Domande e risposte: il controsterzo associato ai movimenti del corpo

Scritto da Luca Govoni | Pubblicato in Domande e Risposte | il 15-01-2016

Domanda

Ciao Luca, ti pongo questo quesito prendendo spunto da:
Domande e risposte del 14/11/2015: Delucidazioni sulla tecnica di guida del controsterzo

Alla 2° domanda del lettore sloveno ultimo capoverso leggo:
“Ricapitolando la domanda e’ questa: agisco sul controsterzo solo la prima volta, per innescare la curvatura oppure si può’ fare anche già in curva, inclinati, e per togliersi fuori dai guai?che sembra abbia compreso la tecnica del controsterzo”.

Dai la seguente risposta conclusiva:
“Lo step successivo consiste nell’accompagnare il controsterzo con i movimenti del corpo. Non è necessario nella guida stradale rilassata, ma diventa importante quando si guida in maniera allegra. Eventualmente ne riparleremo quando ti sentirai perfettamente padrone del controsterzo. Bisogna procedere per gradi. Non puoi usare il corpo per governare la moto se prima non capisci il controsterzo. Sarebbe come voler risolvere un’equazione senza conoscere le tabelline”.

Da curioso quale sono, ancorché non abbia nessuna idea di destreggiarmi a velocità poco rilassate, ammesso che la tecnica del controsterzo sia del tutto assimilata, vorrei che tu mi illuminassi sul quando, dove e come intervenire con movimenti del corpo associati al controsterzo.
Con viva cordialità
(nome rimosso)

Risposta

Bentrovato (nome rimosso)!
Mi auguro che il nuovo anno sia iniziato serenamente per te e per i tuoi cari.

Riguardo al controsterzo immagino che tu sia oramai completamente ferrato. Hai dunque compreso che lo si utilizza per entrare in curva, per stringere o allargare la traiettoria, per mantenere una determinata linea di percorrenza quando capita di frenare a moto piegata.

La tua curiosità circa i movimenti corporei in sella ci accompagna nel mondo dei cosiddetti “smanettoni”. Diciamo pure che io non ritengo necessario ricorrere ai movimenti del corpo quando l’andatura è prudente e rilassata. Ne faccio uso soprattutto quando guido su fondi viscidi per controbilanciare il mezzo ed evitare che una piccola perdita di aderenza possa generare una caduta. Immagina per esempio di dover compiere una svolta sui sampietrini umidi della città.


Ma quello che vuoi sapere tu riguarda soprattutto la velocità. Dunque, quando si vuole andare forte si rende necessario ricorrere ai movimenti corporei in quanto si finirebbe diversamente per rallentare e ostacolare le dinamiche del veicolo. Immagina di voler entrare in curva in maniera fulminea, oppure di effettuare una rapida ESSE. E’ logico che devi seguire i piegamenti repentini della moto, sennò con la tua rigidità corporea vai a rallentarne le reazioni e rischi addirittura di perderne il controllo.

Quando si accelera aggressivamente uscendo da una curva la moto tende a sottosterzare, ossia allarga la traiettoria, così puoi tenerla a bada applicando il controsterzo unitamente allo spostamento del peso corporeo verso l’interno della curva. Inoltre muovendo il baricentro del sistema moto-pilota verso l’interno si ottiene un’inclinazione inferiore a parità di velocità.

Ho scritto un articolo che tratta esattamente questo argomento; se vuoi leggerlo, eccolo:
Perché i piloti di velocità sporgono dalla moto e mettono il ginocchio a terra.

Gli “smanettoni” ti diranno che loro buttano giù la moto in curva, intendendo con questa colorita espressione il fatto che spostano il peso del corpo verso l’interno per velocizzare e ottimizzare l’entrata in curva nonché la percorrenza e l’uscita. La maggior parte di loro non sono consapevoli del controsterzo, tuttavia lo esercitano in maniera intuitiva. Il problema nasce quando si rende necessario farvi ricorso in modo consapevole per evitare un ostacolo o per correggere una traiettoria errata.

Sinceramente sconsiglio ai miei lettori di adottare tale stile di guida in strada. Lo si può fare in un’ottica di ottimizzazione della guida purché lo scopo non sia quello di raggiungere la velocità massima in curva. Lo sporgersi eccessivamente dal veicolo non è compatibile con un’eventuale frenata di emergenza, a maggior ragione se la moto è già di suo molto inclinata. In strada è meglio guidare mantenendo sempre un certo margine di sicurezza.


Comunque si tratta fondamentalmente di muovere il busto partendo dalla pressione della punta del piede sulla pedana interna. Se la curva è a destra andrai a spingere con il piede sulla pedana destra alleggerendo il fondoschiena e facendolo scivolare lateralmente. Simultaneamente andrai a spostare anche le spalle nello stesso senso mantenendo la schiena dritta ed evitando di irrigidire le braccia. Lo scopo non deve essere quello di rimanere appeso alla moto, quindi tutto ciò andrebbe fatto mantenendosi rilassati.

I più sportivi allargano il ginocchio interno avvicinandolo all’asfalto. Per poterlo fare si rende necessario appoggiare solamente le punte dei piedi sulle pedane. Quindi si esercita la pressione sulla pedana interna, si alza il tallone e lo si fa ruotare in maniera tale da favorire l’apertura della coscia.

Queste manovre corporee vanno sincronizzate con l’applicazione del controsterzo. Sembra complicato a parole, ma nella pratica risulta essere abbastanza intuitivo.
Può essere divertente da utilizzare sulle strade di montagna, ma ribadisco che il fine dovrebbe essere quello di sentirsi un tutt’uno con la moto e non la ricerca delle prestazioni massime. Quando si è completamente piegati basta un sassolino per innescare una perdita di aderenza da parte di uno pneumatico.

Io per esempio limito i miei movimenti corporei alla parte alta del busto (torace, spalle). Non allargo il ginocchio in quanto avverto l’esigenza di mantenere il piede destro pronto ad agire sulla leva del freno. Questi movimenti molto basilari rendono la guida più precisa e spassosa anche laddove la velocità è tendenzialmente moderata.

Trovo addirittura sbagliato spostare il fondoschiena fino a perdere parzialmente il contatto con la sella. Il concetto è sempre lo stesso: se dovesse presentarsi un imprevisto quella non è certamente la posizione di guida più idonea per affrontarlo.

Teniamo poi presente che a velocità davvero elevate l’effetto giroscopico rende la moto estremamente stabile, pertanto i movimenti corporei diventano essenziali per innescare lo squilibrio che porta il mezzo ad inclinarsi. In questi casi si può realmente parlare di “buttare giù la moto”, ma ci stiamo riferendo a velocità che vanno dall’autostradale in su.

Mi auguro di essere stato sufficientemente chiaro ed esaustivo.

Buona serata!
Luca

 

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Commenti

Numero di commenti su questo articolo: 9
(Domande e risposte: il controsterzo associato ai movimenti del corpo)

  1. Ciao Luca!

    Io consiglio al lettore di fidarsi soprattutto delle sensazioni in sella, ma anche dell’istinto.

    Purtroppo ormai c’è ‘sta storia, tra molti motociclisti, secondo cui in sella devi fare la scimmia, la moto la devi guidare col corpo ecc. Se pieghi tanto vai forte, se pieghi meno vai più piano…
    Io francamente, quando ho provato a cercare l’asfalto con il ginocchio, ho solo percepito una minor sicurezza in sella alla moto, mi sembrava di avere la situazione meno sotto controllo del solito. Ma al tempo stesso pensavo che fosse un mio timore mentale infondato…
    Ho impiegato un po’ di tempo e di km per capire che l’utilità dello sporgersi è soprattutto una: piegare meno la moto a parità di velocità.

    E’ stato particolarmente istruttivo un’episodio in cui, in un giro tranquillo tra strade tutte curve in discesa, venni in rettilineo sorpassato da un altro motociclista a tutta velocità: non appena si entrava nella sequenza di curve lui guidava sporgendosi molto (quindi, secondo la logica di certi motociclisti, andava forte), io invece mi limitavo al solo uso del controsterzo, sporgendomi poco e nulla (quindi, secondo la logica di certi, andavo piano). Nonostante questo, a rettilinei finiti e in percorrenza di curva, mi avvicinavo a lui molto velocemente. Il tutto senza alcuna fatica, o sforzo e tenendo semplicemente il mio ritmo, senza cercare la competizione.

    Tra l’altro, correggimi se erro, ma lo sporgersi molto col sedere di fuori alleggerisce il posteriore, con tutti anche i pericoli del caso (soprattutto in accelerazione, dove la potenza e il peso vengono scaricate proprio sulla ruota di dietro)

    Piace molto anche a me, invece, il buttare verso l’interno della curva soprattutto busto e spalle, senza scomodare molto il sedere. Nel mio percorso di miglioramento nell’uso del corpo, mi sembra un buon modo di usarlo mantenendo al tempo stesso fiducia nella moto in piega.

  2. Ciao Fabrizio :-)
    L’ultima volta in cui feci un viaggio in gruppo ci fu una discussione proprio su questo argomento.

    Tutti gli altri erano convinti che i piloti si sporgessero dalla moto per raggiungere angoli di piega maggiori, mentre io, solito alieno, cercavo di spiegare loro che lo scopo dei piloti è esattamente il contrario, ossia piegare la moto il meno possibile a parità di velocità.

    Ricordo che i più convinti erano proprio coloro che si definivano motociclisti di lungo corso.

    Vedo che tu capisci perfettamente il senso dei movimenti corporei e la cosa mi rincuora :-)
    Non mi stupisce affatto che quella volta tu guadagnassi terreno sul tizio che guidava da scimmia. Lui doveva essere molto vicino al limite, mentre tu procedevi ad un’andatura per te completamente gestibile. Scommetto inoltre che lui faticava parecchio guidando in quel modo, mentre tu ti sentivi tranquillo e rilassato.

    Per quanto concerne la posizione del deretano, diciamo che se per caso una delle due ruote dovesse perdere aderenza, per esempio quella posteriore in accelerazione, la peggior posizione possibile per reagire sarebbe propria quella in cui il pilota si trova appeso alla moto.

    Il peso del corpo agevolerebbe la caduta anziché contrastarla. Si otterrebbe un effetto diametralmente opposto rispetto all’applicazione del controbilanciamento. Del resto il fine dello sporgersi tanto dalla moto non è appunto quello di “buttarla giù”?

    Muovere le spalle è diverso poiché puoi reagire prontamente ad una situazione imprevista spostando il busto da una parte o dall’altra.

  3. Si, francamente non credo che fosse poi così rilassato, dato che era molto piccolino di statura, quindi forse faceva ancor più fatica per sporgersi in quel modo.
    Nel suo caso, essendo piccolino, il controsterzo lo avrebbe aiutato a mandare in piega la moto senza troppo sforzo.

  4. Speriamo che il piccoletto finisca per caso su motovita e legga questo articolo :-P
    Così comincerà a divertirsi veramente quando guida ;-)

  5. Ciao a tutti e auguri

    Da mezzo smanettone come sono provo a dirvi anche la mia: il termine “buttarla giù” personalmente l’ho sempre associato ad una serie di movimenti consecutivi: nella guida allegra quando ci si avvicina ad una curva e si inizia la staccata il pilota si sporge già verso l’interno curva e la naturale tendenza a curvare viene contrastata dall’effetto raddrizzante della frenata quindi al momento giusto basta mollare i freni che la moto viene letteralmente “buttata giù” con grande rapidità ed efficacia; è una tecnica abbastanza normale che spesso viene usata senza accorgersene ma come sempre non bisogna esagerare quando si è in strada visto che non sappiamo mai cosa possiamo trovare dopo.

    Per quanto riguarda lo spostamento del corpo a differenza vostra io uso molto tirare fuori il ginocchio verso l’interno, mi da più stabilità e sicurezza e mi sento di consigliare a chiunque di farlo, è un movimento piuttosto semplice e che unito alla tecnica del controsterzo e allo spostamento delle spalle rende tutto più fluido e facile, ovvio che poi l’arrivare col ginocchio a toccare terra è meglio lasciarlo alla pista…..

    Per quanto riguarda invece lo spostamento delle chiappe molto dipende dal tipo di moto, su quelle più alte o leggere a volte è più dannoso che utile ma in ogni caso mai sporgersi per più di mezza chiappa, cosi facendo si mantiene sempre un buon equilibrio e controllo del mezzo invece appendendosi alla moto come una scimmia stile Marquez bhè anche a lui capita di perdere l’equilibrio ed è in pista https://www.youtube.com/watch?v=88tVic61bKI importante comunque che qualsiasi movimento si voglia fare sia fluido e regolare

    Sul caso del “piccoletto” poco da dire, ce ne sono tanti come lui o peggio; è che molti quando sono in curva si pongono come obbiettivo quello di “chiudere le gomme” o di toccare col ginocchio combinando le cose più assurde per farcela perché come si suol dire “se chiudi le gomme vai veloce e se vai veloce guidi bene” senza rendersi conto che la realtà è direttamente l’opposto: se guidi bene vai veloce e se vai veloce chiudi le gomme eccetera e soprattutto non rischi la vita ad ogni curva

  6. Ciao Gigi e auguri anche a te (anche se un po’ in ritardo :D ).

    Io credo che il chiudere la gomma lo si faccia come motivo di vanto. Se la chiudi sei un figo, se non lo fai sei un fermone. Io la prima volta che sono arrivato a non chiuderla per un pelo neppure me ne ero accorto, poi la chiusi completamente sempre senza accorgermene. Eppure non mi definirei proprio uno “smanettone”, anche se nei giusti punti mi piace divertirmi.

    Tornando al discorso del ginocchio e spostamenti, purtroppo continuo a non trovarlo immediato e naturale, per questo mi limito a spostare spalle e busto e usare il controsterzo. Quanto al sedere, lo sposto ma poco, anche se qualche volta a mezza chiappa fuori ci arrivo. Il problema è più il trovare naturalezza nel sporgere il ginocchio verso l’interno della curva.

    Ho provato a spostare il sedere maggiormente fuori con costanza e usare il ginocchio fuori con costanza, ma non ho buone sensazioni in sella e mi pare di avere meno tutto sotto controllo. Mi sembra anche che il posteriore si alleggerisca a causa del meno peso, poi non so se siano solo sensazioni errate, o se forse è proprio così.
    Qualche tempo fa c’è stata una scivolata piccola in cui ero molto fuori e ginocchio verso l’interno: in quel caso è stato più un insieme di fattori, ma sono tornato a guidare facendo affidamento sulle sensazioni che ho in sella, quindi a riabbandonare l’usanza di sporgere il ginocchio e a muovere il sedere “perché va fatto”.

    Poi va beh, sono un motociclista ancora acerbo, quindi se inizierò a notare che il muovere di più il sedere e il cercare il ginocchio verso l’interno può aiutarmi nel fare un ulteriore step alla guida, inizierò a farlo :)

  7. Caro Fabrizio, se mai un giorno deciderai di farti una corsa in pista ti verrà del tutto naturale imitare i piloti che vedi in televisione.

    In strada, dammi retta, è meglio lasciar perdere certi tipi di movimenti estremi come appunto la ricerca dell’asfalto col ginocchio. Inoltre il piede deve essere pronto a frenare in caso di necessità, cosa che non possono fare coloro che aprono eccessivamente il ginocchio.

    Non dico nemmeno che sia vietato farlo, ma dal mio punto di vista ci sono abitudini pericolose nella guida stradale, e fra queste ci metto lo spostamento eccessivo di fondoschiena e ginocchio.

    Se ti appendi alla moto basta una piccola chiazza di umidità per farti cadere, cosa che non succede se vai un po’ più piano e ti mantieni pronto a controbilanciare.

  8. Si, sono d’accordo Luca.
    Una delle abitudini che ho è infatti quella di tenere il piede pronto sul pedale del freno posteriore, cosa che ho difficoltà a fare se, nelle curve verso destra, provo a sporgere il ginocchio fuori.

    Credo alla fine si possa anche sporgere il ginocchio verso l’interno con moderazione (senza cercare l’asfalto), magari nelle curve a sinistra, dove il piede destro può rimanere pronto sul pedale del freno, ma non mi viene proprio naturale farlo, come invece accade per busto e spalle.

  9. Ciao Fabrizio

    Prova a allargare un po il ginocchio in pò all’interno (non c’è bisogno di farlo in modo estremo o di andare a cervare l’asfalto) e a parità di velocità non avrai bisogno di sporgerti con le chiappe o quasi

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