Come ridurre incidenti, morti e feriti sulle strade del 50% senza complicare la vita allo Stato: la mia proposta infallibile!

Scritto da Luca Govoni | Pubblicato in Conquiste, Traguardi e Proposte | il 03-01-2015

incidente-autoProbabilmente questa mia proposta non verrà mai letta da chi potrebbe realmente metterla in pratica, tuttavia tentar non nuoce…

Esiste un sistema che non produce alcuna spesa aggiuntiva per lo stato e che non è neppure difficile da attuare, ovviamente laddove esista la volontà di farlo. Il problema della incidentalità stradale, in Italiaè drammatico. I casi di pirateria stradale fanno spesso capolino nelle pagine di cronaca e lo stato pare essere occupato in altre cose più importanti.

I risultati del mio metodo sarebbero radicali e non credo di peccare di immodestia quando affermo che il numero di incidenti, di feriti e persino di morti dovuti ad incidenti stradali diminuirebbe del 50% nel giro di un paio d’anni.

Ora vi spiego la mia idea.

Gli strumenti per attuare la strategia sono tre: scatola nerasospensione della patente e sequestro del veicolo.

Come vanno utilizzati?

Semplice! Ogni persona, sia essa alla guida di un’automobile, di un autotreno, di un motociclo o di un ciclomotore, laddove provochi un incidente per colpa propria (totale o comunque superiore al 50%), si vedrà ritirare la patente per un tempo da stabilire in base alla gravità dell’incidente. Nei casi più gravi si vedrà anche sequestrare il veicolo col quale ha provocato l’incidente, sia esso di proprietà o in prestito (toccherà poi al colpevole fare i conti con chi gli ha prestato/noleggiato il mezzo).

Per avere dati sicuri circa la dinamica degli incidenti e poter attribuire le giuste responsabilità si dovrebbe necessariamente ricorrere alla scatola nera. Essa andrebbe dunque installata su tutti i veicoli in circolazione a spese del proprietario, il quale dovrebbe in cambio vedersi ridurre il premio assicurativo. Si tratterebbe dunque di una spesa ammortizzabile nel tempo.

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La scatola nera per moto: i motivi per cui la ritengo controproducente

Scritto da Luca Govoni | Pubblicato in Assurdità e Anacronismi | il 28-11-2014

scatola-nera-motoIn questi giorni circolano voci secondo le quali sarebbe in fase di studio una scatola nera dedicata alle due ruote. Essa si presenterebbe dunque particolarmente compatta e fornirebbe alcune funzioni avanzate fra la quali l’invio automatico di una richiesta di soccorso in caso di incidente.

Un altro aspetto positivo riguarderebbe il risparmio sul premio assicurativo: esso potrebbe infatti dimezzarsi rispetto alle tariffe attuali. Pare poi che la scatola nera possa fungere anche da localizzatore satellitare, perciò in caso di furto si avrebbe la possibilità di sapere dove si trova il veicolo. La presenza stessa di tale dispositivo svolgerebbe la funzione di deterrente verso il furto del mezzo.

Purtroppo le novità positive si fermano qui, a mio parere.

Ma prima di cominciare con le critiche vorrei spiegare brevemente cos’è la scatola nera e come opera. Forse alcuni di voi non ne hanno mai sentito parlare, perciò una rinfrescatina non guasterà di certo.

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Come non andare in moto: spunti di riflessione partendo da un articolo di Motociclismo.it

Scritto da Luca Govoni | Pubblicato in Cultura e Mal-Educazione Stradale | il 08-10-2014

Proprio oggi quelli di Motociclismo.it hanno pubblicato un articolo nel quale cercano di giustificare un comportamento di guida stradale del tutto inappropriato. Prendo spunto dal loro articolo per fare delle riflessioni a riguardo e per dare qualche utile consiglio ai possessori di moto che ambiscono a diventare Motociclisti.

Ecco l’articolo:
Pazzi in piega – il primo della fila vede per tutti

E la foto incriminata che i tester di Motociclismo cercano di difendere con spiegazioni fantasiose…

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Il Trentino-Alto Adige VS i Motociclisti: continua la criminalizzazione, stavolta tirano in ballo i disabili

Scritto da Luca Govoni | Pubblicato in Società e Psicologia | il 04-07-2014

Il Trentino-Alto Adige è una regione che non finisce mai di stupirmi. Evito oramai di viaggiare e fare turismo in questa parte d’Italia da un paio d’anni, in particolare dopo aver incontrato i cartelli stradali di cui ho scritto in questo articolo: comunicare in maniera positiva e distruttiva, ovvero positività versus negatività. Avendoli percepiti come offensivi nei confronti della mia intelligenza e di chiunque vada in moto, nonché di coloro che realmente hanno subìto incidenti stradali (e dei loro famigliari) rimanendo gravemente feriti o rimettendoci addirittura la vita (magari per colpa di altri), da quel momento ho rinunciato all’idea di visitare una regione dove non sono ben voluto e dove si tende ad inquadrarmi come una sorta di psicopatico per il semplice fatto che mi piace andare in moto. In Trentino esistono anche strade vietate espressamente ai motociclisti (e non a chi guida altri veicoli), ovviamente senza una ragione chiara e valida, perciò a me pare evidente il fatto che i centauri non siano ben accetti da quelle parti. Bene, io ho smesso di andarci e di portare loro il mio denaro da qualche tempo, tuttavia mi tocca passare di là quando sono diretto verso Austria e Svizzera, e non posso non notare certe nefandezze come questa:

Campagna choc per motociclisti in Alto AdigeIl presente manifesto compare su varie strade del Trentino-Alto Adige, la scritta bianca è piuttosto piccola e la si nota soltanto viaggiando ad andatura turistica e prestando attenzione non solo alla strada ma anche al paesaggio. Tra l’altro viene messo in zone a dir poco discutibili, per esempio poco prima di una curva, cercando così di distogliere l’attenzione dei guidatori dalla strada nei momenti meno opportuni. Ripeto, viene notato soltanto se si va piano e se ci si guarda attorno.

Ora, io continuo a non capire cosa stiano cercando di ottenere in Trentino esibendo cartelli stradali come questo, ma l’unico pensiero sensato che mi viene in mente è appunto che vogliano scoraggiare i motociclisti ad utilizzare le loro strade. Bene, io spero che riescano in questo intento e che nessun motociclista vada più a visitare la loro regione, che è comunque ricca di posti molto belli ed interessanti. Ma poco male, credetemi! Sul pianeta Terra esistono altri luoghi altrettanto ameni: in Veneto, in Lombardia, In Austria, Svizzera e Francia. I francesi in particolare sono molto gentili nei confronti dei centauri e capita sovente di incontrare gendarmi loro stessi motociclisti. All’estero non verrete etichettati come criminali se vi piace andare in moto e verrete trattati nella maggior parte dei casi come tutti gli altri; in alcuni rari casi persino meglio degli altri. La polizia non vi darà la caccia come fa invece in Trentino, attaccandosi a qualsiasi scusa pur di farvi una multa

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Il cellulare alla guida: crimine diffuso. Proposta di sequestro.

Scritto da Luca Govoni | Pubblicato in Cultura e Mal-Educazione Stradale | il 31-07-2013

Le automobili moderne sono piene di distrazioni: autoradio, lettore dvd (!), navigatore satellitare, congegni elettronici di ogni sorta, passeggeri chiacchieroni e molto altro. Visto che questo non basta, le persone pensano bene di utilizzare pure il telefono cellulare durante la guida. Condurre un mezzo con il cellulare in mano inficia enormemente le capacità di manovra e di attenzione, in quanto una mano su due è occupata a reggere l’apparecchio elettronico, mentre riflessi e percezioni vengono alterati dalla conversazione in corso. In pratica si diventa meno sensibili a tutto ciò che accade attorno: rumori, movimenti, tutto quanto. Malgrado ciò, io vedo sulle strade italiane almeno una donna su due e un uomo su 3 con il cellulare in mano durante la guida dell’automobile, del furgone e persino del camion. In città ho avvistato pure qualche scooterista con il telefono in mano.

Mi chiedo che cos’abbiate tutti quanti di tanto urgente da raccontarvi… Sarebbe proprio così tragico aspettare di arrivare a destinazione per mettersi al telefono? L’idea di poter fare del male a qualcuno per dire all’amica o al marito di turno: “sto arrivando”, oppure: “cosa mangiamo stasera?” non è sufficiente a farvi desistere dal farlo? Evidentemente no! Perché avete tanta fretta di raccontarvi cose perlopiù inutili, che potrebbero tranquillamente attendere? Però quando qualche altro automobilista al cellulare vi taglia la strada vi arrabbiate e imprecate, non è vero? Peccato che voi stessi vi comportiate nelle stesso modo nefasto. Chi la fa, l’aspetti…

Cellulare in auto

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Il concetto di “PERICOLO” nel 2013

Scritto da Luca Govoni | Pubblicato in Assurdità e Anacronismi | il 30-07-2013

Pericolo!Se c’è una cosa che mi fa arrabbiare, questa è il parlare senza aver prima ragionato. Se le persone riflettessero un po’ di più e parlassero un po’ di meno, credo che tutto acquisirebbe una parvenza più logica e razionale, e che certi pensieri ridicoli smetterebbero di arrivarmi continuamente all’orecchio provocandomi irritazione.

Cos’è il pericolo? Non ne ho idea, tant’è che io non utilizzo spesso questo vocabolo. Fra tutti i concetti soggettivi, quello di “pericolo” la fa sicuramente da padrone. Conosco individui secondo i quali è pericoloso camminare sulle grate, altri che ritengono pericoloso andare in bici, altri ancora che reputano pericoloso persino fare una corsetta a piedi al parco. Ma al tempo stesso esistono coloro che non reputano pericolosa nessuna delle attività sopraelencate, mentre ritengono pericolose altre cose.

Insomma, ognuno ha il proprio concetto personale di pericolo. Parlare di pericolo è un po’ come parlare dei gusti soggettivi: a me piace il peperoncino piccante, a te no. Io continuo a mangiarlo anche se a te non piace, tu continui ad evitarlo perché non ti aggrada. Fine della discussione.

Ma ora veniamo alle moto. Almeno una persona su due, se interpellata in proposito, vi dirà che le moto sono pericolose. Ma se poi chiedi loro perché sono pericolose, ti accorgi che iniziano ad arrampicarsi sugli specchi, perché la tua domanda li obbliga ad usare il cervello, a riflettere, mettendo irrimediabilmente da parte le frasi fatte prese in prestito da altri. Di solito è più comodo ripetere frasi e concetti inventati da terzi, piuttosto che ragionare con la propria mente… E direi che la maggior parte della popolazione umana preferisce prendere in prestito concetti propinati da altri. Peccato che spesso questi luoghi comuni, perché di questo si tratta, siano privi di fondamento, superficiali e anacronistici.

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