Perché sostengo che viaggiare in gruppo (in moto) è deleterio?

Scritto da Luca Govoni | Pubblicato in Cultura e Mal-Educazione Stradale, Società e Psicologia | il 14-09-2015

gruppo-motociclisti-pericoloChi mi segue penso abbia oramai compreso che non scrivo su internet in cerca di facili consensi e approvazione. Al contrario sono una persona piuttosto critica che attira frequentemente antipatie su di sé. Non posso farci niente, quando osservo qualcosa di sbagliato mi sento in dovere di farlo presente, ma sempre in ottica costruttiva. Le mie critiche e i miei giudizi non sono fini a se stessi ma sono motivati da un reale desiderio di migliorare, anche se di poco, la realtà in cui vivo.

Ciò che vado combattendo è l’inconsapevolezza generalizzata delle persone. Soggetti anche intelligenti in senso tecnico (bravi negli studi e nei test logico-matematici) che tuttavia si perdono nel classico bicchier d’acqua quando si tratta di applicare semplici regole di buonsenso alla vita quotidiana.

Bene, veniamo al succo della questione.
Perché affermo che andare in moto in gruppo è un qualcosa di tendenzialmente negativo?

Per due motivi:

1) perché l’essere umano apprende prevalentemente per imitazione;

2) perché siamo tutti diversi e ognuno di noi deve trovare il proprio modo personale di fare le cose.

Apprendere per imitazione: vantaggi e svantaggi

bambina-imita-mossa-scimmiaCosa significa apprendere per imitazione? Semplice, quando una persona non sa come fare qualcosa, osserva come la fanno gli altri. Purtroppo il processo di osservazione non sempre passa attraverso il filtro della ragione e del buonsenso. Anzi, direi che solitamente ci si limita ad assorbire pensieri e comportamenti altrui in maniera inconsapevole. Ciò è comprensibile in un bambino, il quale ancora non possiede gli strumenti psicologici e materiali per discernere il meglio dal peggio.

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Abbigliamento ad alta visibilità e consigli pratici per motociclisti e scooteristi che vogliono rendersi visibili

Scritto da Luca Govoni | Pubblicato in Cultura e Mal-Educazione Stradale | il 29-01-2015

cellulare_guida_incidentiPartiamo da un dato di fatto: gli automobilisti sono distratti. Quando entrano nei loro scatoloni metallici dotati di tutti i comfort e le protezioni si sentono al sicuro e dimenticano di avere fra le mani un oggetto potenzialmente distruttivo. La sicurezza degli altri utenti della strada passa dunque in secondo piano. Gli incidenti stradali sono solitamente il risultato della disattenzione e dell’imperizia generate dal falso senso di sicurezza di chi siede dietro il volante.

Un secondo dato di fatto è che molti motociclisti e scooteristi viaggiano a velocità troppo elevata rispetto al contesto e non permettono alle altre persone presenti sulla strada di avvistarli con il dovuto anticipo. Alcuni dueruotisti, poi, creano situazioni di pericolo in maniera del tutto volontaria, per esempio eseguendo sorpassi azzardati. Bisogna innanzitutto eliminare tali cattive e pericolose abitudini. Fatto ciò possiamo passare all’utilizzo di alcuni accorgimenti e strategie che ci permetteranno di essere più facilmente riconoscibili e prevedibili.

Farsi notare significa intercettare l’attenzione degli automobilisti normalmente con la testa fra le nuvole, permettendo loro di prendere atto della nostra presenza. Considerando che circa la metà degli incidenti che vedono come vittime i motociclisti sono causati in toto o in parte da chi guida altri veicoli, penso che imparare a farsi notare sia un ottimo punto di partenza per migliorare la propria sicurezza personale sulle strade.

Partiamo dal modo più semplice per rendersi visibili:

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Come ridurre incidenti, morti e feriti sulle strade del 50% senza complicare la vita allo Stato: la mia proposta infallibile!

Scritto da Luca Govoni | Pubblicato in Conquiste, Traguardi e Proposte | il 03-01-2015

incidente-autoProbabilmente questa mia proposta non verrà mai letta da chi potrebbe realmente metterla in pratica, tuttavia tentar non nuoce…

Esiste un sistema che non produce alcuna spesa aggiuntiva per lo stato e che non è neppure difficile da attuare, ovviamente laddove esista la volontà di farlo. Il problema della incidentalità stradale, in Italiaè drammatico. I casi di pirateria stradale fanno spesso capolino nelle pagine di cronaca e lo stato pare essere occupato in altre cose più importanti.

I risultati del mio metodo sarebbero radicali e non credo di peccare di immodestia quando affermo che il numero di incidenti, di feriti e persino di morti dovuti ad incidenti stradali diminuirebbe del 50% nel giro di un paio d’anni.

Ora vi spiego la mia idea.

Gli strumenti per attuare la strategia sono tre: scatola nerasospensione della patente e sequestro del veicolo.

Come vanno utilizzati?

Semplice! Ogni persona, sia essa alla guida di un’automobile, di un autotreno, di un motociclo o di un ciclomotore, laddove provochi un incidente per colpa propria (totale o comunque superiore al 50%), si vedrà ritirare la patente per un tempo da stabilire in base alla gravità dell’incidente. Nei casi più gravi si vedrà anche sequestrare il veicolo col quale ha provocato l’incidente, sia esso di proprietà o in prestito (toccherà poi al colpevole fare i conti con chi gli ha prestato/noleggiato il mezzo).

Per avere dati sicuri circa la dinamica degli incidenti e poter attribuire le giuste responsabilità si dovrebbe necessariamente ricorrere alla scatola nera. Essa andrebbe dunque installata su tutti i veicoli in circolazione a spese del proprietario, il quale dovrebbe in cambio vedersi ridurre il premio assicurativo. Si tratterebbe dunque di una spesa ammortizzabile nel tempo.

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Domenica 26 gennaio 150 centauri in corteo da Piazza Bra alla Fiera (Verona)

Scritto da Fonte esterna | Pubblicato in Conquiste, Traguardi e Proposte | il 03-01-2014

Vivere la moto con il Motor Bike Expo

Le associazioni motociclistiche impegnate per la sicurezza

vivere-la-motoLa città di Verona attraversata da una grande manifestazione motociclistica, con centocinquanta partecipanti impegnati a sensibilizzare l’utenza sui temi della sicurezza stradale. L’Arena farà da ideale sipario ed accoglierà i centauri nella prestigiosa cornice della celebre Piazza Bra da dove partirà un tour che avrà come meta la fiera.

L’inedita iniziativa si svolgerà domenica 26 gennaio 2014, in uno dei momenti clou del Motor Bike Expo, il salone della moto destinato agli appassionati più puri.

La proposta è partita dal comitato che cura il progetto “Vivere la moto” ed ha trovato immediata collaborazione negli organizzatori dell’expo mentre il Comune di Verona ha concesso il patrocinio.

L’appuntamento per i  centocinquanta protagonisti della “parata per la sicurezza” è fissato per le 11.30 di domenica 26 gennaio nel salotto di Piazza Bra, con ingresso nel “recinto” di fronte all’Arena, alla base della scalinata tra Municipio e Gran Guardia.

Al momento dell’iscrizione (costo 10 Euro), ogni motociclista riceverà il biglietto per l’ingresso in Fiera e una sacca ad alta visibilità, gialla con banda riflettente grigia con i loghi del progetto e del Motor Bike Expo. Il numero dei partecipanti è stato limitato per motivi organizzativi e di sicurezza.

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La revisione annuale obbligatoria per moto e ciclomotori: nuova proposta ingiusta da parte dell’Europa

Scritto da Luca Govoni | Pubblicato in Ingiustizie e Pregiudizi | il 15-08-2013

Parlamento europeoCi risiamo, l’Europa vorrebbe introdurre un nuovo ostacolo all’utilizzo di motocicli e ciclomotori. Stavolta hanno pensato di rendere obbligatoria la revisione dei veicoli a due ruote su base annuale. Attualmente, in Italia, la prima revisione avviene quando il veicolo compie 4 anni, mentre le revisioni successive sono previste ogni 2 anni. Alcuni simpaticoni che frequentano il parlamento europeo hanno invece ben pensato di rendere annuale la revisione per i motocicli e i ciclomotori. Se tale proposta diventasse legge, significherebbe che tutti i motociclisti facenti parte dell’unione europea si ritroverebbero a dover revisionare la propria moto o il proprio scooter ogni 12 mesi. Non farebbe alcuna differenza l’età del mezzo e il relativo chilometraggio: ogni 12 mesi esso dovrebbe sostenere una nuova revisione.

Vi ricordo che la revisione ha un costo che deve essere coperto dal proprietario del veicolo. In Italia la revisione costa attualmente circa 65 euro. Se fosse gratuita non ci vedrei niente di male nel ripeterla una volta all’anno. Ma visto che si paga, e considerato che si tratta nella maggior parte dei casi di una pura formalità, direi che renderla obbligatoria su base annuale sia sostanzialmente un furto legalizzato. A me è capitato di portare i miei veicoli passati a fare la revisione più di una volta, e posso assicurarvi che essa non sortisce alcun effetto positivo sulla sicurezza stradale. Ricordo di aver portato un’automobile con la frizione che slittava e il freno a mano non funzionante. Risultato? Ho pagato il costo della revisione e l’auto è stata dichiarata perfettamente funzionante e sicura. So che accade anche di peggio, se è per questo. C’è chi non porta nemmeno il veicolo a fare l’ispezione, ma si limita a consegnare al revisionatore il libretto di circolazione del mezzo, che viene aggiornato con l’apposito bollino; per altri due anni non ci sarà bisogno di ulteriori controlli. Il concetto è molto semplice: paghi e ottieni il permesso di circolare.

Tuttavia la circolazione non è permessa ai veicoli che non riportano sul libretto di circolazione il bollino che solo i centri di revisione possono apporvi. Se si viene fermati per un controllo e il veicolo ha saltato l’ultima revisione, si va incontro al ritiro del libretto di circolazione e alla revisione forzata, ovviamente a spese del proprietario del mezzo.

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Migliorare la sicurezza, la viabilità e la giustizia sulla strada: suggerimenti e proposte

Scritto da Luca Govoni | Pubblicato in Conquiste, Traguardi e Proposte | il 04-08-2013

Buca enormeMigliorare la sicurezza sulle nostre strade è possibile, direi anzi doveroso. In tema si sicurezza stradale siamo ancora ai tempi del Medioevo, almeno in Italia. Purtroppo c’è dietro un problema di mentalità dominante, ancora egoisticamente incentrata sul singolo e poco interessata al bene comune. Inoltre, la tendenza è quella di aggiungere continuamente nuovi divieti e restrizioni, nonché obblighi, anziché cercare di migliorare le cose a monte. Un classico esempio di questo modo di pensare/agire lo vediamo tutti i giorni percorrendo le nostre strade, che in alcuni casi sembrano campi di guerra, con buche e insidie in ogni dove. Che fanno i responsabili della manutenzione delle strade davanti a questo evidente problema? Abbassano i limiti di velocità! E le amministrazioni pubbliche ne approfittano per eseguire multe a go go! Loro la chiamano generalmente “prevenzione”; tuttavia il mio concetto di prevenzione è decisamente differente da quello proposto dall’alto. Ritengo al contrario auspicabile un intervento volto alla messa in sicurezza delle strade. Andare piano non è la soluzione a tutti i mali, sebbene condivida il concetto secondo il quale l’eccessiva velocità è spesso causa di incidenti altrimenti evitabili.

Le cose da fare sono tante, ma di fatto le più importanti sono soltanto una manciata. Si potrebbe partire da quelle, per saggiarne i miglioramenti apportati e valutare il da farsi futuro. A mio avviso è necessaria una evoluzione di pensiero e di consapevolezza nel cittadino medio italiano, nonché nella classe politica che lo rappresenta. Quello che ancora non sembra volerci entrare in testa è che le nostre e altrui azioni hanno una ripercussione sull’intera società, sia in positivo che in negativo. E che sarebbero da incentivare tutti quei comportamenti che vanno verso il bene comune, mentre quelli negativi per la collettività andrebbero disincentivati in qualsiasi modo. La strada non si esime da questo ragionamento, anzi, ne fa parte a pieno titolo!

Ecco dunque una lista composta da 24 suggerimenti che potrebbero essere messi in atto per il bene comune di chi frequenta le strade, con un occhio di riguardo verso gli utenti delle due ruote, da sempre snobbati sotto questo punto di vista. Alcuni di essi potrebbero essere attuati anche subito e senza grosse spese economiche da parte dello stato. Altri richiedono la presenza di fondi finanziari, che verrebbero tuttavia ammortizzati nel corso del tempo. Per esempio, installando guard rail che non rendano disabili i motociclisti che impattano contro di essi, si avrebbe nel corso degli anni un risparmio in termini di costi sociali, seppure non così elevato in termini assoluti. La stessa cosa avverrebbe curando maggiormente la manutenzione delle strade: meno incidenti e meno risarcimenti nei confronti dei cittadini che rompono l’auto o la moto a causa di buche e altro. Altre proposte riguardano la valutazione delle sanzioni da infliggere a chi sbaglia. Trovo che nel nostro paese le sanzioni siano assolutamente illogiche, in quanto non rispettano un criterio a mio parere fondamentale, quello della gravità. Inoltre non tengono conto del fatto che per i più ricchi una multa di poche decine o centinaia di euro non sortisce alcun effetto educativo, mentre può rivelarsi esageratamente salata per chi non vive nell’agio…

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Il nuovo codice della strada 2013 e gli “utenti deboli” (guard rail più sicuri)

Scritto da Luca Govoni | Pubblicato in Conquiste, Traguardi e Proposte | il 30-07-2013


Pochi giorni fa il consiglio dei ministri ha approvato il decreto di legge che va a riformare per l’ennesima volta il codice della strada. È ancora presto per sapere quali saranno i risvolti pratici realmente positivi per i motociclisti, ma stando alle prime informazioni pare che finalmente i politici abbiamo deciso di fare qualcosa anche per noi. Il loro modo di farci sapere che ci considerano è quello di definirci “utenti deboli”, insieme ai ciclisti e ai pedoni. Ora che siamo diventati a tutti gli effetti disabili della strada (senza voler con questo offendere in alcun modo chi è afflitto da VERE disabilità), devono fare qualcosa per tutelarci, a quanto pare. Prima evidentemente non ci consideravano proprio, quindi dal mio punto di vista è meglio essere considerati in qualche modo inferiori agli altri utenti della strada, piuttosto che non essere considerati affatto. Speriamo solo che questo essere “deboli” non si traduca in nuovi obblighi e divieti, come avviene per esempio per pedoni e ciclisti già da tempo, vietando loro di percorrere alcuni tratti stradali considerati “pericolosi” per la loro salute.

Dalle mie parole si intuisce che non nutro grande fiducia nei nostri governanti, non è vero? Che posso farci, mi hanno abituato a pensare male…
Un costume del tutto italiano in tema di politica consiste nel vietare o comunque ostacolare tutto ciò che non si è in grado di affrontare e regolamentare efficacemente; pensiamo per esempio ai divieti di transito rivolti esclusivamente ai motociclisti che già esistono un po’ in tutto il paese, oppure al divieto generalizzato di circolare in caso di nevicate nonostante esistano pneumatici marchiati M+S (mud + snow, esattamente come per le automobili) per alcuni tipi di motociclette e scooter. Sarebbe stato più sensato ed equo vietare la circolazione, in caso di neve, soltanto ai motoveicoli e ciclomotori non muniti di pneumatici omologati per tale scopo. Secondo questa normativa, tutta italiana, se inizia a nevicare mentre stiamo tornando a casa in moto, dobbiamo abbandonare il mezzo e proseguire utilizzando altri sistemi, pena una bella multa, anche se la nostra moto monta pneumatici M+S. Anche in questo caso gli utenti delle due ruote vengono discriminati e puniti senza fornire loro alcuna motivazione valida a riguardo, in maniera del tutto illogica, andando addirittura contro le normative esistenti in altri paesi notoriamente più avanzati del nostro in tema di sicurezza stradale.

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Il concetto di “PERICOLO” nel 2013

Scritto da Luca Govoni | Pubblicato in Assurdità e Anacronismi | il 30-07-2013

Pericolo!Se c’è una cosa che mi fa arrabbiare, questa è il parlare senza aver prima ragionato. Se le persone riflettessero un po’ di più e parlassero un po’ di meno, credo che tutto acquisirebbe una parvenza più logica e razionale, e che certi pensieri ridicoli smetterebbero di arrivarmi continuamente all’orecchio provocandomi irritazione.

Cos’è il pericolo? Non ne ho idea, tant’è che io non utilizzo spesso questo vocabolo. Fra tutti i concetti soggettivi, quello di “pericolo” la fa sicuramente da padrone. Conosco individui secondo i quali è pericoloso camminare sulle grate, altri che ritengono pericoloso andare in bici, altri ancora che reputano pericoloso persino fare una corsetta a piedi al parco. Ma al tempo stesso esistono coloro che non reputano pericolosa nessuna delle attività sopraelencate, mentre ritengono pericolose altre cose.

Insomma, ognuno ha il proprio concetto personale di pericolo. Parlare di pericolo è un po’ come parlare dei gusti soggettivi: a me piace il peperoncino piccante, a te no. Io continuo a mangiarlo anche se a te non piace, tu continui ad evitarlo perché non ti aggrada. Fine della discussione.

Ma ora veniamo alle moto. Almeno una persona su due, se interpellata in proposito, vi dirà che le moto sono pericolose. Ma se poi chiedi loro perché sono pericolose, ti accorgi che iniziano ad arrampicarsi sugli specchi, perché la tua domanda li obbliga ad usare il cervello, a riflettere, mettendo irrimediabilmente da parte le frasi fatte prese in prestito da altri. Di solito è più comodo ripetere frasi e concetti inventati da terzi, piuttosto che ragionare con la propria mente… E direi che la maggior parte della popolazione umana preferisce prendere in prestito concetti propinati da altri. Peccato che spesso questi luoghi comuni, perché di questo si tratta, siano privi di fondamento, superficiali e anacronistici.

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