Domande e risposte: tecnica di guida sui tornanti in salita e discesa

Scritto da Luca Govoni | Pubblicato in Domande e Risposte | il 14-12-2015

Domanda

Ciao Luca,
ho letto con molto interesse i tuoi articoli su come imparare a guidare la moto in sicurezza e con la ragione. Ciò che ha attirato in particolare la mia attenzione è la tecnica del “controsterzo” che hai saputo illustrare in termini piani ma molto efficaci.
Quello che ti chiedo è di avere cognizione se questa tecnica tanto utile su curve veloci può essere applicata, magari in sintonia con altre pratiche, nei percorsi di montagna che per loro natura offrono il piacere ed il pericolo, di affrontare tornanti in salita e in discesa.
Ti ringrazio per l’attenzione.
(nome rimosso)

Risposta

Buondì (nome rimosso)!
Il mio obiettivo è quello di essere comprensibile anche da chi non possiede conoscenze tecniche di alcun tipo. Trovo inutile perdersi in tecnicismi e formule quando lo scopo finale è quello di imparare a guidare in maniera efficiente e sicura. Poi se uno vuole approfondire, può sempre farlo.

Veniamo alla tua domanda. Il controsterzo puoi e devi applicarlo ogni volta che si rende necessario, ovvero a velocità superiore a circa 30-40 km/h. Per esempio potresti entrare in un tornante a velocità sostenuta, quindi oltre i 40 km/h, a gas chiuso e in fase di scalata. Il controsterzo ti permetterà di impostare la traiettoria fluidamente e di effettuare le eventuali correzioni dovute alla perdita di velocità e alla struttura del tornante vero e proprio.

Se la curva ha una conformazione tale da permetterti di entrare diciamo a 50 km/h, per poi stringere obbligandoti a ridurre la velocità fin quasi a fermarti, il modo migliore di affrontarla consiste nell’entrare normalmente facendo uso del controsterzo, per poi spostare il busto verso l’esterno della curva quando la velocità si riduce (controbilanciamento).


Quando la velocità è molto bassa non si può utilizzare la tecnica di guida fondata sul controsterzo poiché essa si basa sullo sfruttamento dell’effetto giroscopico, e l’effetto giroscopico è quasi nullo a 20 km/h. A parte questo finiresti per far cadere la moto in un attimo a causa della forza peso che supera abbondantemente quella centrifuga nonché quella generata dall’effetto stabilizzante dei giroscopi (le ruote della moto).

Indipendentemente dal tipo di curva e dalla velocità a cui viene affrontata è fondamentale rimanere rilassati. Alcuni non riescono ad affrontare al meglio i tornanti a causa dell’irrigidimento del corpo, arrivando per esempio a stringere il serbatoio con le cosce. La stessa cosa accade se irrigidisci spalle e braccia, infatti non riesci più a gestire il manubrio con la giusta sensibilità.

Nella guida delle moto sportive, sport-touring e naked è raro ricorrere a controsterzo e controbilanciamento in contemporanea, mentre è una prassi comune nella conduzione delle moto con impostazione fuoristradistica (per esempio la classica Bmw R1200GS). Poi credo che ognuno abbia uno stile di guida differente, ma in generale il controsterzo e il controbilanciamento non puoi evitarli se vuoi guidare in maniera sicura ed efficace.

Quelli che ti dicono cose come: <<la moto si guida con il corpo>> in realtà non sanno di cosa stanno parlando, oppure hanno una visione della guida basata esclusivamente sulla velocità. La mia visione della guida è invece basata sul controllo e sulla sicurezza. I movimenti del corpo sono una conseguenza del controsterzo e del controbilanciamento.

Non si può partire con l’idea di guidare muovendo il corpo e non agendo a dovere sul manubrio. I movimenti del mezzo partono dalla corretta gestione del manubrio, laddove gli eventuali spostamenti del corpo si configurano come un plus assolutamente non necessario a velocità sostenuta. Per velocità sostenuta non intendo la guida spericolata, bensì la percorrenza di strade veloci caratterizzate da curve di ampio raggio.

Anche quando esegui un’inversione ad U a pochi chilometri orari devi agire innanzitutto sul manubrio e conseguentemente spostare il peso del busto nella direzione opposta alla svolta.

Spero di esserti stato utile!
Buon viaggio,
Luca

 

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Commenti

Numero di commenti su questo articolo: 22
(Domande e risposte: tecnica di guida sui tornanti in salita e discesa)

  1. Buongiorno Luca, divido l’universo dei motociclisti in due grandi gruppi. Il primo è quello che applica la tecnica del controsterzo avendo la coscienza di quello che sta facendo e il secondo è quello che applica la stessa tecnica per istinto ma non sa quello che sta facendo e perchè succede. Il movimento del corpo, a mio avviso, non è una conseguenza ma bensì un comprimario con la tecnica ed entrambi lavorano in sinergia per ottenere, come dici tu, controllo e sicurezza ma anche una guida pulita, redditizia e perchè no anche bella da vedere. Una buona giornata ;-)

  2. Buongiorno a te, Franco.
    I due grandi gruppi di cui parli esistono realmente (purtroppo). E’ chiaro che una persona non cosciente di ciò che sta facendo corre molti più rischi (ma non lo sa).
    Sì, dici il vero anche a proposito dei movimenti corporei.
    Diciamo che non si possono sentire discorsi come appunto: “la moto si guida con il corpo”, e non perché il concetto sia sbagliato, ma semplicemente perché esposto in questa maniera diventa fuorviante.
    Sarebbe meglio dire: “la moto si guida con il controsterzo e con il corpo”.
    Omettere la parte più importante del concetto non può che condurre a conclusioni errate.

  3. Ciao Luca, come hai ben espresso nella risposta, per una corretta manovrabilità del veicolo si interviene sulla fisica del mezzo, il corpo c’entra ben poco o nulla.

  4. “La moto si guida con il corpo…”… Sono uno di quelli che si è sentito dire questa frase, mentre mi veniva fatto notare che in sella mi nuovo troppo poco. E poi venne aggiunto “…non con le mani”.

    Se penso a quanto sicuramente possa essere utile muoversi con il corpo, non posso che storcere il naso sentendomi dire di non usare le mani. Eppure, il controsterzo è una tecnica tanto efficace, quanto semplice da applicare. Talmente semplice che la si applica fin da bambini, quando cominciamo a guidare le biciclette senza rotelle…

    Alla fine è questione di comprendere le dinamiche del mezzo.

  5. Esattamente, Fabrizio.

    Ma se ne sentono anche altre, come per esempio: “nelle curve devi buttare giù la moto”. Sembra che per loro guidare sia una specie di lotta fisica contro il mezzo meccanico…

    Ricordo che già da adolescente, quando mi dicevano queste cose, io non comprendevo cosa volessero dire pur con tutta la mia buona volontà. Mi chiedevo perché per loro fosse così complicato guidare un mezzo a due ruote mentre a me veniva molto naturale. E’ come andare in bicicletta, ma pare che alcuni amino complicarsi la vita…

  6. La frase del “buttare giù la moto” me la disse uno degli istruttori di scuola guida. Provai una moto turistica e una ER-6N, che però trovavo un po’ scomoda da far curvare, come se il manubrio tendesse a chiudere da solo verso l’interno…
    Lo feci notare al tipo, il quale mi disse che quella turistica si guidava meglio in quanto la ER, essendo una moto “sportiva”, andava buttata giù di forza.

    Poi provai un’altra ER che avevano, uguale, con la quale ci feci poi l’esame e curvava decisamente meglio.
    Segno che evidentemente quella precedente aveva qualche problema di ciclistica, altro che impostazione di guida “ignorante”…

  7. Io posseggo un GSR 600 e quando eseguo rotonde o tornanti a bassa velocità ha la tendenza a chiudere verso l’interno, ma su er-6n non l’ho ma sentito. Quando leggo prove fatte da tester di varie riviste mi viene da piangere, guida di forza o di corpo, ginocchio fuori, le moto da 200 kg che sono pesanti.

  8. Fabrizio, mi sono ripromesso di non sparlare troppo delle scuole guida :-P
    Comunque hai già detto tutto tu, e molto probabilmente quella Kawasaki ER6 aveva subito varie cadute che ne avevano danneggiato la ciclistica.
    Oppure molto più semplicemente aveva lo pneumatico anteriore sgonfio.

    Basterebbe montare le protezioni tubolari ai lati della moto, le quali sono progettate apposta per proteggere carene, telaio e manubrio in caso di appoggio a terra.

    Pasquale, se penso alla mia XT660R, che fa parte di quelle moto che piegano “col pensiero” viene da piangere anche a me quando leggo che per guidare serve forza fisica.
    Credo che certe persone non riescano ad entrare in sintonia con il proprio mezzo a due ruote, forse perché si approcciano ad esso in maniera irrazionale piuttosto che scientifica. “Buttare giù la moto”, “guidare con il corpo” sono tutti modi di pensare poco razionali.

    Sul discorso “peso”, credo che la gente si crei veramente una quantità enorme di fisime. Il peso è un problema soltanto se non si tocca bene con i piedi per terra, mentre durante la guida una moto pesante è più stabile e prevedibile di una estremamente leggera.

  9. Dalla mia pochissima esperienza, le curve vanno affrontate con calma e con la giusta tecnica, anche se spesso la tecnica come nel mio caso si intuisce e si applica senza rendersene conto. Leggendo controsterzo e bilanciamento mi sono reso conto che effettivamente le applico, sia contemporaneamente che con preponderanza di una o dell’altra in funzione della velocità per la questione dell’effetto giroscopico e della forza centrifuga come chiaramente spiegato nei tuoi articoli.
    Mi sono anche reso conto che spesso anche il più piccolo movimento del corpo o anche delle gambe, fatto nel modo giusto, agevola la curva e rende più fluida e piacevole la guida. Esempio il semplice spostamento del ginocchio verso l’esterno della moto (nel mio caso scooter) fa piegare e curvare il mezzo con minime pressioni sul manubrio.
    Tornando ai tornanti, uso anche il freno e l’acceleratore (con dolcezza) nel senso che mi sono accorto che frenando con il posteriore la traiettoria si chiude mentre accelerando, il mezzo sottosterza. Non so se questa tecnica sia corretta o se sia applicata da me per la mia inesperienza e insicurezza.
    Il linea teorica ho letto che frenando si ottiene un effetto di sovrasterzo e accelerarando un sottosterzo ma volevo alcuni suggerimenti da parte tua. Grazie.

  10. Mi sembri del tutto consapevole di ciò che fai durante la guida, Luciano.

    Non ho molto da aggiungere alle tue considerazioni. Posso giusto specificare che le frenate con la ruota anteriore provocano appunto un effetto di sottosterzo che può essere controllato attraverso il controsterzo, mentre come hai giustamente notato il freno posteriore genera un effetto del tutto opposto (sovrasterzo).

    Quando acceleri la ruota posteriore spinge la moto verso una linea retta, quindi si ottiene un effetto di allargamento della traiettoria se l’accelerazione avviene in curva.

  11. Grazie Luca
    Volevo sapere se il frenare e accelerare in curva è un sistema corretto o se come dicevo legato alla mia inesperienza. Mi sembra di capire dalla tua risposta che è normale e scontato ma ti chiederei di essere più esplicito, anche ovviamente sulla base del tuo stile di guida che sempre condivido.

  12. Sicuramente avrai letto o sentito discorsi come: “non si frena in curva”, “non si accelera in curva”, “bla bla bla bla….”. E avrai pensato: “e allora che caspita devo fare in curva!?” :-D

    Io invece ti dico che la tua tecnica di guida è corretta. Soprattutto nelle curve lente diventa importante utilizzare acceleratore e freni per gestire la traiettoria e l’equilibrio. Sempre con sensibilità e delicatezza, naturalmente.

    Se guidi uno scooter è doppiamente importante ricorrere al freno posteriore visto che viene a mancare il freno motore (dico bene?).

  13. Discorsi come il non frenare e/o accelerare in curva li fecero pure a me. Eppure non ci ho mai trovato nulla di strano, né ho percepito strane reazioni dalla moto. Sinceramente, sulle strade che non conosco mi capita di farlo in curve con poca visibilità o ceche.

    Detto questo, ho sempre visto la percorrenza ideale della curva entrando con la giusta marcia, percorrerla con il gas aperto quel che basta per mantenere velocità e giri di motore costanti e poi aprire delicatamente in uscita.
    Tutto questo, con lo scopo di “pennellare” la curva.

    O almeno ci provo a percorrerle così :D

  14. C’è dello strano nel pensare di non frenare mai in curva, a mio parere… mi fanno persino un po’ paura le persone che ragionano così perché mi metto nei loro panni e mi rendo conto che certe idee sono molto pericolose.

    Detto ciò, credo anche io che lo scopo migliore da perseguire sia quello di “pennellare” le curve impostando traiettorie intelligenti ed evitando di esagerare con la velocità, perché logicamente diventa complicato affrontare una frenata d’emergenza quando la moto è piegata oltre un certo limite.

    Per come la vedo io le curve cieche andrebbero affrontate con molta prudenza. In questi contesti tengo sempre due dita sia sulla frizione che sulla leva del freno anteriore. Tengo pronto anche il piede sul comando del freno posteriore.

  15. Anche perché, se dovessero incontrare un ostacolo in curva, queste persone che fanno? O anche una macchina nettamente più lenta di loro. O gli vanno addosso, o dovranno pur reagire in qualche modo :D

  16. Queste sono autentiche domande esistenziali, per quanto mi riguarda :-D

    L’idea di non poter toccare i freni in curva deve donare parecchia adrenalina ai piloti della domenica, certo però che non vorrei essere al loro posto quando si troveranno una mucca in mezzo alla strada in piena curva, come è successo al sottoscritto sulla Sierra Nevada in Spagna :-P
    Bella muccona, l’ho pure fotografata!

  17. A me successe nei primissimi periodi di aver dovuto frenare di colpo in curva per una reazione inaspettata di una macchina davanti (al telefono) e la moto mi si era scomposta molto. Avevo ancora pochissima esperienza, ma per fortuna andavo piano, anche se ho temuto di fare un incidente…
    Immagino uno che va spedito in curva, tutto sparato e piegato, come fanno molti, che si ritrova a doversi attaccare ai freni in curva senza averlo mai fatto…

  18. Hai imparato dall’esperienza.
    Al posto tuo un altro avrebbe fatto un botto, Fabrizio.

    Credo proprio che l’idea secondo la quale “in curva non si frena” derivi dalla ricerca della velocità.

    Se usi entrambi i freni la moto non si scompone molto.

  19. Verissimo, io usai principalmente l’anteriore. Ora ho imparato ad usare entrambi i freni e modularli abbastanza bene e la cosa da soddisfazione anche quando mi metto a guidare in modo “spinto” e sportivo.

  20. Io so benissimo che si può frenare anche in curva mantenendo la traiettoria ma le poche volte che ho provato sono stato bloccato dalla paura di bloccare davanti e cadere.

  21. Io non ho mai avuto timore di frenare, basta non esagerare ma questo vale anche in rettilineo. Condivido chiaramente che si potrebbe dover frenare anche per necessità e quindi è meglio abituarsi. Una volta ho fatto dei tornanti strettissimi, con passeggero, è quasi a passo d’uomo, frenando prima con il posteriore e accelerando a metà curva, controbilanciando per non cadere all’intero visto la bassa velocità, ma la soddisfazione è stata tanta. Luca giustamente evidenzia la differenza tra scooter e moto, per la questione del freno motore e credo che sia effettivamente così. Credo ce con la nuova moto con cambio sequenziale (H Integra) affronterò i tornanti con maggiore sicurezza .

  22. L’Integra dovrebbe possedere un cambio automatico molto evoluto che scala le marce e applica il freno motore a seconda dello stile di guida del conducente. Penso che ti piacerà.

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