Quale differenza c’è fra PROIBIRE ed EDUCARE?

Scritto da Luca Govoni | Pubblicato in Società e Psicologia | il 30-01-2016

Approfitto di un commento che ho ricevuto poco fa per affrontare uno di quegli argomenti tanto importanti quanto incompresi: il tema dell’educazione. In particolare vorrei illustrare l’enorme differenza che intercorre fra vietare ed educare. Molte persone confondono i due concetti, mentre in mezzo ci scorre il mare.

Lo faccio copiando ed incollando qui sotto la mia risposta al commento dell’utente, il quale ha replicato al seguente articolo: Abbigliamento tecnico obbligatorio per motociclisti: ogni tanto ci riprovano!

 

Commento

Pippo:
ma infatti se fa tanto caldo da non poter usare le protezioni forse sulla moto è bene non salirci. Cioè non è perchè mi da fastidio la cintura sono legittimato a togliermela

 

Risposta

Beh, non è proprio la stessa cosa, Pippo.
La cintura di sicurezza è obbligatoria, l’abbigliamento protettivo no.
Lo sapevi?

Mi sa che non hai colto il messaggio contenuto fra le righe del mio articolo, il quale voleva sostenere un concetto all’apparenza banale: non è attraverso gli obblighi che si educano le persone, bensì attraverso il buon esempio e la cultura. Gli obblighi e i divieti danno fastidio alle persone intelligenti, mentre quelle superficiali continuano a non rispettarli.

Lo abbiamo sotto gli occhi continuamente. Vedi appunto il caso della cintura di sicurezza. Ci sono zone d’Italia dove nessuno le usa e si muore per un piccolo tamponamento, eppure l’obbligo c’è da decenni. Vedi poi l’obbligo di tenere i bambini sul sedile posteriore all’interno dell’apposito seggiolino. Eppure li vedo spesso sul sedile anteriore, addirittura in braccio ad un adulto.

Vedi il divieto di utilizzare il cellulare alla guida, eppure quando sono in giro fatico a trovare un automobilista che non abbia quel maledetto oggetto in mano.
Ma non era proibito?

Potrei andare ancora avanti, ma penso che chi vuol capire abbia già capito.


Informazione versus Imposizione

Lo stesso discorso potremmo farlo anche per l’obbligo del casco. Una persona mediamente consapevole arriva a capire da sola che è importante indossarlo. Magari ragionandoci sopra arriverà a comprendere che un casco integrale è molto meglio di un casco jet.

Una persona poco consapevole non lo capirà nemmeno se la obblighi a farlo e nella migliore delle ipotesi utilizzerà un caschetto aperto minimale giustificandosi con tutte le scuse possibili: è scomodo, è ingombrante, è pesante, io non faccio incidenti, vado piano ecc.

Ma se tu punti sulla cultura e sull’educazione anziché sulla mentalità fascista, i risultati saranno molto migliori e possiamo constatarlo in certe nazioni estere dove esistono meno obblighi e divieti ma le persone si comportano meglio.

Tanto per farti un esempio, in certi Stati le assicurazioni ti fanno lo sconto se tu ti impegni ad utilizzare sempre l’abbigliamento protettivo quando vai in scooter e in moto. In questo modo tu cittadino vieni spronato a ragionare sulla questione CON LA TUA TESTA. Ad un certo punto realizzerai in piena autonomia che ti conviene indossare giacca e pantaloni dotati di protezioni.

A tal proposito suggerisco di leggere la storia di un ragazzo che ha commesso l’errore di sottovalutare l’importanza del casco integrale. Si è salvato per miracolo da un incidente causato da un automobilista cittadino incauto. Il suo caschetto aperto non ha retto l’urto. Questo per chi ancora è convinto che un caschetto jet sia da preferire ad uno integrale:
http://www.moto39ilblog.it/senza-il-casco-non-ci-casco-usare-il-casco-salva-la-vita/

Animali e persone richiedono sistemi educativi differenti

Un cane può benissimo imparare ad eseguire una regola, ma non può capirne il significato.
Se lo addestri affinché non salga sul letto esso eviterà di farlo, pur senza comprenderne le motivazioni.
Pertanto dovrai in seguito proibirgli di salire rispettivamente sul divano e sul tavolo.
Il cane esegue un ordine in maniera meccanica, anche a costo di danneggiare se stesso e gli altri.
Un essere umano che si comporta nella stessa maniera ha perduto la propria umanità.

Ma l’essere umano, se spronato, può comprendere il nesso fra causa ed effetto, e da quel momento in poi sarà in grado di autoregolarsi.

Prendi un bambino. Fondamentalmente esistono due modi per educarlo:
1) “No, questo non si fa” (come se fosse un cane);
2) “Così non va bene perché…” (spiegazione razionale / buon esempio).

Nel secondo caso il bambino capirà perché è sbagliato agire in un certo modo, ci ragionerà su e probabilmente estenderà la riflessione ad altri campi.
Se gli spieghi perché non va bene salire con le scarpe sul letto, da quel momento in poi egli non salirà più nemmeno sul divano. L’adulto non avrà bisogno di imporgli continuamente nuovi divieti, come invece accadrebbe nel primo caso.

Attenzione, ho scritto che “è sbagliato agire in un certo modo“: è completamente diverso dall’affermare che “è sbagliato fare una certa cosa“. I più sensibili fra voi ne coglieranno il significato.

Insomma sono pochi i comportamenti sbagliati a priori, mentre esistono tanti modi discutibili di metterli in pratica. La mente proibizionistica cerca di eliminare il comportamento in sé, mentre quella consapevole si concentra sulle modalità attraverso le quali il comportamento si manifesta.

Dobbiamo scegliere da che parte stare: Paura o Consapevolezza?

La mente educativa è positiva, proattiva, curiosa. Cerca di analizzare le situazioni più scabrose per individuarne gli elementi edificanti (se presenti). Non proibisce a priori determinate esperienze ma gira attorno ad esse finché non scova un appiglio costruttivo.
È motivata dalla consapevolezza e dal rispetto della libertà personale.

La mentalità del divieto è passiva, distruttiva, negativa. Non desidera risolvere i problemi ma vuole semplicemente scaricarli su qualcun altro.
È motivata dalla paura e dal menefreghismo. Inquadra la libertà altrui come un pericolo.

Ecco la differenza fra PROIBIRE ed EDUCARE attraverso il buon esempio. Naturalmente per poter trasmettere il buon esempio bisogna innanzitutto averlo interiorizzato.

Perché educare significa sopratutto dare il buon esempio?

La questione è semplicissima e potrei chiuderla citando una singola frase di Socrate:
Chi vuol muovere il mondo, muova prima se stesso“.

Se io mi comporto bene influenzerò positivamente chi mi sta vicino, a maggior ragione se quel qualcuno è un bambino. Un bambino non conosce ancora il concetto di giusto e sbagliato, quindi tenderà ad imitare gli adulti che vede attorno a sé.

Se quegli adulti fumano, bevono alcolici, guidano senza cintura di sicurezza, sgasano e impennano con la moto, sono dipendenti dal cellulare e dalla televisione, mangiano tanti dolciumi e cibo spazzatura, prendono medicine per ogni piccolo fastidio fisico (e chi più ne ha più ne metta), il poverino tenderà a considerare perfettamente normale tutto ciò.
E soffrirà quando prenderà coscienza dell’esistenza di altre realtà maggiormente costruttive.

Se i suoi genitori sono attenti alla propria alimentazione, amano la natura e gli animali, riflettono prima di giudicare e si assumono le proprie responsabilità, di conseguenza anch’esso farà proprio uno stile di vita simile al loro.

Gli adulti non sono diversi. Proviamo noi per primi a cambiare una nostra abitudine negativa e ci accorgeremo che gli altri non rimarranno indifferenti. Se continueranno a comportarsi male, peggio per loro. Chi giudica e svaluta le persone sane danneggia se stesso in primis poiché, come recita il detto, chi semina vento raccoglie tempesta.

La realtà in cui ciascuno di noi vive è sostanzialmente una proiezione del proprio mondo interiore, sicché esternando negatività finiremo per esserne sommersi. Ci capiterà di incontrare altre persone tristi e meschine le quali confermeranno la nostra visione masochistica dell’esistenza. Al contempo ci verrà quasi impossibile riconoscere le persone sane che potrebbero farci stare meglio.

D’altro canto, un atteggiamento positivo e propositivo ci permetterà di cogliere bellezza anche laddove gli altri vedono soltanto bruttezza. Volenti o nolenti, quasi tutto è una questione di punti di vista. Bellezza e bruttezza sono soprattutto negli occhi di chi guarda.

Conseguentemente verrà meno il bisogno di imporre la nostra volontà sul prossimo (obblighi e divieti) in quanto i comportamenti sani non necessitano di affermarsi attraverso la forza.

Tanti obblighi e divieti rendono le persone meno consapevoli


Il divieto rappresenta l’anticamera dell’illegalità, laddove educazione ed informazione vanno a ridimensionare fortemente la carica attrattiva dei comportamenti trasgressivi e/o dannosi per se stessi e per la collettività.

Il divieto e l’obbligo sono la medesima cosa, due lati della stessa medaglia. Entrambi fanno leva sulla paura della punizione. La paura crea dipendenza. La paura rende attraenti cose che in assenza di essa non verrebbero neppure prese in considerazione. La paura genera sentimenti negativi, odio, fissazioni.

Nessuno mi ha mai vietato di fumare e bere alcolici, eppure non provo né ho mai provato alcuna forma di attrazione verso queste sostanze. Ho visto genitori-fumatori proibire ai propri figli le sigarette, e questi ultimi naturalmente fumavano di nascosto. C’è un certo grado di perversione in tutto ciò.

Il “NO” privo di motivazione è già di per sé fonte di frustrazione e sentimenti negativi. Se esso viene accompagnato addirittura da un esempio incoerente, c’è da aspettarsi una pessima influenza sulla consapevolezza individuale della vittima.

La consapevolezza collettiva è un’emanazione delle singole menti, perciò non possiamo aspettarci grandi risultati all’interno di una società che considera i propri membri come cani da addestrare piuttosto che come esseri umani da educare.

Per educare servono persone di un certo spessore morale: individui che mettano da parte i propri egoismi individuali in funzione di ciò che è giusto.

La verità è che ad uno Stato conviene addestrare dei cani piuttosto che formare dei pensatori, ma noi come singole entità possiamo tranquillamente estraniarci da questo meccanismo. Se ci hanno fornito il libero arbitrio ci sarà pure un motivo!

Quando i divieti e gli obblighi diventano indispensabili

Intendiamoci, io non sono un anarchico che sogna una società dove ognuno può fare ciò che vuole a discapito degli altri. Al contrario sono una persona piuttosto precisa e maniacale nelle questioni che la riguardano, e credo che il mio modo di scrivere lo confermi.

Quand’è dunque che un divieto può essere considerato giusto?

La prima risposta che mi viene in mente è: quando la mancanza di esso provocherebbe un danno alla collettività.

– Fumare in luoghi pubblici danneggia chi non fuma, ergo il divieto è più che giusto.
– Alcolizzarsi e poi guidare significa mettere in pericolo gli altri, perciò gradirei punizioni ben più severe di quelle attuali.
– Correre oltre i limiti di velocità sortisce lo stesso effetto.
– Guidare distratti dal cellulare è uguale a farlo da ubriachi, dal mio punto di vista.
– Parlare al cellulare in luoghi pubblici disturba gli astanti, dunque andrebbe proibito proprio come il fumo.
– Gettare rifiuti dal finestrino è causa di pericolo per ciclisti e motociclisti e andrebbe punito.
Fumare durante la guida distoglie l’attenzione dalla strada e non si capisce perché venga tollerato.

Questi sono esempi di divieti condivisibili e persino necessari.

Il divieto e l’obbligo diventano controproducenti quando si pongono l’obiettivo di tutelare la singola persona invece che la collettività. Come scrivevo all’inizio della mia analisi noi non siamo cani: ciò significa che il NO fine a se stesso non funziona bene quanto l’educazione offerta attraverso la cultura e il buon esempio.

Qualche esempio di divieto controproducente

Vuoi andare in giro in scooter senza casco? Bene, sappi che vai incontro a grossi rischi e che in caso d’incidente con colpa l’assicurazione non risarcisce un centesimo. Dovrai sostenere personalmente le spese che ne conseguono.
Ti da fastidio la cintura di sicurezza? Bene, sappi che basta una frenata violenta per farti del male e che in caso di sinistro con colpa dovrai pagare di tasca tua.

Vuoi bere alcolici, fumare e fare uso di qualsiasi altra droga? Per me non ci sono problemi, ma nel momento in cui le tue abitudini danneggiano qualcun altro dovrai assumerti le responsabilità delle tue azioni e pagarne le conseguenze con tanto di aggravanti. Se sei minorenne verranno chiamati in causa anche i tuoi genitori e non te la caverai con una pacca sulla spalla.

Questo significa mettere gli individui dinanzi alle proprie responsabilità.
Nel caso dei minorenni i relativi genitori finirebbero per sentirsi responsabilizzati di conseguenza e forse comincerebbero ad intuire il valore del buon esempio.

Se lo Stato adottasse tale sistema, sono certo che nel giro di un paio d’anni non vedremmo più nessuno guidare senza casco e cintura di sicurezza. Credo inoltre che i giovani nutrirebbero meno interesse verso le droghe.

Obblighi e divieti sbagliati generano punizioni diseducative

Purtroppo la Giustizia prende spesso strade contorte e incomprensibili, arrivando a lasciar correre comportamenti distruttivi nei confronti della collettività a favore della tutela del singolo.

Pensiamo per esempio alla sanzione prevista per chi guida utilizzando il cellulare rispetto a chi non allaccia la cintura di sicurezza. Viene sottratto un maggior numero di punti sulla patente a chi non mette la cintura (tutela del singolo), mentre chi guida distratto dal cellulare subisce una punizione inferiore, pur mettendo a repentaglio la vita altrui oltre che la propria (tutela della collettività).

Se la propria vita vale 1,
e la vita altrui vale 1,
allora la guida distratta dovrebbe valere 1 + 1 = 2.
Mentre la guida senza cintura dovrebbe valere 1.
In realtà succede l’esatto opposto.

Si potrebbero portare numerosi altri esempi.
Tuttavia ciò che va compreso è che l’attuale sistema di divieti e relative punizioni è fortemente diseducativo.
Esso va a fare leva sul timore del castigo e conseguentemente sul fascino del proibito.
Inoltre, tutelando il singolo prima ancora della collettività, si ottengono due ulteriori effetti negativi:
1) si de-responsabilizza l’individuo nei confronti della società;
2) si alimenta il suo egocentrismo e il senso di alienazione sociale.

 

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Commenti

Numero di commenti su questo articolo: 14
(Quale differenza c’è fra PROIBIRE ed EDUCARE?)

  1. […] due ruote, proprio perché mancano loro stessi di esperienza. Prova a leggere questo suo articolo: motovita.it/quale-differenza-ce-fra-proibire-ed-educare e poi torni a dirmi cosa ne […]

  2. Una popolazione menefreghista può eleggere solo cattivi amministratori ed il risultato lo si vede con leggi assurde, esempio di divieti: strada piene di buche? Si abbassa il limite di velocità, divieti di transito per i motocicli su alcune strade di montagne ma anche di città.
    Un buon cittadino lo si forma dai primi giorni di scuola.

  3. Direi che le figure politiche altro non sono che “cittadini medi” che però arrivano ad ottenere del potere.

    Non voglio criticare eccessivamente le scuole poiché non le conosco bene, ma vedo il comportamento degli adulti con figli al seguito e questo mi basta e avanza.

    Sarà che non ho figli e quindi non posso capire… o forse non voglio capire…

    Tornando al tema centrale del blog, quanti genitori si preoccupano di educare i propri figli alla sicurezza stradale, spiegando loro il valore del casco integrale e dell’abbigliamento protettivo?

    Quanti di loro danno il buon esempio alla guida?

    Quanti sono invece quelli che cercano di risparmiare persino sul casco e che non conoscono nemmeno l’esistenza di giacche e pantaloni tecnici?

    Io non mi aspetto che un ragazzino cresciuto fra cattivi esempi diventi improvvisamente illuminato.
    Possibile che la maggior parte dei genitori siano così ciechi da non vedere questa semplice realtà?

  4. Negl’ultimi anni i giovani che partecipano ad eventi sull’educazione stradale è leggermente aumentato, ma il problema è se dopo applicano quello che hanno imparato. Tutti i giorni osservo con amarezza il modo in cui i giovani legano il loro casco, appoggiato sul manto stradale e legato alla ruota posteriore dello scooter, e per non dire in che condizione sono ridotti.

  5. E pensare che io ho montato il bauletto proprio per metterci dentro il casco quando mi allontano. Lo tratto quasi come un oggetto sacro… Ma di certo non ho ricevuto buoni esempi in questo senso, anzi direi tutto il contrario.

  6. Condivido tutte le idee che esponi.

    Anzi penso che per certa gente dovrebbe diventare una preghiera da ripetere tutte le sere prima di andare a dormire.

    Trovo che quanto scritto qui andrebbe esposto ai media e divulgato in scala mondiale, in quanto se tutti comprendessero queste cose il mondo sarebbe un luogo migliore per tutti.

    Suggerisco di far girare l’articolo e far si che venga letto da più persone possibili.

  7. Sicuramente sarebbe un mondo dove le persone si sentono più libere e responsabili del proprio destino.
    Forse ci si lamenterebbe di meno e si inizierebbe a capire che la vita è fatta soprattutto di scelte, consapevoli e non consapevoli.
    Grazie per aver letto e apprezzato questo articolo, Arrondo.
    Spero che tu non sia l’unico.

  8. purtroppo dovrei aggiungere che oltre al luogo comune del “menefreghismo” io potri aggiungere il fatto che se l’illecito diventa pratica comune, chi si trova a rispettare invece la legge o le prescrizioni viene visto come qualcuno che “ostacola” la vita comune.
    Ne ho avuto la conferma anche all’estero (dove alucni pensano vi sia “la saggezza”).
    Io posso sopportare chi si “assume la responsabilita’” di essere un delinquente (tralaciando il fatto che metta a rischio le vite altrui …) ma non sopporto chi insulta chi si sforza di essere in regola o almeno che applica con criterio le indicazioni.
    Poi se vogliamo arrivare al punto che la legge e’ solo un consiglio per vivere bene in comunita’, allora le cose cambiano di prospettiva.

  9. Sicuramente uno dei grossi problemi che abbiamo in Italia è la quasi assoluta mancanza di controlli. Ciò fa sì che comportarsi in maniera illecita diventi in qualche modo ‘normale’, mentre essere ligi sia visto dai più come ‘strano’. Io sono totalmente favorevole alle leggi che tutelano la collettività, mentre divento insofferente quando esse si pongono l’obiettivo di tutelarmi da me stesso. Secondo me basterebbe educare bene le persone e metterle davanti alle proprie responsabilità, senza sconti o attenuanti, quando sbagliano. Invece si tende a giustificare qualsiasi comportamento, persino l’omicidio. In questo modo nessuno evolve eticamente e moralmente e la società resta quello che è, ovvero un sistema di regole e norme volte a tutelare la mediocrità e l’egoismo dei singoli individui.

  10. È verissimo quanto dici, walkingshadow, all’inizio del commento.
    È come quando uno in macchina su strada viaggia entro i limiti e arriva uno tutto sparato da dietro: quest’ultimo inizierà a sfanalare e ad imprecare contro chi ha davanti.

  11. Sono daccordo seppur con certe riserve sul significato di “tutelare la collettivita’”, che trovo talvolta pilotato verso ragionamenti di assoluta stupidita’ e deresponsabilizzazione del singolo in favore di un “verbo divino” che in realta’ s’ un paravento burocratico ed ipocrita.
    La manutenzione ordinaria, come i controlli quotidiani vengono spesso mortificati da una necessita’ di giustificazione economica che alla fine si e’ tradotta in diseducazione civile. Finche’ il controllo blando sara’ visto coem repressivo e necessario solo per questioni di emergenza, finira’ come certe strade, edifici e strutture che non vengono ritenunte necessarie di piccola manutenzione finche’ non manifestano evidenti problemi.
    Solo che ormai penso che alcune persone ragionino “on-demand” non rendendosi conto che per mantenere un servizio pronto serve costanza e quindi non tutto si puo’ gestire “felssibilmente secondo domanda estemporanea”.
    Cosi’ anche le leggi, non sono eterne e vannno regolare in base alle novita’ della societa’ e della vita comune, ma la loro efficenza e’ dovuta anche alla applicazione costante e ragionata con relativo feedback.
    Il “buon senso” che tanti invocano e’ una baggianata da quando non si fa’ piu’ una seria educazione civica con cui si spiega la logica del legislatore e del suo “prodotto”.
    Ne ho anche per chi invoca “poche leggi e chiare”. Si’ si’, sono d’accordo, ma le eccezioni chi le valuta ? Perche’ nella “fortezza d’avorio” in cui questi giudicatori si ergono, dimenticano(o voglio dimenticare) che non sono soli e che la verita’ assoulta non ce la hanno in mano loro.
    Certo un po’ di pulizia va’ fatta e vanno chiariti certi “punti cardine” realmente importanti su cui sforzarsi di piu’ piuttosto che tentare di coprire tutto dando a tutto la stessa importanza.

  12. Se proprio vogliamo dirla tutta allora bisogna riconoscere che spesso le leggi volte a tutelare il bene comune sono di fatto cucite su misura attorno agli interessi di pochi.

    Vogliono farci credere che lo fanno per il nostro bene, ma non sempre è così, e la mancanza di spirito critico di certo non aiuta a discernere il vero da ciò che è semplicemente utile a certuni. E lo spirito critico non si sviluppa di certo imponendo una miriade di leggi il cui scopo è proteggere i cittadini dalla loro stessa stupidità. Non sarebbe meglio trattare le persone come se fossero intelligenti? Magari alcune di loro potrebbero iniziare a ragionare in maniera più sana…

    Secondo me la cosa più importante è l’educazione, la quale dovrebbe comprendere anche il senso civico. Ma facci caso, in Italia siamo pieni di divieti di qualsiasi genere! Quindi in teoria sappiamo bene cosa non possiamo fare. Ma chi ci insegna (educa) rispetto a ciò che invece possiamo e dovremmo fare? C’è un errore di fondo nel nostro sistema sociale, ovvero la quasi totale assenza di buoni esempi. E il problema parte dalle famiglie stesse, a mio avviso.

  13. Diciamo che gli interessi di pochi vengono venduti come interessi di molti.
    Pe quanto riguardo i divieti su tutto e’ una conseguenza del fatto che no nc’e’ una visione prospettica sul futuro “remoto”.
    Mi spiego (spero).
    La caduta di alcune idee forti e quindi di certe divisioni nette buoni/cattivi ha fatto si’ che chi era “hooligan” di certe “tribu'” si e’ dovuto trovare di frotne alla realta’ “relativistica” del pensiero. Il problema e’ che come reazione alla poszione creatasi non si e’ reagito in maniera inetelligente, cioe’ creando un progetto, ma si e’ reagito in maniera “ignorante”, cercando di non offendere nessuno.
    Il problema alla base IMHO e’ che, attualememente , molti pensano solo a “tappare buchi” o a “tenere calmi” invece di creare cittadini in grado di gestire correttamten da soli certe cose.
    Purtroppo e’ un problema politico, perche’ c’e’ tutta una generazioen che e’ stata educata da “ingranaggio” e non da uomo, e’ quindi pretende dal sistema tutte le risposte senza volre l’onere di contribuire o di sostenere attivamente un pensiero.
    Mi scuso se ho divagato, ma ritengo che troppi vantaggi (o pseudovantaggi) siano stati “regalati” senza mostrare l’onere della loro applicabilita’.
    Perfino il CodiceDellaStrada, regolamento abbastanza “tecnico” ne e’ stato influenzato, creando “mostri legistaltivi” o generando problematiche a cui il cittadino poi, ci e’ dovuto andare a sbattere.
    Un esempio, antico, e’ quello della modalita’ con cui certi limiti di velocita’ vengono posti, con assurdita’ tipo 50km/h in pieno deserto rettilineo …
    Altro esempio la pretesa che tutti gli eventi si possano prevedere e regolare.
    Si’, il problema e’ educativo, sociale, perche’ al furbo(che se la cava anche a scapito di altri) viene data troppa visiblita’ ed importanza, mentre al “regolare” rimane la consolazione della non-punibilita’.
    Purtroppo per strada e’ una giungla, ma, almeno in certi contesti, certe regole andrebbero ben applicate, senza arroganza, ma applicate.

    Non credo al complotto dall’alto, ma credo che la visione ristretta di certi “club” crei putroppo conseguenze nefaste per molti cittadini.
    Ma e’ colpa anche di chi pretende di sapere gia’ coem funziona il mondo senza non aver letto un libro o aver chiesto a chi ci lavora, nel mondo, il perche’ di certe cose, in una societa’ dove conta il titolo e non il titolare … (la “nuova scuola” ne e’ un esempio…)

  14. Sono d’accordo. Etica, giustizia e coscienza sociale si creano puntando su una visione lungimirante della vita (motivo per cui già il fatto di avere dei VECCHI in politica è una pessima cosa).

    Come dici tu si cerca soprattutto di tenere buoni gli animi e così nascono modelli di pensiero mediocri e persino controproducenti sul lungo termine.

    Io vedo la società umana, in generale e non quella italiana in particolare, come una gara al ribasso. Le leggi tutelano il minimo sindacale, il pensiero dominante è basato al 100% su ragionamenti materialistici fini a se stessi, l’utile prende regolarmente il posto del giusto, la paura viene utilizzata come strumento di controllo anziché come stimolo intellettuale ed evolutivo.

    Come può funzionare sul lungo termine un sistema del genere?

    Io ho scritto in altri articoli che riterrei giusto e desiderabile premiare chi si comporta bene oltre a punire chi si comporta male. Eppure succede l’esatto opposto in Italia, infatti colui che se ne infischia delle regole e del rispetto verso il prossimo ottiene più facilmente i benefici materialistici che la società stessa gli mette a disposizione. D’altra parte abbiamo leggi così assurde e contorte che pensare di rispettarle tutte fino in fondo sarebbe poco umano.

    Come ho già ripetuto altre volte, qui manca proprio l’idea di cosa sia giusto. L’essere umano medio comprende un solo concetto: l’utile.

    In un mondo logico, umano e scientifico le cose dovrebbero girare al contrario. Le leggi dovrebbero nascere dall’etica e non dovrebbero mai adattarsi all’utile. L’ignoranza dovrebbe essere inquadrata come una malattia perfettamente curabile attraverso l’educazione, la cultura e il buon esempio. Invece moltissime persone sono ormai totalmente assuefatte alla mediocrità e neppure sanno distinguere un comportamento sano da uno dannoso.

    Aggiungo una piccola considerazione sul BUONSENSO. Il senso comune e il buonsenso sono cose diverse, prima di tutto bisogna comprendere questo punto. Il senso comune è spesso poco “sensato” in quanto non è frutto di cultura e pensiero, bensì di luoghi comuni e pregiudizi. Il buonsenso, dal mio punto di vista, è un qualcosa che si sviluppa con la riflessione e lo spirito critico. Di certo non è innato, oppure lo è soltanto in una minoranza di persone. Tutti gli altri confondono i luoghi comuni con il buonsenso! Così come quasi tutti confondono l’amore con l’attrazione…

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