con cinture di sicurezza e con il casco che appoggia sulla scocca durante le curve. Diversamente i muscoli del collo non reggerebbero sino a fine gara. Non sarebbero in grado di sopportare quelle forze se non fossero letteralmente imprigionati dentro la scocca.

    I piloti di moto potrebbero sicuramente sopportare una forza G superiore in curva, ma in frenata la vedo dura! Dovrebbero mettere la colla sul sellino :-D

  46. E invece no Luca:
    Ho immaginato appendici aerodinamiche parallele al suolo appunto per avere una spinta perpendicolare al terreno.
    Infatti noi ci ricordiamo che l’attrito è: forza PERPENDICOLARE x coefficiente; la parte di gomma su cui poggia la moto in piega è attaccata al suolo, parallelo ad esso.
    In questo modo sfruttiamo appieno la deportanza.

    Se le alette invece seguissero l’inclinazione della moto, in curva la deportanza (forza) da esse generata si scompone in due: perpendicolare (che spinge verso il basso) e parallela (che spinge verso l’esterno della curva) al terreno.
    In questo caso, il maggior grip dato dalla componente perpendicolare al terreno sarebbe vanificato dalla componente parallela (=forza centrifuga).

    Concordo invece sul discorso della sopportazione delle accelerazioni laterali/longitudinali.

    PS Quando ho detto “Invece le ali della MotoGP servono ad un altro scopo: tenere per terra l’anteriore per poter accelerare senza cappottarsi ogni volta”, intendevo esattamente quello che hai detto tu :P

  47. In pista il freno posteriore è diventato sempre meno importante sia per i trasferimenti di carico (ormai frenano con il posteriore che galleggia) sia perché c’è anche il freno motore che fa la sua parte, per noi comuni mortali invece il freno posteriore serve soprattutto quando guidiamo a basse velocità dove il freno motore non lavora più

    Interessante anche il discorso dell’aereodinamica ma credo che il vero futuro per le moto se mai arriverà sarà l’aereodinamica attiva dipo questa https://www.youtube.com/watch?v=uLCzhx8zC-s

  48. Non mi piacciono i discorsi del tipo: “il freno posteriore si usa per questo e per quello”. Io consiglio di usarlo SEMPRE insieme all’anteriore e suggerisco a chiunque legga il mio blog di fare la stessa cosa. Poi ci sono situazioni dove diviene fondamentale, per esempio quando si guida sul bagnato, nonché nelle frenate a moto piegata.

    Ho scritto anche un articolo in proposito, lo si trova facendo una rapida ricerca.

    X Giovanni:
    ragionando sulla tua invenzione ero arrivato alle tue stesse conclusioni. A questo punto dobbiamo creare un prototipo e provarlo :-P

  49. Sorry ma mi riferivo all’uso in sola pista (e fatto da professionisti) forse era meglio specificare ;)

  50. ciao a tutti, pure io per diversi anni ho adottato uno stile di guida sobrio e senza tanti drappelli relativi a spostamenti di chiappe, rotule, e gomiti, tuttavia le cose sono cambiate quando ho deciso di avventurarmi nelle strade alpine più “complicate” ovvero tornanti molto stretti ecc, adottando una guida che comprendeva unicamente l’usco del controsterzo avevo difficoltà a percorrere l’intero tornante in maniera esaustiva, forse perchè guido un monster e magari nei tornanti stretti non dà il meglio di sè.
    leggendo vari forum ho appreso che ci sono davvero scienze che studiano i vari passaggi per affrontare un tornante tra cui anche il movimento dell’intero corpo all’interno della curva e devo dire che mi sono stati utili o forse sono solo presenti nella mia immaginazione.

  51. Ciao Alpine!
    Al di sotto dei 30 km/h circa non ha senso ed è addirittura pericoloso cercare di sporgersi dalla moto come fanno i piloti di velocità (all’interno della curva).
    Bisogna prima di tutto capire come funzionano l’effetto giroscopico e la forza centrifuga.

    La tecnica di guida corretta a bassa velocità si chiama CONTROBILANCIAMENTO e se vuoi approfondirla qui c’è un articolo che fa per te:

    http://www.motovita.it/come-imparare-a-guidare-una-moto-spiegazione-basi-tecniche/26/03/2015/

    Osserva e impara dai piloti di enduro e motocross, lascia perdere gli imitatori di Valentino Rossi e Marc Marquez. In pista si corre a 200 km orari e di certo non si affrontano tornanti angusti e ripidi a velocità quasi nulla. Sono due mondi che hanno poco in comune.

    Di solito viene istintivo controbilanciare, ma trovo che sempre meno persone riescano a farlo naturalmente, forse perché oramai non si cammina quasi più
    (l’equilibrio quando si cammina è basato al 100% sul controbilanciamento).
    Al giorno d’oggi la gente arriva alle moto in età matura e senza manco aver toccato una bicicletta negli anni precedenti.
    Ecco perché alcuni fanno così tanta fatica a capire come si imposta una curva.

    Per il resto trovo giusto provare qualsiasi tecnica, corretta o meno, per poi ragionarci su e scartare tutto ciò che si rivela essere controproducente.

  52. Buongiorno Luca,

    ho scoperto il tuo sito per caso, cercando di approfondire il tema “controsterzo”: complimenti, molto interessante, preciso e competente.

    Con l’occasione vorrei segnalarti un altro video, stavolta in italiano, in cui (più o meno al minuto 1:40) si spiega il tutto molto bene, usando le tue stesse argomentazioni.

    https://www.youtube.com/watch?v=2dz-ft-oEsE

    Saluti

  53. Ciao Marco.
    Bene per il video!

    E’ effettivamente il primo video in italiano in cui vedo e sento spiegare correttamente l’effetto giroscopico e il controsterzo. Peccato che si limiti a proporlo nella guida in pista senza approfondirne gli enormi benefici nella guida sicura stradale.

    Tutti questi video allontanano e spaventano le persone realmente motivate ad imparare come si guida in strada in quanto trasmettono subdolamente un concetto del tutto errato, ovvero: il controsterzo e le altre tecniche di guida si usano soltanto in pista sulle moto sportive.

    Mettiti nei panni di una ragazza che vuole comprarsi una moto qualsiasi per andarci al lavoro e farci dei giretti al mare nel fine settimana. La poveretta si trova di fronte questi pseudo-esperti che si presentano a bordo di moto supersportive, intutati come se dovessero correre al Mugello, e iniziano a parlare di “staccate” al limite, impennate di potenza e spostamenti del corpo al di fuori del mezzo stesso…
    Ti pare che si possa imparare a guidare in strada dando retta a questi personaggi?

    Guarda invece il video che ho linkato nel mio articolo. Il tizio guida in strada, in mezzo al traffico, su di una moto da turismo, e si gode la sua passeggiata senza voler sembrare a tutti i costi un pilota. A me pare molto più intelligente e sensato il suo approccio rispetto a quello dei video in italiano.

  54. Buongiorno Luca, vorrei tornare su questo argomento. Devo ringraziarti per i tuoi articoli che ho ‘intercettato’ in rete sulla curva in controsterzo perché passando, di recente, da una yama XT600 ad una kawa Z750, ho sentito proprio l’esigenza di documentarmi meglio su come impostare le curve in modo piu sicuro.
    Finora la XT600 mi ha perdonato un tipo di guida ‘istintivo’ ed intuitivo ma la Z750, col baricentro molto piu ‘avanti’ mi da l’impressione, in curva, di ‘chiudersi’ in dentro e di rischiare la caduta, le prime volte! Agendo con una leggera spinta sul manubrio (ad es. sulla manopola sinistra se devo curvare a sinistra), anche a velocità bassa, ho l’impressione di controllare meglio la moto in curva. Devo sicuramente esercitarmi molto perché, pur avendo un certo kilometraggio sulle spalle, con questa Z750 mi sento un neofita.
    In ogni caso non sento di essere portato per questo tipo di moto e ho intenzione di vendere sia la Z750 sia la XT600 e prendere una seminuova XT660R piu riposante come tipo di guida (con la Z750 sono letteralmente‘aggrappato al manubrio’ in modo rigido).
    Posso chiederti cosa ne pensi? grazie

  55. Buonasera Francesco.
    Leggendo le tue parole mi pare di intuire che preferisci istintivamente la guida in controbilanciamento, quella tipica delle moto da fuoristrada. Posso capirlo in quanto è un tipo di guida decisamente più intuitivo e sicuro in qualsiasi contesto dato che il peso corporeo va a sostenere la moto in caso di perdita di aderenza anziché favorirne la caduta come avviene nelle guida sportiva (dove il peso del pilota va ad aggiungersi a quello della moto).

    Penso che qui si stia parlando di gusti e sensazioni personali. Se ami la guida pacifica, comoda, molleggiata e cerchi una moto che possa affrontare con disinvoltura anche percorsi disastrati, allora la XT660R è una moto che offre proprio questo. Ne possiedo una io stesso e in tutta sincerità la trovo più divertente di qualsiasi moto prettamente stradale. Ci si diverte andando piano, ci si abitua a sentire il mezzo che ondeggia e subisce piccole perdite di aderenza quando si sta chiedendo troppo, ma tutto senza la brutta sensazione di poter cadere da un momento all’altro.

  56. ciao,ho fatto la discesa molto ripida del mio garage, ma i quell’istante era incominciato a piovere,stavo in sella alla vespa px125 e la vespa e’ slittata facendomi cadere a terra e con molte contusioni ed escoriazioni,q1uale sarebbe stato il modo sicuro per4 fare tale discesa sul bagnato? grazie.

  57. Ciao Antonio.
    Ti rispondo proponendo un’ipotesi basata sulla statistica. La maggior parte della gente utilizza un solo freno, anteriore o posteriore, mai tutti e due insieme, e suppongo che tu possa aver fatto la stessa cosa prima di cadere. Se è andata così, la soluzione è semplice: imparare ad usare i due freni simultaneamente, sfruttando maggiormente quello anteriore in pianura e discesa, e maggiormente quello posteriore in salita. Ma sempre e comunque entrambi!

    Se invece già possiedi questa abitudine ma sei comunque caduto, allora bisogna capire dove hai sbagliato. Forse hai frenato troppo intensamente come farebbe una persona poco controllata davanti ad un pericolo. La Vespa ha ruote di piccolo diametro e questo significa che possono bloccarsi facilmente in caso di frenata potente e in presenza di fondi umidi/sporchi. Bisognerebbe anche verificare la bontà degli pneumatici e la loro corretta pressione di gonfiaggio. E’ controproducente mantenere una pressione elevata in presenza di fondi umidi. Io che guido in qualsiasi condizione tengo le gomme delle mie moto leggermente al di sotto della pressione consigliata sul libretto di uso e manutenzione.

    Fammi pure altre domande se non sono stato sufficientemente esauriente.

  58. grazie della tua risposta, ma io ho tre tipi di motoveicoli alquanto diversi :
    hohda cmx450c custom rebel del 1987
    motoguzzi nuovo falcone 500 del 1970
    vespa px 125 e del 1983 secondo me, sono tre modi di guida e3 percio’ mi ritrovo con molta difficolta’,specialmtnte sulla mia discesa garage che ha una pendenza del 60%
    dammi qualche consiglio in merito,grazie e a risentirci,antonio.

  59. Il mio consiglio te l’ho dato, ora tocca a te ragionarci su capire se può esserti utile o meno. Non potendo vedere come guidi e dove sbagli non sono neppure in grado di essere più preciso. Lascio la parola a chiunque altro voglia intervenire.

  60. Ciao Antonio

    Non è facile affrontare discese cosi con poca aderenza, intanto ti consiglio di spostare il corpo più indietro possibile (per spostare il baricentro verso il posteriore) poi devi fare tanta attenzione sull’uso dei freni: con l’anteriore devi essere super delicato visto che in caso di bloccaggio è facile cadere (come probabilmente ti è successo) mentre con il posteriore puoi insistere maggiormente, in caso di bloccaggio allentare il freno per far riprendere aderenza alle gomme e poi riprendere a frenare.
    Per aiutarti cerca di sfruttare al massimo il freno motore e di limitare al minimo la velocità già dall’inizio della discesa

  61. Da qualche tempo salgo e scendo da una discesa anche io per mettere a posto la moto. Nel mio caso, a fine discesa, ci sono anche una ghiera per lo scolo dell’acqua e un piccolo strato “mattonellato”, quindi col bagnato li l’aderenza è piuttosto critica. (a salire, se bagnato, il posteriore scivola facilmente :D ).
    Io generalmente prendo la discesa già a bassa velocità e uso entrambi i freni, forzando un po’ di più sul posteriore e lasciando la moto stabile. Direi un po’ come ha detto anche Gigi.
    I primi tempi ero un po’ preoccupato, ma posso garantire che, quando si impara a dosare la sensibilità e la pressione sui freni, si affrontano tratte simili molto serenamente.

  62. Ciao a tutti e ciao a Luca, piacere di conoscerti.
    Ho scoperto il tuo blog giusto ieri pomeriggio, quando ho fatto una ricerca per capire se c’era modo di abbassare il peso della mia NC750X… :-)
    Ok ho letto il tuo articolo sul perchè e percome le moto in base al loro utilizzo pesano più o meno tanto e condivido quanto hai detto; ciò non toglie che a mio avviso se la NC pesasse 180 kg invece di 220 ne guadagnerebbe il motore che con i suoi 55 cv renderebbe magari qualcosa in più, oltre al fatto che in certi contesti la moto sarebbe anche più “briosa e giocosa”.
    A parte questo, sono contento di aver scoperto il tuo blog e sono rimasto affascinato sull’articolo relativo all’effetto giroscopio (controsterzo). Non nascondo che ieri sera sono tornato a casa dopo il lavoro praticamente continuando a spingere a sinistra o a destra del manubrio… l’effetto è magnifico e adesso finalmente le curve le posso affrontare più serenamente. Grazie quindi per questa chicca.
    Ci sono molte altre cose che devo ancora imparare per andare bene in moto ma a sto punto penso che basterà seguire i tuoi articoli.
    Alla prossima!

  63. Ciao Paolo, sono contento di esserti stato utile! Forse non ho scritto proprio tutto quello che c’è da sapere nei miei articoli, ma ciò che conta è iniziare a porsi le domande giuste: le risposte arriveranno di conseguenza anche senza bisogno di un “maestro” che te le insegni. Adesso che conosci il controsterzo fai parte dei motociclisti consapevoli e difficilmente tornerai a guidare di puro istinto commettendo gli errori tipici di chi non ragiona razionalmente su ciò che fa.

  64. Ciao Luca,
    bella riflessione, quella sul porsi le domande giuste – e, aggiungerei, sul porsi domande in generale – e sul fatto che le risposte arriveranno di conseguenza. Si dice che, quando l’allievo è pronto, arriva il maestro: farsi delle domande, oltre che eticamente degno e praticamente utile, forse è un modo per accelerare qualsiasi comprensione o quantomeno per gettarne le basi. Non vorrei sconfinare nella filosofia, ma penso che, anche in fatto di motociclette, sia importante continuare a porsi delle domande.
    Ed è stupefacente come ci sia sempre, sempre qualcosa da imparare; e che la nostra consapevolezza sia sempre limitata dai pre-giudizi, dai condizionamenti, e dalla soggettività in generale. Tanto che, con maggiore attenzione, e indagando senza posa, si possono scoprire tante nuove sfumature del guidare la Moto: sensazioni tattili, sensazioni visive, propriocezione, percezioni legate al coordinamento dei movimenti e al loro flusso. La speranza è che un bel giorno si avveri la “magia”, cioè il momento in cui queste sensazioni e questa consapevolezza possano fluire armonicamente senza (troppo) pensiero.
    Grazie

  65. Io vivo di filosofia, Marco. Non mi annoi di certo con le tue riflessioni, tra l’altro pure interessanti!
    Come puoi vedere è tutta una questione di atteggiamento mentale. Se ci si pone nel modo giusto, positivamente e lucidamente, evitando di farsi sopraffare da emozioni e istinti, tutto tende a scorrere con fluidità e senza grossi intoppi. Ogni cosa arriva a tempo debito e non accade praticamente mai di pentirsi delle proprie scelte. Gli errori non spaventano più ma diventano ulteriori stimoli per migliorarsi.
    Vedrai che arriverà la magia di cui parli, quando sarà il momento ;-)

  66. ciao Luca,sono antonio,da quando ho scoperto per puro caso il tuo blog, non posso fare piu’ a meno di consultarlo di tanto in tanto.Le spiegazioni del controsterzo ,le ho messe in pratica e devo dirti che adesso e’ tutta un’altra cosa guidare sia la vespa che la moto,pero’ mi devi dare un ulteriore consiglio, da quando sono caduto sulla discesa del mio garage che e’ molto ripida a causa della pioggia e quindi il fondo molto viscido, mio vengono molti ripensamenti quando devo affrontare tale discesa e salita tanto da non guidare piu’ con scioltezza. ti ringrazio e a risentirci.

  67. Ciao Luca, volevo ringraziarti per avermi fatto conoscere la guida consapevole con il controsterzo. Dopo 26 anni di Dominator, per ormai raggiunti limiti d’età ( non mi sentivo più sicuro a 50 anni sull’enduro) ho cambiato tipo di moto e sono passato a NC700X ( moto tranquilla ma divertente ). Il peso, la ciclistica, le dimensioni delle ruote e altro mi hanno imposto di cambiare un pò il modo di giudare e curiosando in internet mi sono imbatto nel tuo sito e ho divorato i tuoi articoli. Quello sulla guida col leggero controsterzo mi ha aperto un mondo!! E’ tutta un’altra guida! Per ora mi sforzo ancora per applicarlo, però tu dici che poi diventerà naturale. Non credo che riuscirò mai farlo completamente naturale perchè ogni volta che devo curvare mi meraviglio di quanto sia docile la moto e di come si pennellano meglio le curve che un ringraziamento parte verso di te e la spontaneità va a quel paese. La goduria di curvare bene è troppa per non pensarci almeno un attimo. Ciao e grazie ancora per gli ottimi articoli. Roberto

  68. Ciao Roberto.
    L’importante è essere consapevoli di ciò che si fa. Adesso puoi goderti la guida della tua moto al 100% e questo mi fa molto piacere. Peccato che tali concetti tanto semplici non vengano trasmessi praticamente da nessuno e che anzi si cerchi di far credere che andare in moto sia un’attività faticosa che richiede forza fisica. Mi chiedo perché l’essere umano nutra costantemente questo bisogno di complicare le cose semplici e rendere sgradevoli quelle che sarebbero divertenti.

    Buon divertimento con tua tua NC700 (ottima scelta!) !!

  69. Ciao Luca,

    Io ho 52 anni e quest’anno ho deciso di fare le patenti della motocicletta e per questa ragione mi sono comprato una moto di terza mano, una BMW R1150RS anno 2003, la quale mi è stata sconsigliata da molti “esperti” perché non avendo guidato la moto prima sarebbe stato meglio acquistare una motoretta più piccola. Siccome non posso guidare il mio centauro da solo perché ho il patentino e non la patente, la settimana scorsa nessuno ha voluto accompagnarmi sotto la pioggia che scendeva a catinelle qui a Gothenburg (il tempo è rigido dalle nostre parti); ne ho approfittato per studiare un po’ di teoria per l’esame della patente e ho letto un libro interessante di Carl-Gustaf Rosén che s’intitola: “Livet med motorcykel”, in italiano: Vita con la motocicletta (penso che sia un libro pubblicato solamente in svedese). E per la prima volta ho letto la teoria del controsterzo con la moto.

    L’argomento mi ha incuriosito parecchio e sono andato a navigare su diversi siti su google ma anche su youtube in diverse lingue, dopodiché sono arrivato a caso sul tuo sito che mi ha colpito per la semplicità nelle spiegazioni sul controsterzo; il tuo articolo me lo sono riletto un paio di volte e mi sono promesso che nel prossimo giro in moto avrei provato in pratica i tuoi consigli. Due giorni fa ho esercitato i tuoi suggerimenti e mi sono subito accorto che la mia bella “amante” era diventata moto più maneggevole malgrado il suo peso, oltre i 200kg; oltretutto mi sono reso conto che nelle curve avevo un controllo maggiore soprattutto quando il raggio della curva diminuiva all’uscita rispetto all’entrata della curva, malgrado accelleravo. Ho ancora parecchio da imparare innanzitutto con lo spostamento del corpo sulla sella, ma comunque ti ringrazio per gli ottimi consigli da te scritti sul tuo sito; ritornerò ancora a leggere i tuoi articoli.

    Un grande saluto dalla Svezia, Jean-Claude

  70. Ciao Jean-Claude,
    innanzitutto mi complimento con te per il tuo Italiano.
    Poi noto che hai compreso perfettamente il controsterzo e l’immensa utilità che riveste nel momento in cui giunge alla consapevolezza. Di fatto chiunque vada in bicicletta e/o in moto/scooter lo applica inconsapevolmente, però divenirne coscienti è fondamentale per rendere la guida realmente efficace e sicura. Stiamo parlando del legame fra Causa ed Effetto, no? Quando arriviamo a capire le cause di un fenomeno la nostra coscienza si espande, la realtà ci fa meno paura, viene a mancare la sensazione di essere “vittime” passive delle circostanze.

    Mi piacerebbe leggere il libro che hai citato, magari in inglese se esiste. Farò delle ricerche.

    Per quanto riguarda i movimenti del corpo non devi preoccuparti; si tratta di un plus, come la panna sulle fragole. Ci arriverai con il tempo e la pratica.

    Spero di leggere altri commenti da parte tua in futuro!
    (invidio le strade perfette e il poco traffico automobilistico della tua nazione)

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