Il Trentino-Alto Adige VS i Motociclisti: continua la criminalizzazione, stavolta tirano in ballo i disabili

Scritto da Luca Govoni | Pubblicato in Società e Psicologia | il 04-07-2014

Il Trentino-Alto Adige è una regione che non finisce mai di stupirmi. Evito oramai di viaggiare e fare turismo in questa parte d’Italia da un paio d’anni, in particolare dopo aver incontrato i cartelli stradali di cui ho scritto in questo articolo: comunicare in maniera positiva e distruttiva, ovvero positività versus negatività. Avendoli percepiti come offensivi nei confronti della mia intelligenza e di chiunque vada in moto, nonché di coloro che realmente hanno subìto incidenti stradali (e dei loro famigliari) rimanendo gravemente feriti o rimettendoci addirittura la vita (magari per colpa di altri), da quel momento ho rinunciato all’idea di visitare una regione dove non sono ben voluto e dove si tende ad inquadrarmi come una sorta di psicopatico per il semplice fatto che mi piace andare in moto. In Trentino esistono anche strade vietate espressamente ai motociclisti (e non a chi guida altri veicoli), ovviamente senza una ragione chiara e valida, perciò a me pare evidente il fatto che i centauri non siano ben accetti da quelle parti. Bene, io ho smesso di andarci e di portare loro il mio denaro da qualche tempo, tuttavia mi tocca passare di là quando sono diretto verso Austria e Svizzera, e non posso non notare certe nefandezze come questa:

Campagna choc per motociclisti in Alto AdigeIl presente manifesto compare su varie strade del Trentino-Alto Adige, la scritta bianca è piuttosto piccola e la si nota soltanto viaggiando ad andatura turistica e prestando attenzione non solo alla strada ma anche al paesaggio. Tra l’altro viene messo in zone a dir poco discutibili, per esempio poco prima di una curva, cercando così di distogliere l’attenzione dei guidatori dalla strada nei momenti meno opportuni. Ripeto, viene notato soltanto se si va piano e se ci si guarda attorno.

Ora, io continuo a non capire cosa stiano cercando di ottenere in Trentino esibendo cartelli stradali come questo, ma l’unico pensiero sensato che mi viene in mente è appunto che vogliano scoraggiare i motociclisti ad utilizzare le loro strade. Bene, io spero che riescano in questo intento e che nessun motociclista vada più a visitare la loro regione, che è comunque ricca di posti molto belli ed interessanti. Ma poco male, credetemi! Sul pianeta Terra esistono altri luoghi altrettanto ameni: in Veneto, in Lombardia, In Austria, Svizzera e Francia. I francesi in particolare sono molto gentili nei confronti dei centauri e capita sovente di incontrare gendarmi loro stessi motociclisti. All’estero non verrete etichettati come criminali se vi piace andare in moto e verrete trattati nella maggior parte dei casi come tutti gli altri; in alcuni rari casi persino meglio degli altri. La polizia non vi darà la caccia come fa invece in Trentino, attaccandosi a qualsiasi scusa pur di farvi una multa

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Comunicare in maniera costruttiva e distruttiva, ovvero positività versus negatività

Scritto da Luca Govoni | Pubblicato in Società e Psicologia | il 13-08-2013

Linguaggio distruttivoI più sensibili e riflessivi di voi avranno sicuramente notato come spesso le istituzioni, nonché i singoli particolarmente assuefatti allo stile di vita e di pensiero dominante, utilizzino perlopiù un linguaggio di tipo negativo, basato sulla trasmissione di messaggi distruttivi. Credo che l’essere umano sia portato per natura a dare più peso a ciò che percepisce come negativo e distruttivo, piuttosto che a tutto ciò che trasmette positività e speranza. Una persona che ci fa una cortesia inaspettata, per esempio facendoci passare davanti ad essa durante una coda alla cassa del supermercato o all’ufficio postale, viene dimenticata molto in fretta. Al contrario, quando qualcuno ci passa davanti o risponde maleducatamente ad una nostra domanda, il suo ricordo permane a lungo nella nostra memoria. Il che è paradossale, se ci pensiamo bene. L’essere umano si attende dal prossimo comportamenti positivi e costruttivi, ma al tempo stesso è portato per natura a dare molto più peso a quelli negativi. Quindi, tutti i comportamenti costruttivi sono destinati a svanire rapidamente dalla nostra memoria, mentre quelli negativi permangono a lungo.

Si tratta di una sorta di circolo vizioso, purtroppo. La negatività, per quanto male accettata dalla quasi totalità delle persone, impregna l’aria e permane dentro di noi. La positività, che quasi tutti noi ci attendiamo dal prossimo e dalla vita in generale, non lascia invece grandi segni, almeno parlando in termini assoluti. Diciamo che si tende a darla per scontata, sebbene non lo sia.

Cosa comporta questo? Ahinoi le istituzioni, che sono composte da esseri umani, non sono esenti da tale modo di fare. Infatti accade spesso che i messaggi lanciati da chi sta al potere siano di stampo distruttivo. Pensiamo per esempio alle multe. La multa è una punizione che subentra quando si infrange una legge. Legge che può essere più o meno sensata. La legge dice una cosa, e se tu ne fai una diversa, vieni punito. Il concetto è molto semplice e comprensibile dalla quasi totalità degli individui. Si tratta però di un modo d’agire basato sulla negatività. Tu fai qualcosa di negativo e vieni punito in maniera distruttiva. Tuttavia non esiste un corrispettivo costruttivo. Se tu rispetti la legge non ti viene dato alcun premio. Si tratta dunque di un sistema che funziona al negativo, dove si viene puniti quando si sbaglia, ma non si ottiene nulla di positivo quando ci si comporta nella maniera prevista.

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Le strade vietate alle moto!

Scritto da Luca Govoni | Pubblicato in Ingiustizie e Pregiudizi | il 31-07-2013

Divieto di transito discriminante nei confronti del motocicliViviamo purtroppo in un paese fatto così. Quando sorge un problema, qualsiasi problema,  la prima reazione è quella del rifiuto, del divieto, della limitazione della libertà personale. C’è una grossa differenza tra vietare e regolamentare, o anche solo tra vietare e controllare. In Italia, di solito, davanti ad una questione che richiede un intervento normativo o di prevenzione, scatta il divieto. Ne ho parlato in uno dei miei ultimi articoli a proposito della legge REER in Emilia Romagna, che di fatto intendeva vietare la bellezza di 5.000 km fra strade, carrarecce, tratturi e mulattiere ai mezzi motorizzati, pensando in questo modo di incentivare il turismo escursionistico a piedi. Fortunatamente c’è stata una forte mobilitazione collettiva che ha obbligato i firmatari della legge a riconsiderare il proprio operato!

Tra l’altro, personalmente, ho sempre ritenuto che il numero di leggi e di divieti esistenti in una nazione sia espressione diretta dell’incapacità dei suoi governanti di gestire la nazione stessa. Non a caso i paesi considerati più civili hanno generalmente meno leggi e divieti di quelli ritenuti meno civili.

Ma non sempre avviene questo. Anzi, solitamente i divieti vengono applicati nonostante siano di fatto estremamente limitanti della libertà personale e a volte persino anticostituzionali. È il caso dei divieti di transito rivolti esclusivamente ai motocicli, che nel nostro paese possono essere riscontrati in diverse regioni. A me è capitato di incappare in uno di questi divieti qualche settimana fa mentre percorrevo una strada del Trentino-Alto Adige. Chiaramente me ne sono infischiato e ho percorso l’itinerario che avevo in mente, anche perché non avrei saputo che altra strada prendere. Il problema è che il funzionario di turno può farci la multa se ci pizzica su una di queste strade. Qualsiasi altro veicolo può transitare, auto, camion, biciclette ecc, ma non i motocicli (compresi i ciclomotori)!

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