Quale differenza c’è fra PROIBIRE ed EDUCARE?

Scritto da Luca Govoni | Pubblicato in Società e Psicologia | il 30-01-2016

Approfitto di un commento che ho ricevuto poco fa per affrontare uno di quegli argomenti tanto importanti quanto incompresi: il tema dell’educazione. In particolare vorrei illustrare l’enorme differenza che intercorre fra vietare ed educare. Molte persone confondono i due concetti, mentre in mezzo ci scorre il mare.

Lo faccio copiando ed incollando qui sotto la mia risposta al commento dell’utente, il quale ha replicato al seguente articolo: Abbigliamento tecnico obbligatorio per motociclisti: ogni tanto ci riprovano!

 

Commento

Pippo:
ma infatti se fa tanto caldo da non poter usare le protezioni forse sulla moto è bene non salirci. Cioè non è perchè mi da fastidio la cintura sono legittimato a togliermela

 

Risposta

Beh, non è proprio la stessa cosa, Pippo.
La cintura di sicurezza è obbligatoria, l’abbigliamento protettivo no.
Lo sapevi?

Mi sa che non hai colto il messaggio contenuto fra le righe del mio articolo, il quale voleva sostenere un concetto all’apparenza banale: non è attraverso gli obblighi che si educano le persone, bensì attraverso il buon esempio e la cultura. Gli obblighi e i divieti danno fastidio alle persone intelligenti, mentre quelle superficiali continuano a non rispettarli.

Lo abbiamo sotto gli occhi continuamente. Vedi appunto il caso della cintura di sicurezza. Ci sono zone d’Italia dove nessuno le usa e si muore per un piccolo tamponamento, eppure l’obbligo c’è da decenni. Vedi poi l’obbligo di tenere i bambini sul sedile posteriore all’interno dell’apposito seggiolino. Eppure li vedo spesso sul sedile anteriore, addirittura in braccio ad un adulto.

Vedi il divieto di utilizzare il cellulare alla guida, eppure quando sono in giro fatico a trovare un automobilista che non abbia quel maledetto oggetto in mano.
Ma non era proibito?

Potrei andare ancora avanti, ma penso che chi vuol capire abbia già capito.

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I nemici dei motociclisti in Italia: quelli che vorrebbero impedirci di andare in moto (conoscerli per non cadere nella loro trappola)

Scritto da Luca Govoni | Pubblicato in Ingiustizie e Pregiudizi | il 18-01-2015

Altro argomento triste e frustrante, dopo quello dei guard rail assassini!

Purtroppo sì, in Italia (e non solo) esistono persone che vorrebbero impedirci di andare in moto e in scooter. Alcune di esse aprono siti web nei quali diffondono disprezzo (e qualche volta anche false informazioni) nei nostri confronti, altre ancora incitano addirittura i cittadini ad usare la violenza contro di noi.

Voi conoscete qualche sito web o pagina facebook di questo genere?

Io ho recentemente scoperto questo blog:

BastaMoto: guerra non violenta contro i centauri incivili

Il blog parla di “guerra” anche se specifica che si tratta di guerra “non violenta”. Ma sempre di guerra si tratta…

Leggendo i contenuti di questo sito web direi che il malcontento dell’autore e dei suoi lettori è piuttosto evidente. Ciò che più mi preoccupa è la manipolazione delle informazioni da parte dell’autore, il quale rigira palesemente qualsiasi cosa per metterci in cattiva luce. Non si criticano dunque i comportamenti sbagliati e distruttivi dei motociclisti definiti come “incivili” (e fin qui potrei anche essere d’accordo) ma si cerca di dipingerli come una sorta di setta organizzata che tiene in scacco le forze dell’ordine e semina impunemente terrore nelle strade. Sappiamo benissimo che le cose non stanno esattamente così, infatti siamo spesso discriminati sia dalle forze dell’ordine che dallo Stato.

Se esistono associazioni che lottano per i diritti dei motociclisti è proprio per questa ragione. Le persone di buonsenso sanno che non chiediamo alcun trattamento speciale, anzi vorremmo semplicemente essere trattati come tutti gli altri. Chiediamo dunque guard rail che siano sicuri non solo per gli automobilisti ma anche per noi, domandiamo pedaggi rapportati all’utilizzo che facciamo delle autostrade (come nel resto d’Europa) e auspichiamo che il costo delle nostre assicurazioni sia in linea con il tipo di veicolo che guidiamo (in Italia non esiste una RC Moto ma soltanto la RC Auto, perciò paghiamo più del dovuto). Tutto qui.

 

Ho scritto una email a BastaMoto:

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Abbigliamento tecnico obbligatorio per motociclisti: ogni tanto ci riprovano!

Scritto da Luca Govoni | Pubblicato in Assurdità e Anacronismi | il 08-08-2013

Armatura motoDetesto gli obblighi, detesto che gli altri mi dicano cosa fare e come farlo, specialmente se si tratta di attività che amo. Sono per la libertà individuale, di pensiero, di movimento, di scelta. Sarà che per me non c’è niente di completamente giusto o totalmente sbagliato, ma solo tanti modi di vedere le cose, più o meno condivisibili e più o meno adattabili alla massa. Mi rendo altrettanto conto che la sicurezza stradale è una questione importante. Ne ho parlato in un mio articolo recente, dove ho fatto proposte concrete per rendere più sicure le strade. Di certo non leggerete mai da parte mia incitazioni verso comportamenti e atteggiamenti dannosi nei confronti degli altri, a meno che questi “altri” non siano personaggi a loro volta estremamente distruttivi per il prossimo. Io cerco piuttosto di ragionare costruttivamente sulle cose, sviluppando pensieri e suggerimenti a mio parere positivi.

Veniamo ora alla questione, sempre di moda in questa nazione, degli obblighi e dei divieti. A volte, anzi no… SPESSO, ho l’impressione che i nostri governanti ci vedano come esseri privi di una coscienza e di un intelletto individuale. Quando introducono nuovi incomprensibili obblighi, o divieti – sì, perché obblighi e divieti sono la stessa cosa, in sostanza. L’obbligo deriva sempre da un divieto, provate a pensarci…  – , mi pare veramente che per loro la libertà individuale, frutto di un pensiero individuale, sia inesistente o comunque non particolarmente importante. Invece è tutto. Ma non voglio mettermi a sproloquiare sul concetto di libertà, che in fondo non è altro che una delle tante invenzioni umane, e come tale del tutto interpretabile e piegabile agli interessi più beceri.

Il tema di questo articolo è quello dell’abbigliamento protettivo obbligatorio per chi va in motorino e in moto. Ma riguarda in parte anche i ciclisti, visto che si sta tentando già da tempo di inglobare anch’essi in questa intricata rete fatta di obblighi e divieti. Ora, io utilizzo le mie due moto tutto l’anno, con il caldo, con il freddo, con il sole e con la pioggia. Sono una persona adulta e so come abbigliarmi a seconda delle occasioni. Non mi piace che gli altri mi dicano come vestirmi, tant’è che ho sempre disprezzato i locali che selezionano i frequentatori in base al vestiario. Ho scelto la moto come mezzo di trasporto perché mi piace andare in moto. Mi piace per tanti motivi, non ultimo il fatto di essere a contatto con la natura e gli elementi atmosferici. Se fa caldo, l’aria che mi arriva addosso mi dona sollievo. Se fa freddo, cercherò al contrario di ripararmi dalla troppa aria. Se piove indosserò indumenti impermeabili. E così via…

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Le strade vietate alle moto!

Scritto da Luca Govoni | Pubblicato in Ingiustizie e Pregiudizi | il 31-07-2013

Divieto di transito discriminante nei confronti del motocicliViviamo purtroppo in un paese fatto così. Quando sorge un problema, qualsiasi problema,  la prima reazione è quella del rifiuto, del divieto, della limitazione della libertà personale. C’è una grossa differenza tra vietare e regolamentare, o anche solo tra vietare e controllare. In Italia, di solito, davanti ad una questione che richiede un intervento normativo o di prevenzione, scatta il divieto. Ne ho parlato in uno dei miei ultimi articoli a proposito della legge REER in Emilia Romagna, che di fatto intendeva vietare la bellezza di 5.000 km fra strade, carrarecce, tratturi e mulattiere ai mezzi motorizzati, pensando in questo modo di incentivare il turismo escursionistico a piedi. Fortunatamente c’è stata una forte mobilitazione collettiva che ha obbligato i firmatari della legge a riconsiderare il proprio operato!

Tra l’altro, personalmente, ho sempre ritenuto che il numero di leggi e di divieti esistenti in una nazione sia espressione diretta dell’incapacità dei suoi governanti di gestire la nazione stessa. Non a caso i paesi considerati più civili hanno generalmente meno leggi e divieti di quelli ritenuti meno civili.

Ma non sempre avviene questo. Anzi, solitamente i divieti vengono applicati nonostante siano di fatto estremamente limitanti della libertà personale e a volte persino anticostituzionali. È il caso dei divieti di transito rivolti esclusivamente ai motocicli, che nel nostro paese possono essere riscontrati in diverse regioni. A me è capitato di incappare in uno di questi divieti qualche settimana fa mentre percorrevo una strada del Trentino-Alto Adige. Chiaramente me ne sono infischiato e ho percorso l’itinerario che avevo in mente, anche perché non avrei saputo che altra strada prendere. Il problema è che il funzionario di turno può farci la multa se ci pizzica su una di queste strade. Qualsiasi altro veicolo può transitare, auto, camion, biciclette ecc, ma non i motocicli (compresi i ciclomotori)!

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