Giro dei 5 passi svizzeri: un giorno in moto all’insegna di fantastici panorami e belle strade

Scritto da Luca Govoni | Pubblicato in Viaggi e Itinerari | il 06-10-2014

Giro 5 passi svizzeriSi tratta di un viaggetto fantastico che ho fatto la scorsa estate. Cinque dei migliori passi svizzeri, tutti a quote superiori ai 2000 metri, caratterizzati da strade in ottimo stato e panorami mozzafiato (date un’occhiata alle foto in fondo all’articolo). Lo consiglio a tutti i motoviaggiatori che amano la natura e il clima fresco della montagna. Troverete poche automobili e camper anche in pieno agosto, mentre di motociclisti ne incrocerete parecchi…

L’itinerario è perfettamente fattibile in una giornata, però mettete in conto numerose soste per poter ammirare la natura che vi si presenterà in tutta la sua bellezza km dopo km. Per cortesia leggete bene i consigli riportati in fondo all’articolo. La Svizzera è una nazione spettacolare per chi ama viaggiare in moto, ma è bene tenere in considerazione alcuni elementi a mio parere importanti per potersi muovere serenamente in questo paese. Al termine dell’articolo troverete i file GPX e ITN (Garmin e TomTom) pronti per essere scaricati e utilizzati sul vostro navigatore satellitare.

Partiamo con i dettagli dell’itinerario
Lunghezza complessiva: circa 160 km (partenza/arrivo ad Andermatt)
Passi da visitare: San Gottardo, Novena, Furka, Grimsel, Susten
Tempo richiesto (senza contare le eventuali soste): circa 3 ore
Condizioni delle strade: buone/ottime
Periodo consigliato: da giugno a settembre
Clima (giugno-settembre): fresco durante il giorno, freddino durante la notte
Livello di difficoltà: medio (adatto a motociclisti che abbiano dimestichezza con strade di montagna e asfalto bagnato)

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Le strade vietate alle moto!

Scritto da Luca Govoni | Pubblicato in Ingiustizie e Pregiudizi | il 31-07-2013

Divieto di transito discriminante nei confronti del motocicliViviamo purtroppo in un paese fatto così. Quando sorge un problema, qualsiasi problema,  la prima reazione è quella del rifiuto, del divieto, della limitazione della libertà personale. C’è una grossa differenza tra vietare e regolamentare, o anche solo tra vietare e controllare. In Italia, di solito, davanti ad una questione che richiede un intervento normativo o di prevenzione, scatta il divieto. Ne ho parlato in uno dei miei ultimi articoli a proposito della legge REER in Emilia Romagna, che di fatto intendeva vietare la bellezza di 5.000 km fra strade, carrarecce, tratturi e mulattiere ai mezzi motorizzati, pensando in questo modo di incentivare il turismo escursionistico a piedi. Fortunatamente c’è stata una forte mobilitazione collettiva che ha obbligato i firmatari della legge a riconsiderare il proprio operato!

Tra l’altro, personalmente, ho sempre ritenuto che il numero di leggi e di divieti esistenti in una nazione sia espressione diretta dell’incapacità dei suoi governanti di gestire la nazione stessa. Non a caso i paesi considerati più civili hanno generalmente meno leggi e divieti di quelli ritenuti meno civili.

Ma non sempre avviene questo. Anzi, solitamente i divieti vengono applicati nonostante siano di fatto estremamente limitanti della libertà personale e a volte persino anticostituzionali. È il caso dei divieti di transito rivolti esclusivamente ai motocicli, che nel nostro paese possono essere riscontrati in diverse regioni. A me è capitato di incappare in uno di questi divieti qualche settimana fa mentre percorrevo una strada del Trentino-Alto Adige. Chiaramente me ne sono infischiato e ho percorso l’itinerario che avevo in mente, anche perché non avrei saputo che altra strada prendere. Il problema è che il funzionario di turno può farci la multa se ci pizzica su una di queste strade. Qualsiasi altro veicolo può transitare, auto, camion, biciclette ecc, ma non i motocicli (compresi i ciclomotori)!

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