Il concetto di “PERICOLO” nel 2013

Scritto da Luca Govoni | Pubblicato in Assurdità e Anacronismi | il 30-07-2013

Pericolo!Se c’è una cosa che mi fa arrabbiare, questa è il parlare senza aver prima ragionato. Se le persone riflettessero un po’ di più e parlassero un po’ di meno, credo che tutto acquisirebbe una parvenza più logica e razionale, e che certi pensieri ridicoli smetterebbero di arrivarmi continuamente all’orecchio provocandomi irritazione.

Cos’è il pericolo? Non ne ho idea, tant’è che io non utilizzo spesso questo vocabolo. Fra tutti i concetti soggettivi, quello di “pericolo” la fa sicuramente da padrone. Conosco individui secondo i quali è pericoloso camminare sulle grate, altri che ritengono pericoloso andare in bici, altri ancora che reputano pericoloso persino fare una corsetta a piedi al parco. Ma al tempo stesso esistono coloro che non reputano pericolosa nessuna delle attività sopraelencate, mentre ritengono pericolose altre cose.

Insomma, ognuno ha il proprio concetto personale di pericolo. Parlare di pericolo è un po’ come parlare dei gusti soggettivi: a me piace il peperoncino piccante, a te no. Io continuo a mangiarlo anche se a te non piace, tu continui ad evitarlo perché non ti aggrada. Fine della discussione.

Ma ora veniamo alle moto. Almeno una persona su due, se interpellata in proposito, vi dirà che le moto sono pericolose. Ma se poi chiedi loro perché sono pericolose, ti accorgi che iniziano ad arrampicarsi sugli specchi, perché la tua domanda li obbliga ad usare il cervello, a riflettere, mettendo irrimediabilmente da parte le frasi fatte prese in prestito da altri. Di solito è più comodo ripetere frasi e concetti inventati da terzi, piuttosto che ragionare con la propria mente… E direi che la maggior parte della popolazione umana preferisce prendere in prestito concetti propinati da altri. Peccato che spesso questi luoghi comuni, perché di questo si tratta, siano privi di fondamento, superficiali e anacronistici.

Quando chiedo a qualcuno perché secondo lui/lei andare in moto è pericoloso, di solito non sa rispondermi. Se lo fa, tira in ballo questioni molto superficiali, continuando ad evitare di accendere il cervello, forse perché farlo costa troppa fatica. Alcuni si lanciano e rispondono qualcosa del tipo: <<perché se fai un incidente non c’è nulla che ti protegga>>. Beh, questo è ovvio, e fin qui niente di nuovo. <<Ma io non provoco incidenti: so quel che faccio!>>, rispondo. <<Ma può venirti addosso un’auto!>>, mi fanno presente.  Altra ovvietà. <<Ma scusa, allora perché dici che è la moto ad essere pericolosa, se poi aggiungi che è un’auto a provocare l’incidente?>>, domando io. E qui, di solito, subentra un silenzio tombale. <<Da come l’hai messa giù, mi verrebbe da dire che è l’auto ad essere pericolosa per me che vado in moto, e non viceversa>>. <<Quindi è l’auto ad essere pericolosa, non la moto, se s-ragioniamo secondo la tua logica-illogica>>. <<Se non ci fosse l’auto io non farei alcun incidente, no? Dal mio punto di vista, dunque, è più pericolosa l’auto della moto…>>. <<Allora quale delle due è più pericolosa, in definitiva: la moto o l’auto?>>. Domanda ovviamente poco sensata scaturita da un ragionamento del tutto privo di senso!

Il dialogo qui sopra vuole rendere il lettore consapevole di un fatto indiscutibile: è tutto relativo. Ciò che per me può essere una certezza assoluta, per te può essere una sciocchezza. Quello che per te è sicuro, per me può non esserlo. Dipende da tanti fattori, dai punti di vista, dalle abitudini e dal livello di pensiero di ogni singolo individuo. Generalmente, più il livello di pensiero è superficiale, più si tende a sviluppare certezze assolute. Mentre a mano a mano che il pensiero si insinua in profondità le certezze magiche ed assolute cominciano a vacillare.


Siamo nel 2013 e ancora le persone, politicanti compresi, continuano a parlare di pericolo, di attività più o meno pericolose, ecc. E non sarebbe un grosso problema, se poi non inventassero leggi e norme basate su errori di pensiero e di interpretazione della realtà.
Non c’è niente di pericoloso in un oggetto inanimato. Il pericolo risiede sempre nell’utilizzo che ne fa l’essere umano. Le medicine, per esempio, possono curare malattie mortali, ma possono anche provocare la morte se utilizzate in maniera irresponsabile. C’è chi le usa per curarsi e chi per suicidarsi, no?

Perché dunque non iniziamo ad abbandonare il concetto medievale di “pericolo”, visto che possediamo una mente in grado di andare oltre? Sarebbe già più sensato e corretto parlare di rischio, invece che di pericolo. Ogni attività comporta dei rischi, ovvero la probabilità statistica che qualcosa possa non andare per il verso previsto. Giocare in borsa ha dei rischi, giocare a tennis può provocare traumi fisici, voler rimanere a tutti i costi insieme ad una persona con la quale non si va d’accordo comporta il rischio di provocare disagi e sofferenze psicologiche sia a se stessi che al partner… e così via…

Andare in moto comporta dei rischi. Così come andare a piedi, in bici e in automobile. Il rischio si basa su una probabilità statistica, mentre il concetto di pericolo fa affidamento sulla superstizione e sulle paure dei singoli, nonché sulle esperienze personali. La statistica non si basa sulle esperienze soggettive, perché non sono affidabili. E poi dipende sempre da come una persona affronta una determinata attività o esperienza, dalle sue abilità e capacità. Ogni attività richiede strumenti intellettuali e fisici differenti, e chi non li possiede fa bene a restarne lontano.

Andare in moto non è per tutti. Richiede una certa dose di consapevolezza, non solo dei propri limiti ma anche di quelli altrui. Richiede lungimiranza e capacità di adattamento. La moto non è un mezzo su cui ci sediamo e che ci porta da qualche parte. Siamo noi a portare lei, non viceversa. Il che significa che dobbiamo entrare in perfetta sintonia con essa, come se fosse un’estensione del nostro corpo. Come il maratoneta che deve saper regolare il proprio ritmo di corsa per non esaurirsi prima dell’arrivo, così il motociclista non deve chiedere alla moto, che è parte del proprio corpo, di fare cose inappropriate. Chi non capisce questo concetto, è un pericolo per se stesso e per gli altri, e il rischio che si faccia male è elevato.

Il concetto vale ovviamente anche per chi guida l’automobile, visto che stando alle statistiche almeno il 50% degli incidenti che coinvolgono i dueruotisti sono provocati da altri veicoli. Il che è quasi come dire che se in strada ci fossero soltanto veicoli a due ruote, il rischio di fare incidenti sarebbe dimezzato. Tale conclusione ovviamente non è corretta, in quanto la probabilità statistica di essere coinvolti in un incidente stradale dipende in parte dal numero di veicoli presenti in strada; perciò, se anche circolassero soltanto motociclette, e in gran numero, gli incidenti si verificherebbero ugualmente, sebbene di certo in maniera molto minore.

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