Il problema dei Guard-Rail in Italia: quando le infrastrutture tolgono la vita anziché salvarla (guard-rail assassini)

Scritto da Luca Govoni | Pubblicato in Assurdità e Anacronismi | il 18-01-2015

pedrosa-guard-rail-assassiniL’argomento che desidero affrontare quest’oggi è veramente triste perché ci ricorda senza mezzi termini quanto la vita dei motociclisti sia considerata sacrificabile da parte di chi gestisce la viabilità della nostra nazione. Siamo nel 2015 e decine di motociclisti ogni anno perdono ancora la vita, quando non rimangono brutalmente mutilati, a causa dei guard rail che vengono installati ai bordi delle strade.

Essi sono progettati per contenere automobili e camion in caso di urto, ma non tengono in considerazione la presenza dei motociclisti e dei ciclisti. Non lo hanno mai fatto nonostante le moto e le bici circolino sulle strade italiane anche da prima dell’avvento delle automobili…

Le principali associazioni motociclistiche che si occupano di sicurezza e prevenzione hanno iniziato a segnalare il problema negli anni ’90. Avete letto bene, sono più di 20 anni che stanno cercando di convincere lo stato italiano a prendere in considerazione questo terribile pericolo per i dueruotisti. Si tratta di un problema facilmente risolvibile in quanto esistono soluzioni adeguate già da parecchio tempo. Fra l’altro le aziende che realizzano i guard rail salva-motociclista sono in gran parte italiane.

Immagino che alcuni di voi non siano per niente consapevoli del pericolo rappresentato da tali trappole mortali, vuoi perché non viaggiano in moto o in scooter, vuoi perché non si sono mai soffermati a riflettere sulla questione. Bene, eccovi qualche immagine che vale più di mille parole:

Digital Camera guard-rail-tagliola-moto

 

 

 

 

 

 

 

guard-rail-assassino-autoMorire per una scivolata

Una banale scivolata può condurre a conseguenze disastrose, come potete ben immaginare. Impattare contro i sostegni metallici dei guard rail, che sono vere e proprie lame (osservate bene l’immagine qui sopra e immaginate che il motociclista scivoli da sinistra verso destra), significa nella migliore delle ipotesi riportare lesioni da taglio e fratture. Nella peggiore delle ipotesi si può arrivare alla decapitazione o alla mutilazione di uno o più arti. L’abbigliamento protettivo non può fare nulla contro tagliole di questo genere.

Non crediate che stia esagerando. Provate ad eseguire una ricerca su Google scrivendo “incidente moto guard rail”, ma fatelo soltanto se non siete facilmente impressionabili. Troverete decine di articoli che raccontano di motociclisti deceduti o finiti su una sedia a rotelle dopo aver impattato contro un guard rail.

2325-guard-rail-cuspideGravi lesioni che potrebbero essere evitate

Prima che cominciate a pensare cose di questo genere: <<è colpa dell’eccessiva velocità>> oppure <<se la sono cercata: potevano andare più piano>> sappiate che per essere decapitati dai paletti di sostegno dei guard rail non è necessaria una velocità d’impatto elevata. Sono purtroppo decedute anche persone che stavano andando in bicicletta, e credo che questo fatto dovrebbe farvi riflettere seriamente. Cliccate sulla foto qui a fianco ed esaminate bene la struttura di supporto della barriera.

Stiamo parlando di lame di metallo che possono provocare ferite semplicemente passando una mano su di esse a mo’ di carezza.

Inoltre rendetevi conto che le scivolate non dipendono sempre dall’imperizia dei motociclisti, infatti a volte essi sono vittime di automobilisti che li investono facendoli cadere dal mezzo. Una volta finiti sull’asfalto non hanno più alcun controllo sul proprio corpo e se davanti a loro compare un ostacolo non c’è niente che possano fare per evitarlo.

Le statistiche ci dicono che nella assoluta maggioranza dei casi le lesioni subite dai motociclisti si verificano non al momento dell’impatto della moto, ma dopo la caduta dal veicolo a causa di ostacoli di vario genere incontrati durante la scivolata. Cosa ci fa capire questo dato? Che se fossero presenti vie di fuga e protezioni morbide attorno alle infrastrutture il numero di motociclisti morti o anche solo feriti diminuirebbe drasticamente.

Può dunque accadere che la presenza del guard rail aggravi le conseguenze degli incidenti. Molti esperti di sicurezza stradale sostengono che rimuovere i guard rail mal posizionati e obsoleti contribuirebbe a ridurre le conseguenze di una eventuale uscita di strada. Io sono perfettamente d’accordo.

Come risolvere il problema?

La soluzione del problema potrebbe cominciare proprio da qui: rimuovendo le barriere palesemente insidiose.

La seconda parte della soluzione riguarda invece i guard rail di nuova installazione e l’adattamento di quelli già esistenti.

Ecco come dovrebbero essere:

guard-rail-per-motociclistiguard-rail-salva-motociclisti

Come vedete non è nulla di fantascientifico. Si tratta semplicemente di coprire i paletti di sostegno dei guard rail con un materiale elastico che possa contenere il corpo umano in caso di impatto durante una scivolata sull’asfalto.

La prima foto mostra come adattare i guard rail di vecchia concezione senza sostituirli, mentre la seconda raffigura una barriera moderna concepita espressamente per contenere qualsiasi tipo di impatto. Essa impedisce ai veicoli (moto comprese) di finire fuori strada e al tempo stesso funge da ammortizzatore nei confronti del corpo umano. Una soluzione del genere potrebbe diminuire enormemente le conseguenze di una caduta riducendole a qualche livido.

Il video mostra quanto poco possa bastare per fare la differenza fra la vita e la morte.


Cosa è stato fatto dagli anni ’90 ad oggi?

Come è stata affrontata la questione in questi ultimi 20 anni? Ahimè la risposta è proprio quella che non vorremmo mai sentirci dare. Non è stato fatto nulla. Non esiste una legge nazionale che imponga a chi si occupa delle strade di tenere conto delle esigenze dei motociclisti. Quindi la scelta spetta alla singole amministrazioni, le quali nella maggior parte dei casi non sono a conoscenza del problema e persistono nell’installazione dei guard rail di vecchia concezione. Intanto i motociclisti continuano a morire…

All’estero, come spesso accade, hanno cominciato a correre ai ripari già da tempo. In Spagna è stato compiuto un grosso sforzo per adattare i guard rail già esistenti sulle strade più frequentate dai motociclisti; quelli di nuova installazione devono seguire lo stesso principio. In Austria, Francia, Svizzera e Germania sta accadendo la stessa cosa. Nessuno li obbliga a farlo dato che la questione non viene affrontata neppure a livello europeo. O meglio, qualcuno ci ha provato, ma alla fine hanno vinto gli interessi economici. Naturalmente la lobby dei produttori di guard rail europei non ne vuole sapere, infatti i brevetti per le barriere salva-motociclisti appartengono perlopiù a piccole aziende spesso italiane.

Un’associazione di motociclisti che si batte da tempo per ottenere più sicurezza sulle strade è l’AMI (Associazione Motociclisti Inc…olumi):

www.motociclisti-incolumi.com

 

P.S: (11/09/2015)
aggiungo un paio di foto scattate personalmente in Francia qualche giorno fa! Almeno il 90% delle curve presentano guard rail di questo tipo nelle Alpi francesi.

guardrail-motociclisti 1   guardrail-motociclisti 2

 

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Commenti

Numero di commenti su questo articolo: 27
(Il problema dei Guard-Rail in Italia: quando le infrastrutture tolgono la vita anziché salvarla (guard-rail assassini))

  1. E dire che tempo fa lessi un articolo dove si diceva che il ministro Lupi stava pensando all’installazione di quelli con paletti coperti proprio per gli utenti a due ruote…

    Tra l’altro, giorni fa leggevo questa notizia: http://m.automoto.it/magazine/news/guard-rail-l-italia-va-al-risparmio-saranno-meno-robusti-e-pi-pericolosi

  2. Buonasera Fabrizio!
    Sì, Lupi si era espresso in merito ma i suoi propositi non sono stati trasformati in legge, quindi niente di concreto. Lo stesso movimento 5 stelle ha cercato di portare la questione a livello politico, ma come sempre ci si scontra con interessi conflittuali e il tutto finisce nell’oblio.
    Le barriere salva motociclisti sono state installate a macchia di leopardo in alcuni tratti stradali. Io ne ho avvistate in provincia di Parma e Reggio Emilia, e forse anche altrove, ma parliamo di una manciata di guard rail.
    In Spagna invece ho notato che il 90% delle barriere sono a norma per i motociclisti (nelle curve).

    L’articolo che hai linkato non lascia presagire niente di buono per il futuro. Già sentiamo spesso di incidenti mortali provocati da camion che sfondano le barriere centrali delle autostrade invadendo la carreggiata opposta… la situazione non potrà che peggiorare, purtroppo.
    Viviamo in una nazione popolata da persone veramente tristi.

  3. Forse qualcosa si potrebbe fare, unendo tutte le forze in gioco:
    M5S! il CIM, il tuo blog per una vasta informazione e promuovendo una grande petizione. Secondo me potremmo ottenere un gran risultato.

  4. Pensare che con tutte le spese che si pagano e gli aumenti che puntualmente arrivano (pedaggi, benzina ecc.), questi soldi potrebbero essere usati nel migliorare un po’ la situazione. Ma se già non su riesce ad usare queste risorse per migliorare il manto stradale…

  5. Grazie per il sostegno, ragazzi :-)
    Pasquale, credo proprio che l’unica cosa importante da fare, sebbene io detesti la politica, sia proprio quella di sensibilizzare le figure politiche che dimostrano apertura mentale verso la questione. I politici sono gli unici che possono realmente fare qualcosa in questo senso; sono loro a fare le leggi.
    Io ci sto! Se il CIM o chiunque altro vuole partire con una campagna di protesta e sensibilizzazione martellante, io ci metterò tutto il mio tempo e le mie energie. Da solo non posso veramente fare altro che scrivere articoli in merito.

    Fabrizio, hai toccato anche tu un tasto dolente. Ricordiamoci poi della lobby di chi fornisce i guard rail in Europa. Si parla di centinaia di milioni di euro all’anno. Questi signori non molleranno mai l’osso a favore di piccole aziende che hanno la soluzione pronta da decenni.
    Quello che è stato fatto in Spagna, per esempio, è stato fatto perché si aveva a cuore la salute dei motociclisti. E’ una nazione dove il motociclismo viene seguito e praticato quasi quanto il calcio, perciò mi sarei sorpreso del contrario. In Francia, Austria, Germania ecc circolano milioni di motociclisti durante l’estate e quindi qualcosa andava fatto. In Italia siamo sempre alle solite, veniamo visti soltanto come bambinoni ricchi che giocano con il loro gioco preferito.

  6. Salve a tutti,
    leggo le date delle ultime risposte e vedo che da gennaio non scrive più nessuno… mi aggiungo portando l’ennesima triste notizia un mio carissimo amico sabato ha perso la vita per una banale scivolata, moto intatta, casco integro collo spezzato sul colpo dal paletto di sostegno del maledetto guard rail. Augurare cose cattive non è giusto ma se a battere la testa contro queste ghigliottine andasse un figlio di qualche politico non pensate che il problema potrebbe trovare una soluzione……. Scusate lo sfogo ma saper di aver perso un amico perchè qualcuno ha voluto guadagnarci sopra mi fa stare male, il cocktail strade dissestate per la mancanza di manutenzione e trappole di metallo non fa certo sperare per il futuro che vedo sempre più nero per questo povero paese.
    Ma cosa devo far ancora per far in….are gli italiani ???
    Saluti purtroppo tristi a tutti.

  7. Caro Maurizio mi dispiace per il tuo amico, queste notizie fanno sempre stare male. Purtroppo, e non mi stancherò mai di dirlo, l’italiano a differenza dei motociclisti francesi è per sua natura un grande individualista. Oggi e successo al tuo amico, domani potrebbe succedere a me e questo mi fa tanta rabbia. A tutela della categoria ci sarebbe la F.I.M una federazione che non ha mai fatto nulla! Io come socio del C.I.M coordinamento italiano motociclisti ( l’unico che ha cercato in tutti i modi di fare qualcosa per la categoria senza mai avere una adesione)ho cercato più volte di organizzare incontri o manifestazioni nella mia provincia con esiti negativi come se il problema non riguardasse loro. Siamo sempre pronti a lamentarci nel momento in cui scappa il morto, ma poi quando c’è da prendere iniziative aspettiamo sempre che siano gli altri a farlo.

  8. Maurizio, sono desolato per la tua perdita e per la maniera così triste in cui il tuo amico ha perso la vita.

    Non si sa bene che dire in queste circostanze.

    Non voglio augurare il male a nessuno, ma un risveglio della consapevolezza non farebbe male ogni tanto. Del resto sono decenni che le associazioni segnalano il problema e le relative soluzioni, tra l’altro non particolarmente gravose dal punto di vista economico, ma siamo in Italia e alla fine gli interessi e il menefreghismo vincono sempre.

    Sono tornato giusto ieri da un viaggio in Slovenia assieme ad un lettore di questo blog. Entrambi abbiamo constatato come pure una nazione piccola e perlopiù agricola come la Slovenia abbia a cuore la salute dei motociclisti. I guard rail sono quasi tutti a norma nelle curve ed esiste una segnaletica stradale dedicata ai motociclisti. In tutti gli hotel compare la scritta “bikers welcome” e gli automobilisti si fanno da parte quando vedono sopraggiungere un motociclista.

    Se potessi fare qualcosa di concreto, lo farei. Purtroppo, come dice anche Pasquale, i possessori di moto italiani sono i primi a “fregarsene” di questi problemi.

    I pedaggi autostradali non distinguono fra auto e moto? Chissenefrega, tanto io non prendo l’autostrada con la moto.
    La segnaletica orizzontale è scivolosa in presenza di umidità? Chissenefrega, tanto io non vado in moto quando piove.
    I guard rail uccidono i motociclisti anziché salvarli? Chissenefrega, tanto io sono prudente e non cado.

  9. Ciao Maurizio

    Mi spiace per la tua grave perdita, so cosa vuol dire ma meglio se evito commenti che non sarei diplomatico, tanto è già stato detto di tutto e di più e non potrei aggiungere altro.

    Ma una cosa la dico volentieri sia a Pasquale che a Luca visto che siamo in argomento: sono pienamente d’accordo con tutti e due, ho pieno rispetto per quanto fatto e tentato di fare da parte del CIM ma ormai sono sempre più convinto che il problema dei motociclisti in Italia non è l’inutilità di una federazione (FMI) o la mancanza cronica di tesserati (CIM) il vero problema è la mancanza di motociclisti.

    Trovo inutile e dannoso combattere per i diritti dei motociclisti se poi sono solo una minima parte dei possessori di moto, considero molto più utile un blog come questo che nel suo piccolo cerca di creare nuovi motociclisti e di educare quelli già presenti

  10. Ciao Gigi, purtroppo sulle ultime righe del tuo commento non sono d’accordo, educare va bene ma non basta da sola, teoria e pratica devono viaggiare in parallelo e se una delle due rimane indietro l’altra diventa inefficace.

  11. Qui da noi manca proprio una forma di coscienza collettiva, perciò i cambiamenti sono lentissimi e spesso non avvengono mai poiché le persone che realmente comprendono a fondo certe questioni rappresentano una piccola minoranza. Il resto della gente si lamenta in maniera generica ma non riesce ad identificare i veri problemi (e le relative soluzioni) e soprattutto è troppo pigra è indolente per iniziare a fare qualcosa nel proprio piccolo.

    L’italiano si aspetta che siano gli altri a risolvere le questioni che lo toccano personalmente, e se questo non accade la responsabilità è sempre di persone o fattori esterni, mai propria.
    Inoltre c’è un negativismo/fatalismo insito nel modo di pensare degli italiani che porta gli individui ad accettare lo schifo perché: “tanto è così e non posso farci niente”.
    Inoltre l’italiano giustifica le proprie malefatte e le proprie mancanze di rispetto/educazione affermando che: “tanto fanno tutti così!”. Vedi per esempio il non utilizzo delle frecce nella guida, oppure l’utilizzo del telefono in automobile. Lo fanno tutti, perciò lo faccio anche io. Una persona sana invece si opporrebbe a questi comportamenti deleteri per la collettività e per prima cercherebbe di comportarsi in modo civile e rispettoso.

    Trovo dunque del tutto corretta la tua descrizione della situazione, Gigi. Lo dico da sempre che in Italia non esistono motociclisti ma soltanto possessori di moto. Quelli che davvero amano andare in moto e ne fanno uno stile di vita sano e appagante sono in numero talmente esiguo da risultare praticamente invisibili.

    Paradossalmente ci sono molti più Motociclisti in nazioni dove il clima non è certamente ideale per chi viaggia su due ruote, vedi i paesi scandinavi. In Francia ce ne sono invece tanti e sono uniti, tant’è che hanno addirittura peso politico.

    Io credo che si debba necessariamente partire dall’educazione. Il problema è che in Italia non c’è veramente nessuno in grado di farlo in quanto gli esempi sono perlopiù negativi e diventa strano chi invece vive le cose in maniera sana. Il mio blog è nato per questa ragione, ossia cercare di diffondere concetti sani, perlomeno all’interno di un ambito che conosco bene, in una società che di sano ha ben poco.

  12. Ciao Pasquale

    In linea di principio sarei pienamente d’accordo con te ma la situazione che vedo mi sembra alquanto diversa: bello battersi per i diritti dei motociclisti peccato che i motociclisti siano una minoranza esigua, difficile per non dire impossibile per una associazione come il Cim cambiare davvero qualcosa con i numeri che ha (tra l’altro cosa sostenuta giustamente più volte da voi stessi), inoltre ci sarebbe anche da considerare che una vostra “vittoria” su qualche argomento a chi gioverebbe alla fine dei conti? Credi davvero che se un giorno una bella strada diventasse davvero a misura di motociclista te la potrai godere? O magari verrà presa d’assalto da tutti gli scalmanati della zona almeno fino a giustificarne la chiusura alle moto?

    Prendendo spunto dai commenti del sito del Cim:
    “non credo che così si tuteli il motociclista, sembra di leggere gli “amici della polizia stradale ” chi dovrebbe rappresentare i motociclisti non deve scrivere banalità del tipo : “se i limiti ci sono vanno rispettati ” sappiamo che i comuni fanno cassa con limiti inadeguati come sappiamo che c’è una parte di noi che fa regolarmente cazzate pericolosissime. Sappiamo che ci sono regioni che cercano specchietti retrovisori non omologati per sequestrare le moto a persone perbene rispettose delle regole. Finché ci “difenderanno “!persone così la nostra situazione non potrà che peggiorare.”

    Mi spiace e mi fa male ammetterlo ma mi rifiuto di muovere un solo dito per certi …………… (non so manco come definirlo) e per difendere i loro diritti anche se sono gli stessi miei. Preferisco come dice Luca di puntare prima all’educazione e alla formazione di uno spirito motociclistico serio, motociclisti che quando leggono interventi come quello sopra di Maurizio invece di inveire da dietro una tastiera con le solite frasette si chiedano cosa c’è da fare per cambiare le cose, solo allora la pratica avrà una teoria da seguire.

    Forse sono pessimista io o forse è il caldo di questo periodo ma è cosi che la vedo da un bel pò in qua e nessuno ancora mi ha fatto cambiare idea.

  13. Hai ragione, Gigi. Ha ragione anche Pasquale nel dire che educazione teorica e interventi pratici devono andare di pari passo.

    Voglio però farti ragionare su una questione, Pasquale. Sei consapevole che il 90% di chi possiede uno scooter o una moto non ha neppure lontanamente idea del problema riguardante i guard rail in Italia?

    Vai ad un motoraduno qualsiasi, prendi 20 persone a caso e chiedi loro cosa pensano dei guard rail, per esempio. Cosa credi che possano risponderti? Nulla, poiché non hanno mai riflettuto sulla questione nemmeno per un minuto nella loro vita…

    Ora, non posso che essere d’accordo con Gigi quando afferma che è inutile e forse addirittura controproducente adoperarsi per migliorare le cose quando la gente non è nemmeno minimamente consapevole della realtà. Passi per una specie di scemo visionario e vieni criticato prima di tutto dalle persone che cerchi di difendere…

    Bisogna per forza partire dall’educazione teorica, cosa che in Italia non è mai stata fatta in nessun ambito. Vige l’ignoranza in qualsiasi ambito tu vada ad analizzare, lo hai notato? Bisognerebbe dunque prima di tutto risvegliare un pochino la coscienza della gente e sensibilizzarla sulle questioni importanti, perché diversamente ti ritrovi a lottare a nome di personaggi che per primi non credono nel tuo operato.

    La mia piccola presunzione è esattamente questa: voglio spingere le persone a ragionare su alcune questioni per me importanti. Internet mi viene in aiuto poiché le parole scritte permangono, mentre quelle orali non vengono prese sul serio ed hanno comunque un effetto temporaneo.

    Aggiungo una considerazione personale sul messaggio citato da Gigi: il commento che riporti è un classico esempio di egoismo all’italiana. Chi l’ha scritto non è sicuramente una persona che ama davvero viaggiare in moto, quanto piuttosto il solito smanettone estivo della domenica, che vuole poter fare ciò che vuole senza mai essere punito. Quando nella vita reale sento persone fare discorsi del genere, di solito nemmeno rispondo e me ne vado il prima possibile. Come dico sempre: meglio non avere alcun esempio piuttosto che un solo esempio negativo!

    Sono fermamente convinto che sia utile e doveroso sensibilizzare quelle persone che mostrano di base un certo interesse e una minima apertura mentale verso gli argomenti che noi riteniamo importanti. Tutti gli altri è meglio lasciarli friggere nel proprio brodo di ignoranza poiché non faremmo altro che sprecare il nostro tempo. Inutile dunque cercare di aprire la mente ad uno scooterista cittadino rabbioso che usa il suo scooter solo perché con l’auto non riesce a fare lo slalom fra i veicoli per arrivare 30 secondi prima a destinazione. Inutile parlare con gli smanettoni che vedono la moto come oggetto di trasgressione domenicale.

    Bisogna saper individuare le persone motivate da sani princìpi, poiché sono le uniche che possono comprendere e diffondere i messaggi costruttivi. Internet è un mezzo potentissimo in questo senso perché sono le persone stesse che vengono a cercare il mio blog. Se dovessi andare a cercarle individualmente non saprei da dove partire visto che quasi tutti i possessori di moto di mia conoscenza rientrano più o meno nella tipologia del: “ma che mi frega”.

  14. Mi fanno un po’ tristezza questi personaggi che tirano in ballo figli e famiglia per cercare di giustificare le proprie posizioni evidentemente molto deboli.
    Sarei proprio curioso di andare ad esaminare il loro comportamento nei confronti dei figli, visto che sono sono così bravi a giudicare il prossimo.

    Detto questo, la foto non c’entra nulla con la strada di cui si discute nell’articolo (tipico modo di fare di chi cerca di suscitare scalpore o disdegno).

    Infine direi che la velocità è certamente un problema, ma è solo uno dei tanti. Gli automobilisti sono pericolosi anche quando vanno a 10 km/h per via delle manovre folli che eseguono e per la loro perenne distrazione, così come un motociclista incapace può creare rischi inutili per se stesso e gli altri semplicemente facendo sorpassi stupidi anche a bassa velocità oppure invadendo la corsia opposta nelle curve per mancanza di capacità tecnica nelle guida. La foto immortala esattamente quest’ultimo caso, ossia una velocità di percorrenza non elevata unita ad una traiettoria da suicidio.

    Per il resto in Italia si è capaci soltanto di fare la guerra fra i poveri. Siamo un popolo disunito che sfrutta qualsiasi pretesto per creare fazioni e battaglie personali. Per risolvere il problema degli smanettoni sulle strade di montagna basterebbe farle pattugliare il sabato e la domenica, oppure installare delle telecamere che riprendano sorpassi azzardati e velocità eccessiva. La tecnologia esiste già, il ritorno pecuniario è assicurato. Mi sfugge il motivo per il quale non venga fatto, forse perché c’è tanta gente, e non solo in moto, con la coda di paglia?

  15. Per la foto mi riferivo più che altro a quanti danni può causare anche un solo cattivo esempio http://www.motovita.it/come-non-andare-in-moto-spunti-di-riflessione-partendo-da-un-articolo-di-motociclismo-it/08/10/2014/

  16. Nella foto sono dei tester della rivista Motociclismo, era presente nella rivista comprata tempo fa, nella stessa leggevo un commento di un loro lettore che criticava duramente quel modo pericoloso di guidare e quando ho letto la risposta della redazione non l’ho più comprata.

  17. Ben fatto, Pasquale! Non ho mai amato l’atteggiamento dei tester moto, ma pure io quando ho letto quella risposta sono rimasto basito.

    Se fossi stato il direttore della rivista avrei licenziato quei quattro “piloti” e chiesto pubblicamente scusa ai miei lettori.

  18. La cosa che più mi stupisce è che sono piloti esperti, e in molti casi degli ex piloti. Io sono un motociclista, ed amo guidare anche in maniera sportiva, ma quando guido in strada utilizzo uno stile di guida prettamente stradale (difensiva).

  19. Credo che tu abbia centrato un grosso problema, Pasquale. I piloti non dovrebbero guidare in strada, la verità è questa. Loro non sono arrivati alla moto per passione come me o come te, ma a causa della loro mania per la velocità.

    A me la velocità non è mai piaciuta e anzi la trovo stupida. Sono uno che ama i percorsi tortuosi e tecnici dove la velocità è per forza di cose limitata. Quando sono su un lungo rettilineo non mi viene neppure in mente di affrontarlo a tutta velocità.

    Piloti o non piloti, io rimango dell’idea che una persona fissata con la velocità sarà sempre un pericolo per gli altri e per se stessa quando guida in strada. Puoi avere tutte le capacità tecniche del mondo, ma in strada le variabili sono troppo e non puoi controllarle tutte. La velocità amplifica in maniera esponenziale i rischi.

    Immagina che qualcuno ti tagli la strada in un incrocio. Se vai a 50-60 km/h è molto probabile che tu riesca ad evitare l’impatto, mentre se vai a 120 km/h le possibilità di evitare l’incidente si avvicinano allo zero.

    Purtroppo la gente non riflette su queste cose e si fida esageratamente di se stessa e degli altri. Una persona intelligente guida in maniera difensiva e non aggressiva, appunto.

  20. Io non critico la velocità, benché venga esercitata in un circuito, visto che sono stati costuiti appositamente. La strada appartiene a tutti e tutti ne devono usufruirne in maniera sicura.

  21. Sono d’accordissimo con te. Ma se vai a fare un discorso del genere ai pistaioli, essi ti risponderanno che in moto non si può andare piano, perché questa è la loro forma mentis (distorta, naturalmente).

  22. Ho aggiunto all’articolo un paio di foto scattate personalmente in Francia una decina di giorni addietro. Ho notato che i francesi utilizzano vari tipi di guard rail a norma per i motociclisti.

  23. Basterebbe investire il ricavato delle tasse di possesso delle moto nell’installazione di guard rail adeguati.

  24. Sarebbe molto semplice risolvere tanti problemi per i motociclisti. Ma c’è un ostacolo di fondo che nessuno supera, ovvero la discriminazione totale in ogni ambito verso la nostra categoria, contiamo meno, inquiniamo facciamo rumore e casino in strada e infine siamo solo maniaci della velocità….

  25. Fare parte di una minoranza, caro Giovanni, ma potremmo anche definirla ‘elite’, ha i suoi pro e contro. Da un lato si crea un bel senso di solidarietà e fratellanza fra i membri della minoranza, ma dall’altro si diviene facilmente bersaglio di attacchi da parte della maggioranza, la quale naturalmente è più forte e agguerrita.

    In Italia poi c’è un secondo grosso problema, come immagino tu stia iniziando a capire: i ‘motociclisti’ stessi. Lo scrivo fra virgolette perché io non li considero veri motociclisti. Sono quelli che quando si parla di guard rail assassini ti rispondono che tanto loro non cadono. Quando si parla di pedaggi ti dicono: ‘che mi frega, io non vado in autostrada’. E quando gli fai presente che è bene guidare con prudenza loro ti fanno presente che vanno in moto per divertirsi e non per rispettare i limiti…

  26. Purtroppo oramai in Italia così. Portiamo pazienza e che i motociclisti seri stiano fianco a fianco (mal comune mezzo gaudio) e lasciamo gli altri a se stessi. Chissà cosa diranno i familiari quando questi moriranno su un guard rail non motociclistico.

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