Natura e contro natura: l’unica vera indole umana è quella del pensiero

Scritto da Luca Govoni | Pubblicato in Società e Psicologia | il 20-02-2016

Trovo quantomeno interessante che ancora oggi l’essere umano si impegni a discutere, scontrandosi anche aspramente con il prossimo, su questioni che dal mio punto vista sono completamente superate.

Ci si continua a domandare che cosa sia “naturale” e di conseguenza “innaturale” per noi creature bipedi dotate di coscienza.

La questione è semplice dal mio punto di vista e sento l’esigenza di condividere le mie idee con voi.
Innanzitutto vorrei fare una premessa: la nostra mente è un prodotto della Natura esattamente come il nostro corpo. Come tale non può cogliere appieno le logiche di un progetto ben più ampio.

Per “Natura” non intendo di certo il solo pianeta Terra, ma l’Universo intero, visibile e non visibile. Se preferite, il Creato.

Mente Istintuale e Coscienza

Per cominciare dobbiamo accettare il fatto che noi umani possediamo due livelli di consapevolezza:
il primo di tipo istintuale,
il secondo di tipo coscienziale.
Se è vero che il primo è presente in ciascuno di noi in misura simile, è altrettanto palese come il secondo ci renda qualitativamente unici.

Il livello istintuale umano è perfettamente in linea con quello degli altri mammiferi:
mangiare, dormire, riprodursi, stabilire legami affettivi.
Alcuni credono erroneamente che l’attaccamento sia una prerogativa umana e si stupiscono quando un cane o un gatto mostra amore nei loro confronti.

Ma l’affetto nasce dall’istinto, non certamente dall’intelletto.
Semmai l’attaccamento degli animali domestici può dimostrarsi più puro del nostro essendo basato esclusivamente sull’istinto, mentre nel caso delle persone c’è di mezzo anche altro.

Cos’è dunque che ci distingue dagli altri mammiferi?
Il pensiero e nulla di più.

Se il cane non è in grado di produrre ragionamenti e comprendere il nesso fra causa ed effetto, noi possiamo farlo. Ma facciamo attenzione perché il meccanismo non è per niente automatico. Ciò che per me è ovvio può non esserlo per qualcun altro. Ciò che per qualcuno è perfettamente normale, per me potrebbe essere a dir poco discutibile.

Perché accade ciò?


La possibilità di trascendere l’istinto è la prima facoltà del pensiero

Perché possediamo un intelletto che funziona in maniera totalmente indipendente rispetto all’istinto. Se gli istinti sono gli stessi per tutti, la mente pare disporre di tratti individuali capaci di caratterizzare fortemente le singole entità sul piano della consapevolezza. Eppure siamo tutti quanti fatti nello stesso modo in termini organici: cellule, organi, un corpo, un cervello e così via.

Qual è dunque la vera natura umana, dato che gli istinti sono pressoché identici in ognuno di noi mentre l’intelletto no?
Il pensiero.

Concetti come “naturale” e “contro natura” perdono valore nel momento in cui la nostra mente può assumere il controllo degli istinti. Se il mio istinto mi dice di dare un pugno a qualcuno e la mia mente mi suggerisce di ignorarlo, a chi dovrei dare ascolto?

Ma procediamo per gradi.

Il cane non può controllare volontariamente i propri istinti, al massimo può sostituire un riflesso automatico con un altro. Se il suo istinto gli dice di mordere ed io lo punisco ogni volta che lo fa, esso smetterà di farlo a causa del timore del castigo. Se gli fornisco un premio ogniqualvolta esegue un mio ordine, si verificherà il medesimo fenomeno. Ma resta il fatto che l’animale non può compiere un atto di volontà e l’unico modo per spronarlo a fare ciò che vogliamo consiste nell’intervenire dall’esterno con il fine di modificare i suoi riflessi istintivi.

Il libero arbitrio si esprime attraverso la volontà

L’essere umano è in grado di modificare volontariamente il proprio comportamento attraverso l’applicazione del libero arbitrio.
Il che non significa che sia motivato a farlo, naturalmente. Serve anche la volontà.
Resta comunque più semplice seguire ciecamente i propri istinti senza ragionarci su.

Libero arbitrio e volontà sono agli antipodi rispetto agli istinti naturali.
Due persone possono dare sfogo ad uno stesso istinto, solo che la prima potrebbe farlo senza rifletterci su laddove la seconda potrebbe deciderlo volontariamente.
Pensate che sia la stessa cosa? Proviamo dunque a vedere la questione in termini di consapevolezza.

Che cosa impara chi segue gli istinti in maniera inconsapevole? Niente. Io conosco varie persone che continuano a farsi del male riproponendo gli stessi comportamenti dannosi, frutto di schemi mentali basati unicamente sull’istinto, e tutto questo perché non si fermano neppure per un secondo a speculare razionalmente sul legame fra causa ed effetto.

Che cosa posso apprendere se applico i miei istinti consapevolmente? Dipende, ma in generale posso comprendere se una data azione produce effetti positivi o negativi sulla mia persona e sul prossimo. Posso decidere di intervenire sul comportamento per renderlo più costruttivo, ma posso anche decidere di abbandonarlo del tutto. Assumo il controllo delle mie scelte o, meglio ancora, realizzo che sto operando delle scelte. Divengo consapevole che ogni mia azione genera una reazione.

L’unica vera natura umana è quella del pensiero

Come mai ho deciso di affrontare questo argomento?
Perché mi risulta difficile stare a sentire certi discorsi nel 2016.
La presenza del pensiero rende nulli i ragionamenti che fanno riferimento all’esistenza di una presunta “natura” umana.
Siamo animali o persone? Chi si considera animale può benissimo tirare in ballo tali argomentazioni, ma io preferisco considerarmi essere umano dotato di pensiero e consapevolezza.

Sono consapevole di possedere il libero arbitrio. So di poter compiere azioni che vanno contro la mia natura istintuale e lo faccio nella maggior parte dei casi poiché le mie esigenze di essere umano vanno ben oltre quelle dettate dall’istinto. In questo momento sto usando le mani per premere tasti e nel frattempo ascolto musica attraverso le cuffie.

Secondo natura e contro natura: questione di punti di vista

Credete che andare in moto sia naturale? Guidare un’automobile vi sembra un qualcosa di sensato per la natura? Usare il cellulare è previsto dai nostri istinti?

In Natura esiste soltanto l’utile, ne siete consapevoli? Non esistono il giusto e lo sbagliato, il bello e il brutto, il “mi piace” e il “non mi piace”.

Le cose vanno chiamate con il loro nome, e quelle che ho appena elencato sono opinioni personali. Il fatto che un dato punto di vista sia condiviso dalla maggioranza non fa altro che fornirci una misura del grado di consapevolezza di una data società.

Internet vi pare forse un mezzo utile ai fini della Natura? Non sarebbe al contrario più fruttuoso andare in giro ad accoppiarsi il più possibile per portare avanti la specie?
In che modo agevolo il lavoro della Natura trascorrendo ore davanti ad un monitor?

Lavorare per ottenere denaro è per caso un meccanismo naturale? Il denaro stesso vi pare essere un prodotto della Natura?
C’è chi lo pensa, in effetti. Ecco perché ci vediamo costretti ancora oggi a disquisire su tali questioni.

Tutte le cose che ho appena descritto sono state generate dal pensiero umano, ve ne rendete conto? La tecnologia è frutto della mente umana, così come gli abiti che indossiamo e che gli animali non utilizzano di certo.

Il matrimonio, il lavoro, le ideologie (politiche e religiose), tutti gli oggetti non presenti in natura sono prodotti dell’intelletto. Se non vi è chiaro questo concetto siete purtroppo ancora molto lontani dal capire che lo stile di vita umano ha ben poco di naturale, laddove per “naturale” si intendono i comportamenti legati al piano di consapevolezza istintuale.

L’unica vera indole umana è quella del pensiero.

L’interesse della Natura non coincide con l’interesse umano

Non possiamo dunque tirare in ballo la natura a nostro piacimento. Discorsi come: “non è naturale questo o quello” non fanno altro che mettere in luce la scarsa consapevolezza di chi li produce. Vivere secondo natura significa semplicemente mangiare, bere, dormire e riprodursi. Il sesso fine a se stesso è la massima espressione di innaturalità visto che il suo fine è unicamente quello di perpetuare la specie.


Il fatto che il sesso generi piacere è funzionale al suo scopo. Se fosse sgradevole sarebbero in pochi a riprodursi, non trovate?

Lavorare è totalmente contro natura, dato che serve per procurarsi il cibo. Nel regno animale le cose funzionano diversamente: se il cibo non c’è, si muore di inedia. In questa maniera la Natura mantiene efficacemente l’equilibrio demografico all’interno delle varie specie, nonché fra una specie e l’altra. L’essere umano a quanto pare sfugge a questa regola.

Noi possediamo un intelletto che ci permette di procedere oltre il piano istintuale, quindi dovremmo evitare di motivare le nostre opinioni personali tirando in ballo la fantomatica “naturalità” del vivere umano. La Natura non è un’opinione personale e soprattutto non opera in funzione dei nostri piccoli egoismi individuali.

Vogliamo parlare dei gusti sessuali?

Il campo dell’orientamento sessuale è forse quello in cui si esprime con maggior intensità l’inconsapevolezza di coloro che credono di custodire la verità.
Purtroppo di mezzo ci sono pure le religioni, le quali certamente non operano con il fine di ampliare la coscienza umana.

Essere omosessuali è contro natura?

La domanda di per sé non ha senso.
Vi propongo una domanda alternativa: chi non può avere figli poiché sterile è contro natura?
No, direte voi. Infatti chi è sterile non ha deciso di essere tale.
Il gay ha per caso deciso di esserlo, secondo voi?
E chi potrebbe avere figli e non vuole averne, come lo definireste? Un controsenso?
La smettiamo di voler a tutti i costi classificare le persone in base a ciò che secondo noi è giusto e sbagliato?

Possiamo esprimere i nostri gusti e le nostre opinioni senza problemi. Se a qualcuno non piace l’omosessualità può dirlo tranquillamente, ma nel momento in cui cerca di giustificare una presa di posizione ideologica tirando in ballo il creato e le sue presunte regole, sta insultando la propria intelligenza.
Come recita il detto: “meglio tacere e sembrare stupidi che aprir bocca e togliere ogni dubbio“.

Chi cerca di giustificare il disprezzo è succube dell’istinto

La realtà è un insieme di punti di vista soggettivi.
Ognuno di noi vive una realtà che fa da specchio al proprio livello di consapevolezza individuale.

La natura umana si basa principalmente sul pensiero, ed esso, che lo vogliamo o no, può trascendere gli istinti.

Ora qualcuno di voi penserà che io disprezzi gli istinti. Niente di più lontano dal vero! Chi vorrebbe rinunciare a ciò che lo tiene in vita? Quasi nessuno. E allora perché giudicare negativamente coloro che vivono in maniera diversa?

Il giudizio è spesso un prodotto dell’istinto, nella fattispecie della paura, perciò chi disprezza la diversità è sostanzialmente dominato dalla paura.

Ancora una volta si tratta di scegliere

Potrebbe anche essere arrivato il momento di procedere verso una forma di consapevolezza più elevata. Ma per poterlo fare bisogna prima di tutto accettare il fatto che la presenza della coscienza cambia completamente le regole del gioco.

Come sempre si tratta di operare una scelta individuale: vogliamo vivere come creature limitate dall’istinto oppure evolvere verso uno stato coscienziale superiore per scoprire cosa può offrirci?
In fin dei conti si è sempre in tempo per tornare indietro…

A voi la scelta.

A chi accetta la sfida consiglio la lettura di quello che è probabilmente l’articolo più utile che abbia mai scritto:
Dialogo con Socrate, un amico di altri tempi.

 

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Commenti

Numero di commenti su questo articolo: 8
(Natura e contro natura: l’unica vera indole umana è quella del pensiero)

  1. Due osservazionei: la prima: le religioni non è vero che operano negativamente nell’ampliare la conoscnenza umana. Tutto sta nel fare quello che fa sentire liberi, senza condizionamneti: intendo dire che la Fede e quindi il seguire una religione, cristiana, in particolare, è scelta di vita innazittutto, riconsoscere che Qualcuno è oltre il nostro vivere quotidiano. Quindi presuppone una umiltà nel riconoscere che forse qualcosa ci sfugge o non ci è chiaro del tutto, subito o domani o fra tre giorni, un anno, perchè allora saremo sicuramente diversi, cresciuti, sia d’eta anagrafica ma anche interiormente, senza accorgene. Ma i rapporti con noi stessi, con il mondo che ci circonda,i forse saranno più chiari, sereni, tranquilli. In altre parole siamo si animali d’origine, evoluti fin che si vuole, parliamo, ragioniamo, creiamo, ma qualcosa dentro ci spinge a fare ciò. La religione e la Fede conseguente può essere uan risposta,ma deve venire dal cuore, dal profondo di noi stessi.
    Secondo: l’omosessualità di cui tanto ed a sproposito si parla in questi giorni di Legge su Unioni civili (omosessuali), ma si sa tutto è cassetta e soldi, è sicuramente una difficoltà congenita, educativa di relazionarsi con l’altro sesso (fino al a qualche decennio fà era considerata malattia psichiatrica). In natura non accade, perchè maschio e femmina, dall’insetto alla balena, hanno l’istinto procreativo; nell’uomo invece subentra, educazione, formazione, sentimenti, passioni che possono si e pesantemente incidere sullo sviluppo della personalità. Quindi bisognerebe che chi ha coscenza retta dica una volta per tutte come stanno le cose e non si pari dietro a tendenze del momento. Ma questa è responsabilità del singolo, che vuol dire anche coraggio di essere se stessi e non piegarsi a mode o lobbies di comando.
    Concludo: tutto questo cosa c ‘entra con l’andare in moto ? poco ma ci serve magari a migliore i rapporti con il nostro prossimo motociclista o meno.

  2. Claudio, per me Fede e religione non c’entrano nulla l’una con l’altra. Nei miei articoli non troverai mai critiche verso la Fede proprio perché si tratta di un’esperienza soggettiva che reputo del tutto sana e degna di ammirazione.

    Sulla tua seconda considerazione preferisco soprassedere.

    Per quanto concerne la tua domanda finale vedo che ti sei risposto da solo ;-)
    Ho scritto altri articoli che esulano dal tema motociclistico perché non mi interesso soltanto di moto. Del resto sono un essere umano prima ancora che un motociclista o un blogger.

  3. non fa una piega il tuo discorso!

  4. Articolo veramente interessante come da abitudine ormai ma c’è una cosa che proprio non riesco a capire relativa a tutte queste ultime discussioni sui matrimoni gay nonostante stia provando a ragionarci da un bel pezzo: sostieni che il tutto derivi dalla paura ma non riesco proprio ad arrivare a capire di cosa ci sia da avere paura, paura di cosa o chi?
    Cos’è che spaventa cosi tanto?

  5. Io non ho parlato di matrimonio fra persone dello stesso sesso. Bisogna leggere bene gli articoli prima di trarre conclusioni…

    Io parlo di paura relativa alla sessualità, non al matrimonio. Il matrimonio è un contratto fra due persone dal quale derivano dei diritti particolari. Se non fosse per i diritti il matrimonio non avrebbe senso.

    Riguardo alla paura, etimologicamente parlando “fobia” significa per l’appunto “paura”. Quindi tutto ciò che è fobia deriva dalla paura irrazionale di qualcosa.

    Attenzione, “irrazionale” non significa “istintuale”. L’irrazionalità è un prodotto della mente che elabora la paura (istinto) in maniera controproducente.
    Ecco perché il pensiero è tanto importante…

    La paura è un’emozione primaria sulla quale si basano molti riflessi istintivi, per esempio la fuga dinanzi ad un predatore.
    Ma ognuno di noi elabora mentalmente gli istinti in maniera differente, di solito senza averne consapevolezza.
    A me non fa alcun effetto trovarmi su un precipizio e guardare di sotto mentre altre persone vanno nel panico.

    La paura della persona fobica, per esempio l’omofobico, è rivolta principalmente verso i propri istinti. Chi odia gli omosessuali non ha paura delle persone con gusti sessuali diversi, bensì di una parte di se stesso.

    Non a caso molti dei più feroci omofobi possiedono una parte femminile particolarmente repressa. Il discorso vale anche per le donne, ovviamente.

    Quindi, riassumendo, la paura non è quasi mai rivolta verso persone o cose esterne, ma verso la propria natura istintuale prima di tutto.

    Poi arriva la mente che ti fa dire: “no, non posso avere paura di me stesso, quindi devo avere paura di / odiare qualcun altro” e scatta la proiezione psicologica.
    Il processo di acquisizione di consapevolezza inizia nel momento in cui ti rendi conto che la tua mente ti sta fregando.

  6. no dell’argomento matrimonio non ne hai parlato ma sicuramente l’argomento trattato è strettamente connesso o almeno così credo, comunque grazie della spiegazione

  7. Secondo me la questione del matrimonio è solo rumore inutile.

    Io non concepisco il matrimonio come istituzione, perciò gli omosessuali che vogliono sposarsi li vedo ancora molto confusi.

    Ma io parto da una prospettiva diversa dalla loro. Dal mio punto di vista è l’essere umano intero ad aver bisogno di essere emancipato, ma non attraverso le cose materiali (matrimoni, denaro, lavoro ecc).

    Prego!

  8. Una prospettiva diversa ma interessante, mi piace come risposta

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